Patto dell’acciaio Tk-Tata, i dubbi dell’Usb: nessun dorma

Il sindacato mette in guardia: circolano già voci sui possibili acquirenti di viale Brin, Ast deve diventare di interesse nazionale

“Non vorremmo che eventi come quelli del 2004, che portarono alla perdita della produzione nazionale del lamierino magnetico, possano riguardare ancora il futuro del sito ternano”. Il futuro di Ast tiene banco nel dibattito politico ed economico di Terni. All’allerta delle istituzioni si accompagna l’attenzione con cui il mondo sindacale guarda alle possibili conseguenze che il patto dell’acciaio, sottoscritto da ThyssenKrupp e Tata Steel, potrebbe avere sugli stabilimenti di viale Brin.

Inutile a dirlo, gli spettri che si agitano sono quelli che rimandano alla ‘vertenza magnetico’ del 2004 e ai rischi che una riorganizzazione internazionale del settore acciaio abbia ripercussioni pesanti su Ast, su Terni e sull’Umbria.

“A poche ore dalla notizia dell'avvenuta joint-venture – scrive la federazione provinciale dell’Usb di Terni - è cominciato il rimbalzo di voci circa i possibili acquirenti dell'intera business units di material services della TK, all’interno della quale è inserito lo stabilimento di viale Brin. L’Unione sindacale di base non accetterà mai che Terni continui ad essere vittima degli interessi tedeschi e si opporrà con forza e determinazione ad ulteriori scelte scellerate che comporteranno ulteriori ridimensionamenti del sito siderurgico ternano”.

Evidente è che le mosse di Tk e Tata si riflettono su un contesto globale, all’interno del quale è in atto una riorganizzazione delle produzioni siderurgiche, che “impone delle scelte completamente diverse da quelle assunte in passato e che hanno avuto il solo merito di imporre tagli salariali ed occupazionali. In questo scenario, deve essere fortemente messo in discussione il ruolo dell’Unione europea – sostiene l’Usb - vero attore della riorganizzazione su scala continentale del settore siderurgico e che tende con evidenza a privilegiare il centro economico tedesco a discapito delle periferie produttive, come l’Italia”.

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Ma per far arrivare la voce di Terni fino a Bruxelles, è prima necessario che sia attivato un tavolo ministeriale, “poiché Ast Terni deve diventare immediatamente una questione nazionale. È ormai evidente come l’intero comparto della siderurgia ex pubblica, sia messa a rischio e pertanto il nuovo governo nazionale dovrà operare nella direzione della salvaguardia delle produzioni e dei livelli occupazionali, favorendo politiche di rilancio produttivo che sappiano partire dall'ambientalizzazione delle produzioni. Solo una politica di nazionalizzazione di tale comparto potrà garantire il futuro degli stabilimenti siderurgici italiani, la loro diversificazione produttiva ed il loro rilancio sul mercato. Per Usb, la salvaguardia della produzione di acciaio e in particolar modo dell’acciaio inossidabile, significa agire in direzione del consolidamento dell'intera industria italiana”.

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