Cascata delle Marmore, tutti contro Palazzo Spada: gestione grottesca

Da sinistra piovono critiche sul Comune di Terni. Il Pd: dinamiche gravi e inaccettabili. Potere al popolo: sterili polemiche dai presidenti delle cooperative, reinternalizzare il servizio

Il gran pasticcio di Marmore ha una inevitabile coda polemica e politica. Piovono critiche su palazzo Spada non soltanto per la gestione “domestica” di queste domeniche di gennaio in attesa che venga affidata la gestione – per sei mesi – al vincitore del bando scaduto il 4 gennaio. Il nodo che in queste ore sembra assumere i contorni più infuocati è il futuro dei lavoratori – qualcuno dice 40, altri si spingono fino a 50 – che fino al 3 gennaio erano impegnati nella gestione del sito naturalistico più visitato dell’Umbria e che ora restano appesi ad una “clausola di salvaguardia” che, sulla carta, dovrebbe garantire un futuro a tutti. Ma nella pratica sembra lasciare aperte diverse perplessità. Compresa quella legata alla mancata partecipazione del precedente gestore alla gara 2019. Ma tant’è.

Il Partito democratico

“Come Partito democratico – scrivono i democrat ternani in un post su facebook - stiamo seguendo da vicinissimo la vertenza della cascata delle Marmore che interessa circa 50 lavoratori. In concerto con il gruppo consiliare del Pd Terni abbiamo già preso posizioni e fatto una conferenza stampa oltre ad essere presenti fisicamente a fianco dei lavoratori durante la lotta per la difesa del posto del lavoro. Ovviamente continueremo a farlo e domani (lunedì 7 gennaio, ndr) ci sarà una posizione ufficiale a mezzo stampa della segreteria comunale del partito anche al netto delle tante dinamiche gravi e inaccettabili che stanno continuando ad emergere in questi giorni e in queste ultime ore da parte dell’amministrazione comunale”.

La prima giornata di gestione "in house": ecco com'è andata

Il senatore Grimani (Pd)

“La giunta Latini – è la posizione del senatore del Partito democratico, Leonardo Grimani - ha avuto sei mesi di tempo per indire una gara europea ed invece, per colpa di ritardi o negligenze, è dovuta ricorrere ad un bando di emergenza, nel quale non c’è peraltro alcuna reale tutela dei 40 lavoratori che operano all’interno della cascata. La clausola sociale infatti non garantisce assolutamente nulla: obbliga, è vero, il nuovo gestore ad assumere in via prioritaria i lavoratori della precedente gestione, personale altamente formato per il servizio da espletare, con la possibilità di sostituzione nel caso di superiori competenze e capacità, ma ciò non è sufficiente: se infatti il nuovo gestore dovesse avere necessità di meno forza lavoro, quale futuro attenderà chi resterà senza occupazione? E nel caso, su quali basi sarà effettuata la selezione del personale? In questi giorni festivi, inoltre, l’apertura straordinaria è stata garantita ‘in house’, soltanto grazie alla enorme generosità e disponibilità di sette dipendenti comunali, ai quali è stato chiesto un sacrificio straordinario che ben difficilmente sarà ricompensato come tale, visto che il dissesto delle casse comunali non consente esborsi extra. Senza contare che a fronte del pagamento di un biglietto a prezzo pieno, i turisti hanno potuto usufruire soltanto in parte dei servizi (flusso dell’acqua attivato mezzora dopo, sentiero 5 chiuso tutta la mattina, disservizi vari non annunciati al cliente). Una gestione superficiale e arruffona, che testimonia ancora una volta come questa amministrazione, del resto seguace degli insegnamenti del Governo nazionale, sia interessata soltanto alla propaganda, alle iniziative di ‘distrazione di massa’ e come il risveglio cittadino tanto sbandierato sia soltanto a parole”.

Potere al popolo

“La vicenda della gestione della cascata delle Marmore – dicono invece da Potere al popolo Terni - assume connotati grotteschi. Lo scontro tra amministrazione comunale e cooperative distoglie lo sguardo dal problema che per noi è centrale, e cioè quello legato alla qualità della gestione del sito turistico per eccellenza. La nostra idea di turismo non è quella legata alla massificazione delle presenze e all’omologazione della proposta turistica, ma è quella legata alla partecipazione diretta delle comunità locali rispetto alle scelte in un contesto di turismo sostenibile. Per questo, crediamo vadano valorizzate e messe a sistema tutte quelle esperienze che in questi anni sono emerse anche nei territori della Valnerina ternana, e che vanno nella direzione dell’auto-organizzazione, del lavoro e delle produzioni cooperativistiche. Un’amministrazione comunale seria dovrebbe darsi come obiettivo strategico il dare nuovo protagonismo alle vecchie municipalità, che ormai versano in una condizione di abbandono e degrado. Per questo, vediamo come superficiale la costruzione di bandi a medio termine, senza un’approfondita visione strategica del territorio e della sua vocazione. Siamo altresì convinti che l’amministrazione comunale debba necessariamente preservare il bagaglio di competenze acquisite negli anni dai lavoratori che quotidianamente hanno contribuito alla gestione della cascata e all’implementazione dei servizi offerti, sapendo agire sulla difesa dei livelli occupazionali indipendentemente da chi si aggiudicherà l’appalto. La reinternalizzazione di questo come di altri servizi permetterebbe non solo di realizzare un piano strategico di lungo periodo per la cascata e per il territorio valnerino, ma anche di assumere direttamente i lavoratori e tutelarne la posizione contrattuale. È ormai noto che un processo di re-internalizzazione apporterebbe addirittura benefici alle casse comunali, come dimostrato anche da altre realtà in Italia, perché si andrebbero a togliere e a re-investire nei livelli salariali e nella qualità del servizio tutte le spese inerenti alla burocrazia e alle remunerazioni manageriali. A nostro avviso, le sterili polemiche messe in campo dai presidenti delle cooperative interessate servono a coprire ben altri intenti. Questi attori hanno addirittura utilizzato lo scontro per mettere in discussione un accordo sindacale volto alla tutela dei livelli occupazionali e della gestione provvisoria del servizio. Riteniamo invece che i lavoratori debbano tornare ad appropriarsi delle loro cooperative, agendo soprattutto nell’applicazione di quelle norme statuarie che conferiscono sovranità proprio all’assemblea dei lavoratori”.

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