Molestie sul luogo di lavoro: le donne non denunciano, neanche a Terni

Nel 2018, nella città dell'acciaio 101 madri hanno lasciato l'occupazione dopo la gravidanza. La consigliera di pari opportunità, Maria Teresa Di Lernia: “I numeri sono drammatici, ma il problema rimane un tabù”

I numeri parlano chiaro: il 43% delle donne ha subìto molestie sul luogo di lavoro ma, di queste, sono pochissime a denunciare il problema, scegliendo piuttosto di chiudersi in se stesse.
E anche a Terni, i timori legati a un mondo lavorativo precario e senza certezza, spingono le donne a non rivolgersi a chi di dovere per far fronte ad abusi e vessazioni.

Ne è convinta la consigliera di pari opportunità della Provincia di Terni, Maria Teresa di Lernia, che ieri ha aperto presso la Casa delle Donne, insieme alla consigliera Ivana Bouché, la presentazione dell’indagine “Portiamo la donna in prima pagina”, in cui la giornalista Chiara Damiani si è soffermata sulle discriminazioni di genere sul lavoro, sulla rassegna stampa relativa a questa tematica e sull’analisi del linguaggio dei media nella rappresentazione dell’immagine femminile.

La situazione a Terni

Ed anche quello che accade a Terni sembra confermare che, ancora oggi, parlare delle molestie sul lavoro sia un tabù: “Questo è evidente - afferma Di Lernia - analizzando i dati riferiti alla nostra città: lo scorso anno le donne che si sono rivolte a noi per richiedere tutela sono state pochissime. Solo sette, e per questioni collettive, riferite all’impossibilità di ottenere progressioni di carriera. Ma non credo proprio che questo numero sia legato al fatto che Terni sia un’isola felice”. Il riferimento è a un altro dato: “Nel 2018 - afferma ancora la consigliera - sono state ben 101 le lavoratrici madri che hanno presentato domanda di cessazione di lavoro. Gli ultimi dati nazionali parlano di 19mila madri che si dimettono per motivi famigliari. Crediamo che dietro questi numeri ci siano anche molte donne che si licenziano per problemi che vanno oltre la gestione della casa e della famiglia, ma non se ne parla”.

I dati

La posizione della consigliera di pari opportunità si può meglio comprendere esaminando i dati dell’ultima indagine condotta dall’Istat “Le molestie e i ricatti sessuali sul lavoro” relativa agli anni 2015/2016 che “rivelano una prima verità: quando una donna subisce una discriminazione sul lavoro o una molestia, non la racconta a nessuno, per paura delle conseguenze, per timore di non essere creduta o di perdere il posto di lavoro”, sottolinea Chiara Damiani nella sua indagine. Quando una donna subisce un ricatto sessuale sul lavoro, infatti, nell’80,9% dei casi non ne parla con nessuno nel contesto lavorativo. Solo il 15,8% di coloro che hanno subito molestie nel corso della vita ha raccontato la sua esperienza e ne ha parlato con i colleghi (8,2%), datore di lavoro (4,1%), con i dirigenti nel posto di lavoro 3,3%, con i sindacati (1%).
Di questo, i media ancora parlano poco: “L’analisi - continua Chiara Damiani - si concentra sull’uso degli stereotipi, rassicuranti e prevedibili ma non aderenti alla realtà dei fatti, stereotipi che infarciscono numerosi articoli sia sui quotidiani sia nell’informazione on line, che privilegiano i corpi e castigano l’intelletto delle donne. Si parla poco di discriminazione sul lavoro perché il fenomeno resta sommerso, non ci sono molti casi di cronaca disponibili da cui partire, ma non è tutto, ovviamente".  

Alla presentazione hanno partecipato la presidente dell’Associazione Terni Donne Paola Gigante che ha ricordato come “le discriminazioni sui luoghi di lavoro colpiscono per le più le donne, basti pensare al gap salariale frutto di uno dei più difficili stereotipi di genere da scardinare. Alle discriminazioni si aggiungono, le molestie, le umiliazioni e le violenze, come tutto ciò viene affrontato dai media è quello che abbiamo voluto proporre alla cittadinanza con questo incontro pubblico”.

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Non è voluta mancare alla presentazione la giornalista esperta di diritti umani, membro della Cpo dell’Ordine dei giornalisti Luisa Betti Dakli: “Quello delle molestie sul lavoro è ancora un tabù, perché se è vero che i media si occupano sempre di più di violenza maschile sulle donne parlando di femminicidio, quello delle molestie, e della discriminazione sul lavoro rimane un ambito ancora poco narrato e questo per ragioni prettamente culturali, in quanto il lavoro è un ambito in cui il potere maschile gioca in un modo che per molti è ancora nell’ambito di comportamenti normali, dove le molestie non vengono addirittura spesso neanche riconosciute”.

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