Rogo Thyssen, si muove il ministero della giustizia: eseguire la pena entro il 2019

Incontro tra il guardasigilli Alfonso Bonafede e una delegazione dei famigliari delle vittime di Torino. Il ministro: in Europa non ci si può sottrarre alla giustizia, staremo loro col fiato sul collo

“Non si può creare un precedente così grave, in Europa non ci si può sottrarre alla giustizia. Non abbiamo timori reverenziali nei confronti della Germania e dell’Europa: percorreremo tutte le strade possibili e staremo loro col fiato sul collo”.

Con queste parole, il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, ha confermato l’interesse del dicastero di via Arenula e di tutto il governo italiano alla vicenda della esecuzione della sentenza di condanna nei confronti dei manager della ThyssenKrupp, Harald Espenhanh e Gerald Priegnitz – ancora a piede libero in Germania - per il rogo che negli stabilimenti Tk di Torino il 6 dicembre del 2007 costò la vita a sette operai.

Ieri pomeriggio, 6 febbraio, il guardasigilli ha ricevuto una delegazione dei famigliari delle vittime, accompagnata da Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro. Bonafede ha raccontato il recente incontro bilaterale con l’omologa ministra tedesca, “che – ha spiegato – si è dimostrata sensibile, ma non può chiedere direttamente a un magistrato di agire per eseguire la condanna, ma deve sapere quanto è importante questa vicenda per Italia”.

“Non si può creare un precedente così grave – ha affermato Bonafede – in Europa non ci si può sottrarre alla giustizia. Non abbiamo timori reverenziali nei confronti della Germania e dell’Europa: percorreremo tutte le strade possibili e staremo loro col fiato sul collo”.

A gennaio è stata inviata una lettera al governo tedesco per ribadire la posizione dell’Italia. Secondo la Germania, i tempi per l’esecuzione della sentenza decorrono da agosto 2018 e per la magistratura tedesca non viene considerato un grave ritardo non avere ancora eseguito la sentenza italiana.

“Ci sono anche state inchieste giornalistiche delle Iene e di Sicurezza e Lavoro – ha aggiunto Bonafede – e in Germania sanno che Italia, Ministero e Governo tengono molto a questa vicenda. Ci auguriamo che la sentenza venga eseguita al massimo entro il 2019”.

“Stanno prendendo troppo tempo – ha dichiarato Rosina Platì, madre di Giuseppe Demasi, morto nel rogo del 2007 – e non vogliono mandarli in galera. Siamo sicuri che il ministro sta facendo pressioni, ma la Germania sembra non avere alcuna intenzione di rispettare la Giustizia italiana”.

Non ci sono mai stati tempi così lunghi per pratiche del genere – ha dichiarato Quirico – e sappiamo quanto possa essere delicata la vicenda per la Germania, ma non possiamo permettere che venga irrisa una sentenza della Suprema Corte italiana, emessa quasi tre anni fa: il 13 maggio 2016”.

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