Religione, politica e sesso: ecco il questionario sull’omofobia

Realizzato dal Dipartimento di filosofia dell’Università di Perugia, è stato diffuso nelle scuole di Terni e dell’Umbria. Le reazioni politiche | IL DOCUMENTO

“Gentile studente/studentessa, l'Università di Perugia (Dipartimento di filosofia, scienze sociali, umane e della formazione) in collaborazione con la Regione Umbria sta conducendo un’indagine sulle opinioni di ragazzi e ragazze della tua età relative al rapporto con la diversità. La tua partecipazione è fondamentale per la riuscita della ricerca, ti chiediamo pertanto di rispondere con sincerità alle domande che seguono e di compilare il questionario in ogni sua parte. Trattandosi di opinioni non esistono risposte giuste e risposte sbagliate, ciascuno risponderà in base al proprio pensiero. IL questionario è assolutamente anonimo e in alcun modo sarà possibile identificare il singolo rispondente al questionario. I dati saranno analizzati soltanto in forma aggregata”.

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Comincia così il questionario realizzato dal Dipartimento di filosofia di Unipg (responsabile del progetto è il professor Federico Batini) inviato a 54 scuole dell’Umbria (ci sono istituti di Terni, Perugia, Acquasparta, Todi e così via) e che verrà somministrato agli studenti della terza media e del quarto superiore. Diviso in sette parti, contiene domandi attinenti la religione, l’orientamento politico e quello sessuale. Obiettivo dell’indagine è “garantire la sicurezza di ragazzi e ragazze - scrive nella sua introduzione il professor Batini - monitorando il livello dei fattori di rischio connessi alle diverse tipologie di bullismo e violenza, ovvero la presenza di forme più o meno marcate di pregiudizi che costituiscono l’anticamera”.

Le reazioni

La diffusione del questionario ha suscitato un vespaio di polemiche con diversi interventi da parte di consiglieri regionali che criticano l’iniziativa “sponsorizzata” dalla Regione.

“Quando affermavo a più riprese che l’atto 15 bis, conosciuto come ‘legge regionale contro l’omofobia’ avrebbe creato un tribunale dell’inquisizione ‘al contrario’, aprendo varchi preferenziali per azioni di indottrinamento ideologico soprattutto fra gli adolescenti – scrive in una nota Sergio De Vincenzi (Umbrianext) mi riferivo proprio a quanto sta per accadere in molte scuole secondarie di primo (medie) e secondo grado (superiori) della nostra regione. E tutto questo grazie al finanziamento con 40mila euro fornito dalla Regione all’Università degli studi di Perugia nell’ambito di un accordo che coinvolge l’Usr, il garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza e l’associazione Omphalos. Dopo il ‘fascistometro’ della scrittrice Michela Murgia, abbiamo l’Omofobometro ideato dal professor Batini. Una batteria di domande aperte e a risposta multipla di un qualunquismo sconcertante, oltre che pericoloso perché finalizzata a indagare il clima di omofobia fra le nuove generazioni attraverso luoghi comuni e stereotipi e creando legami di affinità con le eventuali posizioni politiche e di fede religiosa dei ragazzi. Infatti, fra le prime domande, gli alunni dovranno dichiarare se e quale fede professano, a quale area politica si sentono più affini. Successivamente, dopo aver espresso il proprio orientamento di genere (fra cui spicca quello asessuale), inizia un bombardamento ideologico sulla percezione della donna; quindi la scarica di sentenze sull’omossessualità e l’orientamento di genere sulle quali i ragazzi devono prendere posizione. Non è peregrina la possibilità che un ragazzo o una ragazza, qualora avesse la maturità tale per rispondere compiutamente a queste domande e dichiarasse di avere fede nella religione cattolica o in altra, di riconoscersi nella difesa di alcuni principi ‘politici’ legati alla cura e alla difesa della famiglia naturalmente composta, di sposare una idea di società rispettosa delle diversità senza però elevarle forzosamente a ideologia assoluta, che preferisca i legami affettivi eterosessuali e sia convinto/a che l’omosessualità non sia - nel maggior numero dei casi - un fattore congenito ma derivi da un processo umano e soprattutto relazionale, ecco, quell’alunno o alunna verrà automaticamente bollato come omofobo o omofoba. Una condanna senza appello dai nuovi tribunali dell’inquisizione. Come ho avuto modo di ribadire in ogni occasione utile, l’intolleranza è il vero nemico da combattere. Un principio, questo, che non ha colore politico, di fede o ideologico. Lo dice la Chiesa e lo affermano le Carte Internazionali per i Diritti dell’Uomo. Tuttavia sono convinto che sia altrettanto importante stigmatizzare le modalità subdole, insidiose e infiltranti di una cultura, quella pro-liquid gender, che usa armi improprie per arrivare ai più giovani oltrepassando, non poche volte, il consenso informato dei genitori. Siamo curiosi di sapere se dalle parti di Palazzo Donini, la presidente Marini e la sua squadra di governo approvi, come pensiamo, questa iniziativa, oppure ritenga, a seguito di una illuminazione sulla Strada di Damasco, che si sia davvero passato ogni limite. Chiederemo conto di tutto questo nelle opportune sedi”.

