Coronavirus, scoppia l’emergenza della povertà: i Comuni del Ternano cominciano a raccogliere pacchi alimentari

Da Arrone a Giove, così le amministrazioni cercano di andare incontro alle famiglie in difficoltà. La “piaga” del lavoro sommerso. Ecco come funzioneranno i buoni spesa del Governo: ticket da 10 euro per chi non ce la fa

L’emergenza sanitaria diventa urgenza economica. E rischia di accendere la miccia di una “bomba” sociale. Mentre dai numeri, almeno per l’Umbria, sembra arrivare qualche buona notizia sulla diffusione del Covid19, il problema che sta emergendo con il suo potenziale carico esplosivo è quello legato alle condizioni economiche delle famiglie.

L’assenza di lavoro dovuta alla quarantena sta infatti accrescendo le difficoltà di moltissime persone su tutto il territorio regionale, già piagato dagli effetti della crisi post 2018 e dove – si stima – almeno 55mila nuclei vivano in condizioni di povertà.

La piaga del sommerso

Negozi chiusi, fabbriche ferme, bar e ristoranti desolati sono solo la superficie di una crisi che travolge – anzitutto – il popolo delle partite iva. Professionisti, artigiani, commercianti, pubblici esercenti che rappresentano la spina dorsale del motore economico della città dell’acciaio, dell’Umbria e dell’Italia, ma che ad oggi si trovano di fronte ad una prospettiva molto più che incerta. Accanto a loro, c’è una enorme platea composta da chi vive nel mondo del “sommerso”. Migliaia di lavoratori in ero che oggi non hanno in mano nulla. Secondo una recente elaborazione della Cgia di Mestre sulla base di dati Istat, in Umbria gli occupati non regolari sono oltre 48.000. Dopo le regioni del sud ed il Lazio, il cuore verde d’Italia è una delle realtà con il tasso di irregolarità più alto (13,1%) ed il lavoro nero genera un fatturato annuo superiore al miliardo di euro.

Il piano del Governo: i buoni spesa

La questione è sul tavolo del Governo. Il premier Giuseppe Conte ha annunciato un fondo da 400 milioni di euro da destinare ai comuni per fronteggiare – almeno in parte – le esigenze più immediate di chi non ce la fa.
Nel nuovo Dpcm - decreto del presidente del consiglio dei ministri - firmato da Conte, secondo quanto si legge in una bozza circolata ieri, ci sono dunque “misure straordinarie e urgenti per fronteggiare l'emergenza alimentare”. Oltre all'anticipo del Fondo di solidarietà comunale, pari a 4,3 miliardi, saranno assegnati ai circa ottomila comuni italiani 400 milioni di euro destinati espressamente ad aiutare chi in questi giorni non ha i soldi per fare la spesa. Aiuti da suddividere tra i Comuni italiani - in base al numero di abitanti e alle famiglie che più hanno bisogno - che arriveranno in forma di buoni spesa e distribuzione di beni di prima necessità (pacchi alimentari) ai cittadini indigenti. I fondi saranno assegnati dai servizi sociali dei Comuni. I criteri di assegnazione delle risorse principali terranno conto anche del minor reddito pro capite e della dimensione del paese. L’idea è quella di creare dei ticket da 10 euro l’uno oltre a finanziare l’acquisto di pacchi alimentari da distribuire secondo le necessità.

Ma intanto, c’è chi si organizza

In attesa che il fondo sia disponibile e che vengano definiti ufficialmente i criteri con i quali le risorse saranno distribuite, alcuni comuni del Ternano hanno iniziato ad organizzarsi autonomamente.

È il caso ad esempio di Giove, dove la giunta comunale ha stanziato un contributo economico di 3.000 euro a favore della locale parrocchia, “finalizzato alla distribuzione alle famiglie più in difficoltà, in aggiunta e potenziamento dell’attività già svolta dalla parrocchia direttamente o attraverso la Caritas, di generi alimentari e beni di prima necessità in quantità proporzionata alle condizioni economiche e famigliari”.
La delibera è “immediatamente esecutiva” per cui “le persone che ne avessero bisogno potranno rivolgersi direttamente a don André oppure al sindaco per essere messe in contatto con il parroco o con le referenti della Caritas”.

Il Comune di Amelia, per andare incontro alle sempre più numerose famiglie in difficoltà a causa dell’emergenza sociale che il Coronavirus sta comportando, ha “inteso siglare una collaborazione con il Banco alimentare finalizzata ad aiutare un maggior numero di famiglie destinatarie di pacchi spesa alimentare. Tale servizio verrà svolto in accordo con la Caritas e l’Arci ragazzi Casa del sole. Facciamo un appello a tutti i commercianti/produttori di generi di prima necessità – è scritto nel documento che promuove l’iniziativa - che volessero contribuire, donando anche loro qualcosa per i più bisognosi”.

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Si muove anche il Comune di Arrone. “Nessuno si salva da solo”, scrive in un post il sindaco, Fabio Di Gioia, che lancia così l’iniziativa della spesa sospesa: si compra qualcosa da lasciare a disposizione di chi è in difficoltà. “Da lunedì – spiega Di Gioia - potete lasciare il vostro contributo presso Conad City in via Marconi e Superconti supermercati, vocabolo Isola Arrone. Aiutiamo le persone in difficoltà. Grazie alla Caritas di Arrone e alla protezione civile Ferriera”.

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