Coronavirus, qualche proposta per ripartire dopo l’emergenza: l’esempio di Todi

Superato l’impatto sanitario del Covid19, sarà necessario rimettere in moto l’economia. Ecco le idee che sta mettendo in campo la città di Jacopone

Primum vivere. Deinde, ricostruire. C’è un anziano frate che da anni vive in un antico convento nell’Amerino che dice di non ricordare, a sua memoria, una situazione drammatica come quella che si sta vivendo in queste settimane di emergenza Coronavirus. Le chiese vuote, la messa senza fedeli. E poi, allargando un po’ lo sguardo, le strade deserte, la quarantena estesa a tutti, le zone rosse. Negozi chiusi, fabbriche che si svuotano, vetrine spente, bar e ristoranti desolati.

Certo, l’urgenza oggi è quella di contenere la pandemia ed evitare che il numero di contagiati mandi in tilt il sistema sanitario. Ma quando (e se) questa situazione sarà tornata dentro ad una cornice di normalità, o quasi, sarà il momento di ricostruire.

Mauro Franceschini, presidente di Confartigianato Terni, parla proprio di ricostruzione, accostando il Covid19 al terremoto. E sottolineando una differenza sostanziale. Se il terremoto tocca una zona, un’area comunque circoscritta, per quanto estesa possa essere, il Coronavirus è un’emergenza globale. Toccherà tutti. E toccherà a tutti l’onere di ricostruire le macerie lasciate da questo virus.

La presidente della Regione Umbria, Donatella Tesei, e poi gli esperti di Agenzia Umbria Ricerche hanno cercato di dare un contorno all’impatto che questa situazione avrà sul sistema economico (e sociale) della regione. Il virus lascerà una ferita da un miliardo di euro. Un buco profondissimo dentro al quale il sistema produttivo regionale – già colpito oltremisura dagli effetti devastanti della crisi post 2008 – rischia di restare imprigionato con conseguenze sociali devastanti.

Una recentissima indagine condotta da Bva Doxa a livello nazionale, rileva che solo un imprenditore su tre ritiene che ci potrà essere una ripresa efficace dal terremoto Coronavirus. Gli altri, vedono un futuro piuttosto nero. Nonostante le misure che il governo nazionale potrebbe prendere. I 3,5 miliardi stanziati per finanziare la cassa integrazione straordinaria rischiano di lasciare in molti a bocca asciutta, soprattutto perché le misure sono state disegnate prima che l’ultimo decreto del Governo decidesse il blocco di moltissime attività. I 600 euro destinati agli autonomi rischiano di essere una goccia utile a stemperare l’urgenza, senza però avere una reale efficacia nel lungo periodo. Difficile poi immaginare che si possa procedere con manovre di questa entità e che, soprattutto, l’Italia riesca ad ammortizzarne il peso nei mesi a venire. Serve, insomma, un provvedimento globale. Perché, appunto, l’emergenza Coronavirus è globale. Serve un “piano Marshall”.

Però, c’è anche un però. Perché se è vero che questo immenso caos va gestito a livello globale, con investimenti e risorse immense per evitare un collasso economico planetario, è altrettanto vero che qualche segnale può arrivare dal basso.

antonino ruggiano-2Più o meno dall’inizio della fase critica dell’emergenza, il sindaco di Todi, Antonino Ruggiano, attraverso la pagina facebook del Comune fa delle dirette quotidiane durante le quali spiega la situazione sanitaria del territorio, le azioni operative della protezione civile, quello che succede nell’ospedale della Media valle del Tevere, diventato centro per la gestione Covid19.

Fino ad ora siamo stati in difesa”, ha detto nella diretta di oggi, 25 marzo. “Ora è arrivato il tempo di pensare a ricostruire”. Anche Ruggiano ha usato questo termine e indicato due cose – concrete – che il Comune farà per venire incontro alle esigenze del territorio.  E alla sua ricostruzione.

Va premesso un fatto: nelle primissime ore dell’emergenza, l’assessorato alle politiche scolastiche aveva deliberato la sospensione delle rette per la mensa scolastica, il trasporto scolastico e la frequenza del nido comunale, proprio con l’obiettivo di dare un segnale – piccolo ma tangibile – di sostegno alle famiglie.

Oggi Ruggiano ha annunciato che il Comune non chiederà l’affitto per gli immobili di proprietà comunale per i mesi di marzo, aprile e maggio. Si tratta di una decina o poco più di immobili, che ospitano attività commerciali e che si trovano, per lo più, nel centro storico della città di Jacopone.

Ed ha poi anticipato l’intenzione di accelerare sul fronte dei lavori pubblici. Cercando sbloccare interventi di un certo valore e di provare a fare in modo che per i cantieri più piccoli – pur nel rispetto di regole, leggi e così via – possano essere chiamate imprese locali.

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Poco, sicuramente. Perché di fronte ad un terremoto globale, qualche centinaio di migliaia di euro, sono briciole. Mettendo in fila una briciola dietro l’altra, qualcuno però è riuscito a salvarsi.        

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