“Il ladro è lui”, tre anni d’inferno per un ragazzino accusato ingiustamente. Il tribunale: è innocente

Finisce sotto processo per furto dopo essere stato incolpato dall’amico. Le perquisizioni, le testimonianze e poi il processo: “Ma davvero è finita?”. E scoppia a piangere

È cominciato tutto tre anni fa nel campo di calcio di un oratorio. I protagonisti di questa storia assurda hanno fra i quattordici e i sedici anni. E per questo non è possibile rivelare i dettagli precisi dei fatti che si sono svolti tutti nel Ternano e che si sono conclusi ieri, 2 ottobre, di fronte ai giudici del tribunale per i minorenni di Perugia.

“Mi manca il cellulare”, dice ad un certo punto uno dei ragazzini più piccoli. E i sospetti si appuntano su un altro dei ragazzini che era stato notato “armeggiare” fra gli zaini lasciati in terra e usati come porte da calcio. Sospetti che erano aumentati nel momento in cui quello stesso ragazzino si era allontanato. Raggiunto a casa dopo che la vittima del furto aveva raccontato tutto ai genitori, nega ancora ogni cosa. Arriva la polizia e il ragazzino ha un primo cedimento: “Venite con me, vi porto dove lo hanno nascosto”.

La montagna di bugie diventa sempre più grande fino a quando il ragazzino non accusa del furto uno dei suoi compagni sia di avere ideato il “colpo” sia di averlo materialmente commesso.

Le accuse non trovano però riscontro e soprattutto l’accusatore finisce sotto processo, così come il minore da lui indicato come responsabile del furto del telefono cellulare.

I percorsi giudiziari a questo punto si dividono. Il primo ragazzino viene riconosciuto colpevole del fatto ma prosciolto per “irrilevanza del fatto”. I giudici nella sentenza fanno decadere l’aggravante del concorso. Quindi: il colpevole è lui, ha agito da solo ma viene scagionato perché il fatto è di lieve entità.

A questo punto la ragione vorrebbe che il caso venisse chiuso. E invece no. Perché il ragazzino accusato – assistito dall’avvocato Francesca Carcascio - finisce anche lui davanti ai giudici nonostante una sentenza abbia messo nero su bianco che quel furto è stato commesso da un’altra persona e soltanto da quella.

Ieri l’udienza al Tdm di Perugia che arriva al termine di un periodo lunghissimo costato alla “vittima” di questo labirinto giudiziario (di origini albanesi) anche la possibilità di ottenere la cittadinanza italiana. In udienza viene chiamato a deporre anche l’accusatore. Ma i tentennamenti continuano, nonostante tutto, e la sua testimonianza è un susseguirsi di “non so” e “non ricordo”.

Carte alla mano e al termine del dibattimento, finalmente i giudici decidono: assolto. Seppure con formula dubitativa. Alla lettura della sentenza il padre del ragazzino scoppia in lacrime. E lui: “Ma davvero? È finita qui?”. Sì.

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