La corsa in treno e le notti in un albergo di Roma: ecco svelata la “fuga” di Silvana

Dalle prime ricerche lungo il fiume Nera fino alle tracce telematiche: così gli investigatori sono riusciti a ritrovare la donna scomparsa da Terni

L’importante è il lieto fine. Ma prima di arrivare alla conclusione di questa storia, il lavoro degli investigatori è stato lungo e certosino. Dall’allarme scattato lo scorso giovedì 16 maggio, nelle ricerche di Nicolina Palozzi, detta Silvana, 73 anni, si sono avvicendati tutti gli strumenti classici delle indagini che si sviluppano per rintracciare le persone scomparse.

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Il dispositivo di allerta di questura e prefettura di Terni si è messo in moto nel momento in cui i famigliari della donna hanno segnalato l’allontanamento dalla casa di Gabelletta. “Vado al supermercato e alle poste”, c’era scritto nel biglietto lasciato da Silvana prima di svanire nel nulla. E mentre polizia e carabinieri setacciavano il territorio, i vigili del fuoco entravano in azione per ispezionare il corso del fiume Nera. Perché il fiume? Perché alcune segnalazioni avevano evidenziato il fatto che Silvana fosse stata avvistata vicino al greto del Nera. E dunque era necessario approfondire ogni ipotesi. Sono state controllate palmo a palmo le rive del fiume e non è stata scartata nemmeno la possibilità che, come conseguenza di un gesto estremo, il corpo della donna fosse stato trascinato verso la diga di Recentino.

Al lavoro dei vigili del fuoco si è accompagnato quello degli investigatori. Fonogrammi e immagini segnaletiche sono state diffuse in tutta Italia, mentre gli inquirenti avviavano le fasi più classiche delle indagini. Per verificare se l’allontanamento fosse stato volontario o se, al contrario, nascondesse un reato come l’istigazione al suicidio o un sequestro di persona. Aprire tutte le possibili piste, ha permesso di raccogliere elementi che si sono poi rivelati fondamentali.

Come ad esempio tracciare i movimenti della donna seguendo i segnali che potevano essere lasciati da strumenti di pagamento elettronici (bancomat o carte di credito) e verificando eventuali comunicazioni che fossero intercorse con i famigliari.

La svolta dopo tre giorni di silenzio, quando dal cellulare di Silvana è partito un sms all’indirizzo dei famigliari. Contestualmente, le tracce lasciate dalla donna convergevano verso Roma. È qui che la donna si è diretta giovedì scorso. Una fuga premeditata? No, semmai una reazione ad una tensione domestica. Silvana è salita su un treno e si è ritrovata nella Capitale. Qui è rimasta per tre notti, alloggiando in una struttura alberghiera fino a quando le tensioni non sono scemate ed ha deciso che questa parentesi dovesse venire chiusa. Fondamentale il supporto degli agenti del commissariato di polizia di Castro Petrorio Esquilino che l’hanno rintracciata mentre camminava a piedi per le strade di Roma.

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L’incubo è finito nella serata di lunedì, quando Silvana ha riabbracciato i suoi cari, che per rintracciarla avevano anche lanciato un appello su Chi l’ha visto? Tutto è servito per evitare che questo brutto sogno si trasformasse in tragedia.

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