Piazza Tacito, la “guerra” dei parcheggi sotterranei: il Comune di Terni vuole mezzo milione

Ingiunzioni di pagamento per i soci della Coop Tacito Park, la battaglia arriva fino al Consiglio di Stato: ecco cosa è successo in anni di ricorsi e sentenze

Piazza Tacito

All’improvviso furono ingiunzioni di pagamento. Era il 25 maggio del 2010 quando l’ufficio programmazione e recupero urbanistico del Comune di Terni chiese ai circa cento soci della cooperativa Tacito Park quasi mezzo milione di euro. Una richiesta che arrivava anni dopo l’ultimazione dei lavori che sotto piazza Tacito avevano permesso di costruire una serie di parcheggi e che veniva motivata da presunti danni che la cooperativa aveva arrecato a Palazzo Spada. Una vicenda controversa e articolata che in questi giorni è arrivata fino al Consiglio di Stato.

Il parcheggio interrato di piazza Tacito venne realizzato da una cooperativa – la Tacito Park, appunto – che, in base ad una legislazione speciale aveva ottenuto il permesso per realizzare l’opera. L’accordo, in sostanza, prevedeva che – a loro spese – professionisti, residenti e commercianti della zona realizzassero il parcheggio e poi divenissero assegnatari degli spazi. Un’opera pubblica, o quasi, visto che raggiungeva l’obiettivo di togliere le auto dalla strada, senza oneri per le casse pubbliche.

Il lavoro venne eseguito in base ad una convenzione (ratificata a giugno del 2000) fra amministrazione comunale e cooperativa, il cantiere fu portato a termine in due tempi ma ad un certo punto la “convivenza” fra Comune e cooperativa venne turbata dall’invio delle sanzioni amministrative che colpirono i soci della cooperativa che, nel frattempo, erano diventati assegnatari.

Ad ognuno venivano richieste cifre diverse, da duemila euro in su, quasi come a contestare delle penali simili a quelle che – in caso di appalti – l’ente pubblico avanza nei confronti della ditta inadempiente.

I soci-assegnatari (quasi tutti quelli colpiti dalle ingiunzioni di pagamento) tramite l’avvocato Folco Trabalza – che ha seguito l’iter giudiziario a titolo gratuito – hanno impugnato l’ingiunzione di fronte al tribunale ordinario che ha però evidenziato che la competenza su questo genere di controversie spettava al tribunale amministrativo.

Ad agosto 2018 il Tar dell’Umbria emette la propria sentenza stabilendo che il Comune di Terni non poteva chiedere soldi agli assegnatari. Contro la decisione, Palazzo Spada presenta ricorso e la palla arriva fino al Consiglio di Stato che, a sua volta, stabilisce che la responsabilità degli eventuali ritardi dei lavori non può ricadere sugli assegnatari e che per dirimere questioni relative a penali, ritardi e quant’altro, è necessario il giudizio del giudice ordinario.

Come in un complicatissimo gioco dell’oca, si torna al punto di partenza, a patto che Palazzo Spada decida di ricominciare daccapo e rimettersi in trincea nella “guerra” dei parcheggi sotterranei di piazza Tacito.

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