Incubo piccioni, l’ordinanza c’è ma non si vede

A metà dicembre il consiglio comunale di Terni ha dato il via libera al “piano” per il contenimento dei colombi. Ma in molte zone della città è ancora emergenza

Gel ottici, gabbie-trappola, divieti di varia natura. Sulla carta, gli strumenti per contrastare i colombi di città non mancano. Eppure, da metà dicembre 2018 ad oggi, la situazione a Terni – soprattutto in alcune zone – non è affatto migliorata.

Cinque mesi fa il consiglio comunale ha dato il via libera all’atto che impegnava sindaco e giunta ad attuare quanto previsto dal piano regionale di controllo in ordine alla cattura e soppressione di “un certo numero di esemplari” di colombi di città.

Il piano a cui si fa riferimento è stato elaborato dal Servizio forestale e faunistico della giunta regionale ed ha una durata quinquennale (2017-2021). Il dossier parte dal monitoraggio della popolazione dei piccioni in Umbria. Si parla di circa centomila capi per una stima al ribasso che non tiene conto degli animali presenti nei centri storici delle città. Passando poi per una conta dei danni e poi facendo una rassegna dei metodi più frequenti per contenere il colombo di città.

Nel dossier si parla di “azioni di educazione culturale e sanitaria rivolte al cittadino e al turista (ad esempio: l’installazione di specifica cartellonistica che indichi il divieto di alimentazione)” e si sottolinea che “in ambito urbano vanno attuate una serie di azioni volte ad ostacolare l’accesso alle risorse trofiche (in particolare quelle idriche) e spaziali che favoriscono il sostentamento delle colonie di colombi”. Il piano elenca poi una serie di interventi come divieti per la somministrazione di cibo o interventi per chiudere spazi di edifici abbandonati dove gli animali potrebbero nidificare. Ma porta anche altri esempi di “metodi ecologici” come ad esempio il “gel ottico” che si sta sperimentando a Todi. Sottolineando il divieto di utilizzare “pesticidi” o “veleni”.

Si parla ancora di gabbie-trappola per accelerare la possibilità di raggiungere l’obiettivo di “ottenere effetti tangibili”, ossia catturare un numero consistente di animali.

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Sulla carta, insomma, le cose funzionano. Ma dalle segnalazioni giunte a TerniToday, il quadro che emerge è piuttosto diverso. In modo particolare, nelle zone a ridosso del centro storico le disposizioni – soprattutto sul divieto di fornire cibo ai piccioni – vengono puntualmente disattese con il risultato che in alcune aree insistono numeri importanti di colombi che creano così disagi non solo ambientali, ma innescano rischi per la salute delle persone e l’igiene dei luoghi. Si è arrivati anche alle denunce penali, ancora senza esito. O meglio, col risultato che le disposizioni di legge continuano a non essere rispettate.

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