Il “Te Deum” del vescovo: culle vuote, giovani senza lavoro e un “vento contrario all’umana pietà”

Padre Piemontese alla messa di fine anno ha espresso “preoccupazione per un inverno demografico foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi”

 “La celebrazione di fine anno è l’occasione per dire il nostro personale e comunitario grazie a Dio per l'anno appena trascorso e per quanto vissuto in ambito religioso, civile e sociale. Un momento nel quale si intrecciano memoria, ringraziamento, invocazione per l’anno nuovo, nel nome di Maria Madre di Dio”.

Questo lo spirito con cui padre Giuseppe Piemontese, vescovo di Terni Narni Amelia, ha celebrato la solenne messa di ringraziamento di fine anno con il canto dell’antico inno del “Te Deum”. Alla celebrazione erano presenti i canonici della Cattedrale di Terni, il sindaco di Terni Leonardo Latini, Walter Pennestrì della Prefettura di Terni, il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Flamini, Chiara Pellegrini direttrice della Casa Circondariale di Terni, cavalieri e dame del Santo Sepolcro di Gerusalemme, i rappresentanti delle autorità militari e il gonfalone del Comune di Terni e della Provincia.

Numerosi i punti toccati dal presule durante l’omelia, spaziando dai temi di grande attualità nazionale ed internazionale, fino a contenuti più aderenti alla realtà locale, senza dimenticare richiami alla “evangelizzazione” e agli impegni di “carità nelle parrocchie della diocesi”.

te_deum_2019_piemontese_vescovo (1)-2La “fotografia” di Terni

Piemontese ha rivolto alla nuova amministrazione comunale l’augurio di “ogni successo nel governo della città, nell’interesse di tutti i cittadini di qualunque appartenenza politica, in primis delle persone bisognose, dei poveri, degli immigrati. Vorrei sottolineare la preoccupazione, a livello nazionale e locale, per un inverno demografico foriero di sterilità generalizzata e dell’avvento di una società di vecchi. La disoccupazione – ha sottolineato Piemontese - specie quella giovanile, tende ad accelerare tale fenomeno perché spinge i giovani ad emigrare. Inoltre, desta preoccupazione la tendenza a rinchiudersi nel recinto sicuro del benessere privato, che mette al bando in maniera irrazionale la tradizionale solidarietà del nostro popolo e perfino il dialogo e la relazione con vicini e estranei. Il tema dell’accoglienza e dell’integrazione dei migranti e dei richiedenti asilo, purtroppo non governato in maniera adeguata, sta diventando fortemente divisivo sia per la complessità della sua conduzione sia per la violenza di un vento decisamente contrario alla umana pietà e anche ad una ragionevole soluzione”.

Calamità naturali e la crisi globale

Nell’omelia molti sono stati i riferimenti del vescovo a quanto accaduto in ambito politico, sociale nell’anno trascorso “che hanno inciso un segno indelebile e che influiranno nel futuro della nostra storia personale, della società e della Chiesa”, dalle catastrofi, disgrazie a livello globale causate dagli sconvolgimenti climatici, alluvioni, terremoti, alle guerre, migrazioni forzate, politiche minacciose di potenze e prepotenze a livello mondiale e locale che hanno portato sofferenza di singole persone, famiglie e comunità.

“Anche in Italia, i cittadini dovrebbero essere convocati e indotti ad una riflessione seria - ha detto il vescovo - sia sulle ricorrenti calamità a causa di terremoti, dissesti provocati da condizioni climatiche eccezionali avverse, disgrazie causate da incuria, superficialità e disonestà umana, sia per le forme di illegalità di lieve e di grave entità. L’evento politico e sociale più importante dell’anno sono state senza dubbio le elezioni politiche l’avvio del nuovo governo nazionale, dalle scelte incerte e fortemente osteggiate da una parte dei cittadini”.

L’anno trascorso

“Motivi di riflessione e di gratitudine per la nostra diocesi sono la visita pastorale, che ci ha accompagnato per tutto l’anno, il sinodo dei vescovi sui giovani, l’impegno di evangelizzazione e di carità delle parrocchie, delle associazioni e della diocesi attraverso le molteplici iniziative di carità, di attenzione ai poveri, alle famiglie, ai migranti e richiedenti asilo; attraverso le iniziative culturali e formative promosse dall’Istess, dall’Istituto Leonino, dall’Azione cattolica. Ognuno potrebbe richiamare ragioni di gratitudine e di speranza. Vogliamo insieme ringraziare il Signore per ogni persona che vive tra noi. Vogliamo pregare per i governanti, gli amministratori, per la serena convivenza civile, per la pace nelle nostre famiglie e nelle nostre città, che il volto del Signore brilli sul volto di ogni persona, a qualunque popolo appartenga, di qualunque colore esso sia e qualunque religione professi”.

La giornata per la pace

Il vescovo ha quindi rivolto un pensiero per la giornata di oggi, primo gennaio, in cui la Chiesa cattolica celebra la 52esima giornata per la pace dal tema: “La buona politica è al servizio della pace” che offre “suggerimenti ai cristiani e ai politici sull’impegno a servire la pace, sui vizi da superare e sulle virtù da acquisire per favorire lo sviluppo di una società locale e globale di pace”.

Il nuovo anno

“Questo nuovo tempo vogliamo porre appunto sotto la benedizione di Dio, perché conceda pienezza di vita, abbondanza di figli, fertilità dei beni fisici, materiali, culturali, morali e spirituali. La benedizione è anche quella che ognuno di noi pronunzia sulle persone, quelle familiari, ma anche estranee o addirittura nemiche. L’augurio perché Dio conceda beni spirituali e materiali, compreso il ravvedimento, la conversione e il perdono è conforme ai disegni di Dio e arricchisce l’animo e il cuore di chi pronunzia la benedizione. Generalmente si chiede ai sacerdoti di benedire il popolo o le singole persone: essi sono incaricati da Dio di custodire e di invocare il bene, specie il bene della vita, della fecondità per gli uomini, creature di Dio, la pace”.

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