“La presidente Marini riferisca in aula sul questionario in distribuzione nelle scuole dell’Umbria: è sempre giusto combattere le discriminazioni sessuali e condannare gli episodi di bullismo, ma certe domande rivolte a studenti di terza media le ritengo francamente inopportune, come quella riguardante l’orientamento sessuale nella quale un ragazzino in piena età evolutiva dovrebbe ammettere con una crocetta di essere ‘esclusivamente eterosessuale’, ‘prevalentemente eterosessuale’, ‘bisessuale’, ‘prevalentemente omosessuale’, ‘esclusivamente omosessuale’ oppure ‘asessual’”, afferma Marco Squarta (Fd’I) portavoce del centrodestra dell’assemblea legislativa.

“Alcune associazioni, fra cui il comitato Difendiamo i nostri figli (Family Day), hanno segnalato che in alcune scuole dell’Umbria sarà prossimamente somministrato un questionario afferente al progetto di prevenzione dal ‘bullismo omofobico’, su cui chiedo una ricognizione e l’ammontare dei costi sostenuti dalla Regione, nonché se esso risponda alle direttive del Miur (19534/2018) circa l’ottenimento del previsto consenso dei genitori”. Così Claudio Ricci (misto-RP/Ic) annuncia un’interrogazione a risposta immediata. “I quesiti proposti – spiega Ricci - possono rappresentare potenziali leve invasive della libertà educativa, spettante alle famiglie, su temi molto delicati come l’orientamento sessuale, inducendo un implicito messaggio di approvazione acritica della fluidità sessuale (pseudo proselitismo omosessuale)”.

“Si tratta di una presa di posizione da parte della Regione che denota la volontà antidemocratica di non rispettare le decisioni prese dagli enti non firmatari del protocollo d’intesa della legge regionale 3 contro l’omofobia”. Così esordisce il presidente del Popolo della famiglia Umbria, Marco Sciamanna, in merito alla diffusione del questionario FISSUF nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. “Uno degli obiettivi, nemmeno troppo velato, che si prefigge tale questionario è di mettere sotto processo la libertà di opinione dei ragazzi e delle famiglie, nascondendosi dietro il tema serio e importante del bullismo, per promuovere sempre più il pensiero unico, sfruttando il canale istituzionale delle scuole. Chiediamo che i dirigenti scolastici che decidono di portare questo progetto nella loro scuola, diano chiare indicazioni e spiegazioni alle famiglie, in ordine alle indicazioni contenute nel PTOF sul consenso informato. Il mondo politico deve contrastare questo modo, apparentemente garbato, di voler normalizzare le patologie e come non può esistere la ‘bidemocrazia’, non crediamo che sia possibile autorizzare, nel campo educativo, esperimenti così spudoratamente ideologici”, conclude Sciamanna, ringraziando il consigliere regionale De Vincenzi per la determinazione e le energie spese per contrastare gli effetti della legge regionale 3/17, che, nonostante la sfiducia della maggioranza della popolazione umbra, continua ad essere un veicolo di propaganda LBGT.

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