Fiumi di droga su Terni, dalle carte dell’inchiesta spunta anche un carabiniere: “M’ha detto de sta tranquillo”

Hashish e cocaina dal Marocco alla città dell’acciaio, 19 arresti nell’operazione “Toner”. Oltre alla complicità di un poliziotto, le intercettazioni confermano contatti con altri esponenti delle forze dell’ordine

“Gikkio” è “lu sbirraccio”. Ossia Roberto Genova, il poliziotto ternano in forze alla squadra mobile di Roma che, secondo la ricostruzione di Giuseppe Petrazzini, procuratore presso la Direzione distrettuale antimafia di Perugia, accolta dal gip del Trbunale di Perugia, Natalia Giubilei, aveva una “costante collaborazione” con Sandro Broccucci, 37enne ternano ritenuto a capo del sodalizio criminale specializzato nello spaccio di sostanze stupefacenti stroncato dall’operazione “Toner” condotta dai carabinieri di Terni, che ha portato agli arresti 19 persone (14 in carcere e 5 ai domiciliari) e messo sotto inchiesta a piede libero altri sei soggetti.

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“Roberto Genova detto Gikkio – scrive il gip Giubilei nell’ordinanza - è risultato in stretto contatto con Broccucci e con gli ulteriori affiliati. È emerso come lo stesso riceveva quantitativi di stupefacente che andava a prendere presso l’attività commerciale del Broccucci e che cede a terzi. Inoltre, visto il ruolo e la conoscenza della procedura, fa da consigliere al Broccucci”.

Il ruolo di Genova emerge chiaramente in una intercettazione ambientale del 19 aprile 2018, ore 19.28.

Pellerucci (è uno degli arrestati, ndr): hai capito lu sbirraccio, non lo sapevo che era uno sbirro, me l’ha detto lui, però lì per lì

Broccucci: lui te fa l’antidroga a Roma

P: per lì per lì

B: fa lu falco a Roma, fa lu falco quelli che corrono dietro ai spacciatori

P: ah! È quello che t’avverte a te allora

B: sci m’avverte!!! non conta un c...zzo questu!

P: noo

B: ma sci

P: beh, non sa un ... se...

B: a parte qui basta

P: ma io pensavo che sapeva. O te deve dà i soldi

B: no, sci. I sordi... Quistu paga quanno je pare

E nella parte dell’ordinanza dove gli inquirenti delineano il ruolo di Genova all’interno dell’organizzazione composta da italiani e marocchini, emerge un altro dettaglio particolare.

“Nell’ambito della costante collaborazione – scrive ancora il gip Giubilei - il Genova il 25 marzo 2018 alle 11.40 mentre si trova all’interno dell’autovettura del Broccucci mette al corrente quest’ultimo di avere scorto giorni prima il carabiniere (omissis)”.

Di questo carabiniere si parla all’interno dell’informativa del pm e si parla “dei contatti con il Broccucci” rispetto ai quali – almeno al momento – non sono “emersi fatti penalmente rilevanti”, specifica comunque il giudice.

La presenza di un carabiniere nei pressi della base dello spaccio suona però come un campanello d’allarme e “Genova mette in guardia” Broccucci, “avanzando sospetti circa una finalità d’indagine a carico del Broccucci stesso”.

Genova: qualche settimana fa, no la settimana scorsa... Quann’era? Me so combinato co l’amico tuo che dici no, non è vero?

Broccucci: eh!

G: sta li nei pressi del tuo…

B: si, si lo so…

G: eh! e che stava a fa?

B: non lo so, stavano a fa dei controlli, ma tutti li giorni stanno qui, il merlo...

G: eh! e che fanno!!!

B: stanno a fa dei controlli perché ci sta qualcuno qui ai domiciliari o qualcosa del genere

G: seee, ciao

B: dice...

G: ma perché non li fanno loro!

B: no?

G: i controlli

B: non lo so allora

G: li fanno i carabinieri, o i (...) quanno stai ai domiciliari

B: tu dici ce l’hanno con me allora

G: eheheh!!! Sandrì!!!

B: no, penso de no Gi. te dico la verità (il carabiniere) m’ha detto de stà tranquillo, che ne so

G: ma che ne sà de li impicci che fa... che fanno quill’antri

“L’apporto di Genova – scrive dunque il gip - pertanto non si limita a quello fornito nella gestione di modesti quantitativi di stupefacente, ma si estende al supporto che lo stesso, appartenente alla polizia di Stato, può garantire sia in termini di informazioni o di ‘consigli’, come quello di far effettuare una bonifica all’interno dell’ufficio al fine di verificare che non vi fossero apparati di captazione, o di stare attenti alla presenza delle forze dell’ordine nelle vicinanze”.

Visto come è andata a finire, certi consigli non sembra siano stati però abbastanza validi.  

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