Famiglie giovani, con figli e un lavoro che non basta più: ecco chi sono i “nuovi” poveri dell’Umbria

In gravissima difficoltà oltre cinquantamila nuclei: il 70% delle richieste di aiuto ai servizi sociali provengono dagli italiani. Il Rapporto di Aur: elevata ereditarietà della condizione sociale che rischia di condannare i bambini a un futuro di disagi

Giovani, con figli e un lavoro precario. Non necessariamente stranieri. Anzi. È questa la descrizione della povertà in Umbria che attanaglia oltre 50mila famiglie, ossia oltre il 14% del totale. Per una dimensione che cresce di quasi due punti percentuali rispetto ai dati dello scorso anno.

Il sesto Rapporto sulle povertà in Umbria realizzato dall’Agenzia Umbria Ricerche in collaborazione con l’Osservatorio sulle povertà della Regione Umbria e presentato a Palazzo Donini fotografa una situazione che, secondo il presidente della Regione, Fabio Paparelli, “ha profondamente cambiato in pochissimi anni la comunità umbra”.

I dati

Undici famiglie su cento con capofamiglia occupato sono assolutamente povere e nel corso degli anni il reddito medio dei giovani, prima più elevato rispetto agli anziani, è andato progressivamente assottigliandosi fino ad essere, a causa della bassa qualità e della precarietà del lavoro, inferiore del 20%. Dramma nel dramma, l’ascensore sociale si è inesorabilmente arrestato: l’elevata ereditarietà della condizione sociale tra generazioni rischia infatti di condannare i bambini in povertà a una vita di vulnerabilità e disagio. La povertà educativa rappresenta una pesante ipoteca per il futuro in quanto acuisce gli squilibri demografici, limita la coesione sociale e le potenzialità di sviluppo, impoverisce il tessuto culturale.
La povertà aumenta al crescere della dimensione familiare, soprattutto in presenza di figli. È più elevata nel caso di giovani, stranieri o con un’occupazione precaria. Le famiglie che in Umbria vivono in una condizione di povertà sono per lo più giovani, con figli e talvolta con un lavoro. Una quota significativa di esse è composta da stranieri e costituisce, probabilmente, la porzione di quelle che versano in una condizione di maggiore disagio. Molti sono gli italiani in grave difficoltà che si rivolgono ai servizi sociali ed ai presidi pubblici costituiti in Umbria da oltre 70 uffici di cittadinanza e punti di contatto. Il 70% di coloro che si rivolgono ai servizi sociali per necessità stringenti sono italiani, prevalentemente tra i 45 e 65 anni, poco scolarizzati, disoccupati e prevalentemente donne. Gli stranieri in gravi difficoltà intercettati dai servizi sociali sono per la maggior parte madri, tra i 31 e i 45 anni, senza lavoro e con basso livello di istruzione.

L’analisi

“In particolare – rileva il presidente Paparelli – dilaga la povertà dei giovani e dei bambini e la povertà educativa è il risultato e l’innesco di privazioni che travolgono le famiglie e minano il potenziale di sviluppo innovativo di una comunità sociale ed economica”.

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