Coronavirus, il “festival” del contagio: da Orvieto casi in diverse parti d’Italia

Episodi di positività tra i partecipanti ad una importante manifestazione che si è tenuta a fine febbraio nella città della Rupe. Così è scattata la rete dei controlli

Orvieto è la quarta città in Umbria per numero di contagi da Coronavirus. Secondo il bollettino diffuso quotidianamente dalla Regione dell’Umbria, alla mezzanotte del 19 marzo, nella città della Rupe risultano 17 persone positiva a Covid19. Due i decessi: una donna ed un uomo, entrambi ultraottantenni.

Per almeno due di queste persone, il contagio sembra essere riconducibile ad una importante manifestazione che si è tenuta al teatro Mancinelli alla fine dello scorso mese di febbraio, mentre l’Italia cominciava a fare i conti con l’epidemia da Coronavirus ma ancora non erano entrati in vigore i provvedimenti che avrebbero esteso la zona rossa a tutta la penisola.

È l'11 marzo quando un comunicato dell’amministrazione comunale annuncia il secondo caso di contagio da Covid19 ad Orvieto: “Il cittadino residente si trovava già in isolamento fiduciario dai primi giorni di marzo presso il proprio domicilio. La fonte di trasmissione - fa sapere una nota emessa dall'amministrazione comunale - è esterna al territorio regionale. La situazione è monitorata dal servizio sanitario che ha attivato tutte le procedure previste. Si tratta del secondo caso di persona positiva al Covid19 registrato nel Comune di Orvieto”.

La fonte di trasmissione sarebbe stata il festival in questione al quale partecipavano persone provenienti da diverse zone d’Italia, compresi Veneto e Lombardia. Dal primo contagio, il virus è passato alla madre dell’uomo che, dopo un passaggio al pronto soccorso di Amelia, venne ricoverata in gravi condizioni all’ospedale di Terni dove – dopo qualche giorno – è morta.

La rete dei controlli si era allo stesso tempo attivata. Dopo il primo caso, infatti, Comune di Orvieto e organizzatori del festival hanno fornito al Dipartimento di prevenzione ed igiene della Usl Umbria 2 e al distretto sanitario di Orvieto una lista con 25 nomi di partecipanti al festival. A quei nomi, si sono aggiunte le persone della cerchia famigliare e dei contatti che i contagiati avevano incontrato nei giorni precedenti al riscontro della positività.

Questo però non ha impedito al festival di diventare una sorta di “focolaio” del virus: il contagio si sarebbe infatti esteso ad alcune province del Lazio e della Toscana, nonostante le rispettive Asl di residenza avessero avuto la lista dei nomi potenzialmente a rischio che poi, alla prova dei tamponi, si sono rivelati infetti, con diversi casi che da Orvieto hanno poi toccato tanti altri punti della Penisola.

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La testimonianza

Gaetano Del Greco, la prima vittima cassinate del Coronavirus, potrebbe aver contratto la polmonite virale ad Orvieto dove, insieme ai suoi compagni di ballo, ha partecipato al festival.
“La morte di Gaetano poteva essere evitata - racconta a Frosinonetoday uno dei partecipanti al festival che si è messo in quarantena volontaria al presentarsi di alcuni, lievi sintomi - Eravamo tanti in quel teatro ma nessuno dopo ci ha detto che era stato fornito alla Asl l'elenco dei partecipanti. Avremmo subito capito che forse era il caso di prendere degli accorgimenti. Gaetano era scrupoloso, attento e lui stesso più volte ci aveva spiegato durante le lezioni quali accorgimenti prendere per evitare il contagio. E per ironia della sorte lui è poi morto. Quello che non riesco a capire è un’altra cosa fondamentale: dal momento in cui una persona che ha partecipato all’evento è risultata positiva al tampone e la madre, anziana e malata, è morta, perché noi che abbiamo partecipato al festival non siamo stati contattati dalla Asl di Orvieto o da quella nostrana? Possibile che nessuno ha chiesto ai famigliari di Gaetano se fosse entrato in contatto con persone provenienti dal Nord Italia? A quel festival eravamo tanti e soprattutto molti erano giovani e quindi possono aver contratto il virus in maniera asintomatica. Questo vuol dire che a loro volta possono aver involontariamente trasmesso il coronavirus a tutti quelli che hanno incontrato, parlato, stretto la mano. Inaccettabile”.

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