Curia, massoneria e sindacati: la “concorsopoli” non si fermi alle colpe della politica

“Tutti si muovono”, diceva al telefono l’ex dg dell’ospedale di Perugia Emilio Duca. E allora l’inchiesta accenda i suoi fari sul sistema che baratta il merito con la convenienza

Lo scandalo che sta travolgendo la sanità e la politica umbra è gravissimo. L’indagine della procura della Repubblica di Perugia ha scoperchiato un sistema ignobile di spintarelle e raccomandazioni, suscitando un clamore e un terremoto che questa regione difficilmente dimenticherà.

Le conseguenze dell’inchiesta sono sotto gli occhi di tutti. Quello che fino a qualche anno fa era il principale partito politico della regione è stato decapitato nelle sue articolazioni di vertice. L’istituzione principale dell’Umbria è senza guida, la sanità – voce principale del bilancio regionale e, stando almeno alle statistiche, fiore all’occhiello dei servizi pubblici – ne esce malconcia e sicuramente inquinata da più di un’ombra.

Tutto questo è diretta conseguenza delle indagini che si sono appuntate su quello che viene in qualche modo ritenuto lo snodo principale di questo sistema: Emilio Duca. L’ormai ex direttore generale dell’azienda ospedaliera di Perugia secondo l’accusa faceva da collettore agli interessi della politica – in modo particolare di Catiuscia Marini, Luca Barberini e Gianpiero Bocci – e poi si attivava per fare in modo che i desiderata della maggioranza venissero accolti. Lo faceva, così come Maurizio Valorosi, per un tornaconto personale. Ossia, per mantenere la sua posizione ai vertici della sanità umbra.

Se però le parole di Duca sono ritenute vere e assumono un ruolo determinante nelle contestazioni che vengono rivolte agli indagati, allora quelle sue stesse parole sono vere anche in altri passaggi determinanti che emergono scorrendo le quasi cinquecento pagine con cui il procuratore De Ficchy e i sostituti Abbritti e Formisano ricostruiscono la “cricca” della concorsopoli umbra.

Duca, che prima di essere stato dg del Santa Maria della Misericordia, è stato direttore regionale della Salute e quindi i meccanismi del settore li conosce nelle sue sfaccettature tecniche, politiche e ammnistrative, non parla soltanto delle “indicazioni” della politica. Ma dice anche: “Voi non ve rendete conto di queste cose quel che c’è…”. Fino ad essere ancora più chiaro: “I sindacati si muovono, tutto il mondo… tutti, tutti, tutti…”. E poi, sibillino ma circoscritto, in un’altra conversazione intercettata dalla Finanza, spiegherà: “Non riesco a togliermi le sollecitazioni dei massimi vertici di questa regione a tutti i livelli... ecclesiastici (omissis) ecumenici, politici, tecnici (…) Tra la massoneria, la curia e la giunta (omissis) non me danno tregua. E la Calabria Unita (omissis)...”.

Si tratta di affermazioni pesanti. Ma piuttosto chiare. Qualche giorno fa, sulle colonne di perugiatoday si faceva riferimento ai “sogni infranti” di quei quasi ventimila giovani – ma non solo – che hanno negli anni partecipato ai concorsi sanitari dell’Umbria, ignorando che, probabilmente, i posti al sole erano già stati assegnati a tavolino.

Quei sogni non vengono sicuramente ricostruiti dall’inchiesta che in queste ore si sta sviluppando. Né, tantomeno, vengono restituiti a chi li ha persi se, in questa storia, non si ricapitolano i bandoli di tutte le matasse. Il rischio che si corre ora è quello di inseguire una “morale sulla questione morale”, così come è stato detto nella difficilissima riunione della direzione regionale del Pd di lunedì pomeriggio. Il rischio che si corre in questi giorni è di sintetizzare, sbagliando, che le raccomandazioni venivano soltanto da una parte. Il rischio che si corre è di pensare che i provvedimenti sacrosanti di queste ore chiudano una pagina scandalosa della nostra storia regionale.

La magistratura si muove su prove, fatti, denunce “qualificate”. La politica ha il compito di lavorare ad un livello superiore e se vuole recuperare la fiducia dei cittadini e il suo ruolo naturale, ha il dovere – questo sì, morale – di fare in modo che tutto questo non accada più. Avendo però l’onestà di fuggire da rancori, vendette e guerre fra bande e di ammettere che il sistema che ora si condanna, non si esaurisce qui. Perché se le parole, fondamentali per l’inchiesta, di Duca e degli altri stanno inchiodando alcuni responsabili alle loro colpe, di nomi da fare ancora ce ne sono molti.

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