Immigrati, il buco nero dell’accoglienza: “Spese senza giustificativi e personale con scarse competenze”

Sprar di Terni, Fiorini va all’attacco: "Abbiamo analizzato tremila pagine di documenti, ecco le criticità rilevate dal ministero"

Tremila pagine di documenti, due anni di fatture, conti, cifre, spese. E conti che non tornano. Con una precisazione: “Il problema non è l’accoglienza, ma come viene gestita”.

“Abbiamo voluto riavvolgere il nastro sul progetto Sprar (Sistema di protezione per i richiedenti asilo e i rifugiati) di Terni relativo alle annualità 2014-2016”, dice Emanuele Fiorini, consigliere comunale e regionale ex Lega e ora transitato al gruppo misto. Con l’obiettivo di raccogliere documenti e ricostruire come sono state impiegate le risorse assegnate alla città dell’acciaio per l’accoglienza di migranti, minori non accompagnati e persone con disagio mentale. E anche di capire se esiste un “collegamento” tra Terni e Narni, il cui sistema Sprar è già stato oggetto di approfondimenti da parte dello stesso Fiorini.

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Mettere insieme le tessere sembra non sia stato per niente facile. “Ho finito di ricevere i documenti meno di un mese fa”. E il quadro che emerge dalle carte fa sorgere più di un dubbio. “Abbiamo scoperto che ad esempio è stata comprata una stampante a servizio degli ‘ordinari’ pagata 5.500 euro. Poco dopo ne è stata comprata un’altra, per le persone con disagio mentale, costata 3.700 euro”.

Ma dalla contabilità è stato possibile ricostruire anche che in un anno sono stati spesi circa “85mila euro per i canoni di affitto per 30 persone”, circa 7mila euro al mese.

Il problema più volte rilevato da Fiorini si appunta sulla difficoltà di accedere ai documenti e sul fatto che spesso, questi, siano mancanti. “Mancano giustificativi di spesa, fatture, buste paga. Ma allora, come è stato possibile preparare i rendiconti se neanche il Comune di Terni, deputato al controllo, non aveva le carte necessarie?”.

Come accade ad esempio per un incremento di spesa di circa 200mila euro relativo ad un aumento di posti disponibili, di cui lo Sprar centrale chiede conto a Palazzo, senza però riuscire ad avere risposta. Fino a quando spunta una mail del nuovo dirigente di Palazzo Spada che, specificando di essere entrato in servizio il primo novembre del 2018 e dunque non essendo responsabile di quanto accaduto prima, della necessità di dovere “far fronte alla crescente emergenza sbarchi” senza però fornire il giustificativo relativo a più di 250mila euro di spesa.

Una “mancanza particolarmente grave” viene evidenziata dal ministero ed è quella relativa al “personale senza competenze” che costa però poco meno di 380mila per un anno a fronte di una media di trenta persone da assistere mensilmente. Mille euro per ognuno.

Criticità che vengono ripetute dal ministero, accompagnando la richiesta di “chiarimenti” in relazione al ruolo nell’Ati a cui è stata affidata la gestione dello Sprar (composta da Associazione San Martino e Arci) di due cooperative che hanno ricevuto circa 350mila euro nel triennio per attività di consulenza. Una, in particolare, per la gestione del disagio mentale: in media due o tre persone al mese, ad un costo che sfiora i diecimila euro al mese. “Il problema – ripete Fiorini – non è l’accoglienza. Ma come viene gestita”.        

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