La messa è finita, ternani in “fuga” dalle chiese: spariti migliaia di fedeli

In Umbria oltre 200mila persone non frequentano mai un luogo di culto e sono molte di più di chi invece partecipa alle celebrazioni religiose. La situazione nella regione e nel resto d’Italia

Foto da internet

Nel 2018, per la prima volta da sempre, in Italia il numero delle persone oltre i 6 anni che frequentano a scopi religiosi un luogo di culto almeno una volta a settimana viene superato da coloro che invece non lo frequentano mai. È il segno eloquente di un potente processo di secolarizzazione avvenuto negli ultimi decenni e che, come evidenziano i dati elaborati nel rapporto curato da Mediacom043 – diretta da Giuseppe Castellini - è proceduto inesorabile dal 2001 al 2018.

Nel 2001 in Italia frequentava un luogo di culto il 36,4% della popolazione sopra i 6 anni d’età, a fronte del 15,9% che non lo frequentava mai. La forbice a favore di coloro che frequentavano almeno una volta a settimana un luogo di culto era quindi di 20,5 punti percentuali. Forbice che nel periodo considerato si stringe costantemente negli anni e nel 2018 avviene la svolta: i frequentanti (almeno una volta a settimana) sono scesi al 24,9% (dal 36,4% del 2001, con un calo di 11,5 punti percentuali), mentre gli italiani che non frequentano mai un luogo di culto sono saliti al 25,6% (dal 15,9% del 2001, quindi con un aumento di 9,7 punti percentuali) della popolazione. In altre parole, i secondi hanno superato i primi.

In valori assoluti, in Italia nel 2001 i frequentanti almeno una volta a settimana erano 19,475 milioni, scesi via via a 14,264 milioni nel 2018, con una perdita di 5,211 milioni di persone, mentre coloro che non frequentano mai è salito nello stesso periodo da 8,508 a 14,67 milioni (+6,162 milioni di persone).

La svolta, ossia il superamenti del numero di coloro che non frequentano mai un luogo di culto rispetto al numero di coloro che lo frequentano almeno una volta a settimana, è avvenuta in Umbria nel 2016, due anni prima del dato italiano. E l’indifferentismo religioso nella regione ha continuano ad allargarsi velocemente: nel 2018 gli umbri che almeno una volta a settimana frequentavano un luogo di culto erano il 21,1% (si tratta di 177mila persone) della popolazione oltre i sei anni d’età, i mai frequentanti il 26% (218mila persone). In altre parole, i mai frequentanti superano di 41mila unità i frequentanti. In entrambi i casi, sia sul calo dei frequentanti che del boom di non frequentanti, i dati umbri sono superiori alla media nazionale.

Guardando all’arco considerato dal Rapporto Mediacom043, tra il 2001 e il 2018 la percentuale sul totale della popolazione di coloro che frequentano almeno una volta a settimana è scesa in Umbria dal 29,7% al 21,1% (-8,6 punti percentuali), mentre coloro che non frequentano mai sono passati dal 15,6% al 26% (+10,4 punti percentuali). In altre parole, il saldo tra frequentanti e mai frequentanti è passato in Umbria, tra 2001 e 2018, da +14,1 a -4,9 punti percentuali.

Il risultato è che, nel 2018, l’Umbria è, tra le 20 regioni italiane, la quattordicesima per partecipazione religiosa e la decima per percentuale di popolazione che non frequenta mai luoghi di culto.

Per quanto concerne l’avanzare della secolarizzazione nelle altre regioni italiane, il calo più forte dei frequentanti lo mostra il Piemonte (-42,2%), quindi Molise (-42%), Veneto (-39,1%), la Provincia di Trento (-35,5%) e la Valle d’Aosta (-33.3%). Le flessioni meno forti avvengono invece in Lazio (-3,3%), Emilia Romagna (-13,3%) e Calabria (-18,2%).

Sul fronte dell’aumento di coloro che non frequentano mai la prima regione è la Valle d’Aosta (+127,8%), seguita da Abruzzo (+157,7%), Sicilia (+107,5%) e Molise (+107,4%).

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