Fusioni e veleni, acciaieria ancora nell’occhio del ciclone

Patto Tk-Tata, Marini: valutare le prospettive per Ast e Terni, appello al Governo. Il M5S incalza: nessun investimento sulla città, ma intanto si amplia la discarica

Il patto dell’acciaio fra Thyssen Krupp e Tata Steel agita i ricordi neri della vertenza magnetico del 2004. A sollevare le maggiori perplessità, il peso che verrà assegnato al sito produttivo dell’Ast, le prospettive di sviluppo per il polo siderurgico ed il rischio che viale Brin venga lentamente smantellato, lasciando Terni e l’Umbria senza un cruciale tassello economico.

Summit a Palazzo Donini

Elementi di preoccupazione che la Regione dell’Umbria sta mettendo in fila in vista di un summit che, lunedì, metterà attorno ad un tavolo a Palazzo Donini il presidente della Provincia ed il sindaco di Terni, Lattanzi e Latini, i rappresentanti regionali, provinciali confederali, di stabilimento e di categoria delle organizzazioni sindacali interessate, oltre al vicepresidente della giunta regionale,  Fabio Paparelli.

La lettera a Di Maio

“L’avvenuta fusione dei due gruppi Tata e TK – riflette la presidente Catiuscia Marini - richiede un’attenta considerazione e valutazione circa le prospettive di Ast e del sito siderurgico di Terni ed alle possibili implicazioni ed evoluzioni che si determineranno in termini di competitività e strategicità del sito stesso”. L’attenzione dunque non sarà soltanto locale, ma deve assumere connotati nazionali. Per questo, la governatrice ha scritto al vicepremier e ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, sottoponendo così all’attenzione del Governo l’evoluzione della “questione Ast”. “Nel mese di settembre del 2017 – è il testo della missiva inviata a Di Maio - fra la Tata e la TK, è stato sottoscritto un Memorandum relativo alla fusione delle attività europee dei due gruppi nel settore dell’acciaio, escludendo le attività della Material Services, business unit di Thyssen Krupp, tra cui la controllata italiana Acciai Speciali Terni. Il completamento del percorso di fusione intervenuto nei giorni scorsi  determina con tutta evidenza un nuovo scenario rispetto agli assetti europei nella produzione dell’acciaio e richiede una attenta considerazione e valutazione delle prospettive di AST e del sito siderurgico di Terni anche alla luce dei contenuti dell’Accordo sottoscritto presso il  Ministero dello Sviluppo Economico il 3 dicembre 2014 ed alle possibili implicazioni ed evoluzioni che si determineranno in termini di competitività e strategicità del sito stesso. In questa delicata fase – conclude la lettera della presidente Marini -, occorre dare seguito al piano di rilancio industriale, scongiurando qualsiasi ipotesi di ridimensionamento delle acciaierie di Terni, del loro ruolo strategico nazionale ed internazionale, nel settore della produzione degli acciai speciali a vantaggio di altre realtà produttive europee e mondiali”.

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Questione ‘avvelenata’

Il dibattito sul futuro di Ast ha però, inevitabilmente, una sua coda polemica, innescata dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati, anche lui intenzionato a sottoporre all’attenzione dell’esecutivo la vicenda di Ast. “La Thyssen Krupp ha abbandonato da tempo qualsiasi volontà di investire nel territorio. L'amministratore delegato Massimiliano Burelli, gli stessi vertici dalla Germania, pur non avendo tuttora aperto la relativa procedura, hanno dichiarato di voler mettere in vendita Ast, il sito produttivo di Terni, escludendolo anche dal perimetro della fusione con Tata”, sottolinea il capogruppo 5 Stelle in consiglio regionale, aggiungendo che “la stessa gravissima situazione ambientale, certificata da Arpa e figlia di impianti più che logori, rivela ancor più smaccatamente e da anni un disegno chiaro da parte dei tedeschi, per lustri privi di contraltare politico statuale e locale, potendo fare sempre quel che volevano, tanto che la Regione ha appena consentito loro un ulteriore allargamento della famigerata discarica siderurgica di vocabolo Valle, pur trattandosi di una bomba ecologica arcinota a livello nazionale per i suoi laghetti al cromoesavalente”. Nel mirino di Liberati rimarca l’allargamento della discarica che “avviene ad appena un chilometro dalla pregevolissima cascata delle Marmore, visitata ogni anno da circa mezzo milione di persone. Se solo ci fosse stato un magistrato autenticamente rispettoso del proprio munus e degli esposti dei lavoratori e dei cittadini, la discarica sarebbe sotto sequestro giudiziario da tempo e, comunque, non ampliata, come si fa oggi, visto che nemmeno è stata più aggiornata la procedura di V.I.A., ferma addirittura al 2005, guarda caso appena prima che emergesse l'estrema gravità della situazione”. Liberati annuncia dunque di voler inviare cospicua documentazione al ministro dello sviluppo economico, Luigi Di Maio, e al nuovo ministro dell’ambiente, Sergio Costa, affinché Thyssen adotti de jure le misure necessarie a proteggere lavoratori e cittadini”.

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