Ast, lo “spettro” che arriva dall’Indonesia: mille posti di lavoro a rischio

In viale Brin cresce la quota di bramme asiatiche lavorate, così è in bilico l’area a caldo. Domani incontro tra amministratore delegato e sindacati. Olimpieri (Fismic): non rispettati i punti cardine dell’accordo di programma, vogliamo parlare con Tk

L’area a caldo di Ast rischia di diventare incandescente. Colpa della “febbre” che arriva dall’Indonesia che contamina gli stabilimenti di viale Brin e disegna all’orizzonte lo spettro di un’altra grande vertenza che potrebbe mandare in bilico un migliaio di lavoratori.

La questione delle bramme indonesiane ci preoccupa, e molto”, dice Giovacchino Olimpieri, segretario generale della Fismic Confsal. “Nel 2018 sono entrate in fabbrica, in conto lavorazione, mille tonnellate di bramme. Nel 2019 questa quota è passata a 50mila. Ad oggi siamo già oltre: 25mila sono già arrivate, altre 25/30mila sono in arrivo”. Il conto è presto fatto e il risultato potrebbe concludersi con una estromissione del centro fusorio di Ast.

“Tanto è vero che la cassa integrazione, che sarà aperta fino al 27 febbraio, ad oggi ha interessato tutti i lavoratori dell’area a caldo”. E le prospettive per il futuro sono tutt’altro che buone. Aperta per una quota di lavoratori da un minimo di 700 fino a coprire tutto lo stabilimento, è probabile che la cassa venga rinnovata. “E nei prossimi mesi potrebbe interessare anche personale dell’area a freddo”.

Perché il problema non è soltanto di concorrenza, ma anche di prospettiva per un sito industriale che si trova ora incastrato dentro un meccanismo molto più grande. “Thyssen Krupp oggi – rileva Olimpieri – si trova quasi nella condizione di dover portare i libri in tribunale con un debito di 15/16 miliardi di euro e un valore aziendale prossimo ai 12 miliardi”. Il futuro prossimo sembra incatenato alla vendita di quello che viene definito il “gioiello di famiglia”, ossia il settore elevator. Ma se il passaggio non si dovesse concretizzare, allora si potrebbe aprire una parentesi davvero buia. “Per questo vogliamo parlare con Tk, con i vertici della holding. Ma ormai, in Germania, non c’è più chi comanda”. Quindi trovare un interlocutore con cui discutere su scenari a lungo termine è impresa ardua.

Intanto, domattina – 10 gennaio – i sindacati di categoria dopo l’audizione alla commissione attività produttive della Camera, incontreranno l’amministratore delegato di Ast, Massimiliano Burelli. Cercando di mettere sul tavolo le incognite del presente (a gennaio e febbraio gli ordini scarseggiano) e quelle del futuro prossimo, come la prossima verifica dell’accordo ponte che scadrà a settembre 2020 e che avrebbe dovuto garantire livelli produttivi (un milione di fuso) e occupazionali (2.250 addetti, “salvati” dalla cassa). “I punti cardini dell’accordo – sottolinea però Olimpieri – non sono stati rispettati”.

La crisi Ast torna a scaldare anche la politica. Diversi gli interventi che sono seguiti all’audizione in commissione dei sindacati. Eccone alcuni.

“Forte preoccupazione è stata espressa dai sindacati in merito alla problematica sulla ridistribuzione della produzione di acciaio e in particolare per l’arrivo di semi-lavorati dall’Indonesia che hanno invaso il mercato europeo: si parla di 50mila tonnellate di bramme tra prodotto già arrivato e quello che arriverà nei prossimi mesi. Questioni che pongono in discussione anche la centralità della siderurgia italiana e in particolare del polo di Terni”, commentano gli onorevoli Barbara Saltamartini (presidente della commissione) e Virginio Caparvi (Lega). “Si è discusso anche di infrastrutture inerenti l’attività di Ast, coinvolgendo Comune di Terni e Regione Umbria. In tal senso va riconosciuta una presenza costante delle istituzioni locali e in particolare del sindaco di Terni, Leonardo Latini, su tutta la vicenda”". Caparvi sottolinea anche come “la strategicità del polo ternano debba essere il risultato di una presa di posizione del Governo rispetto alla produzione industriale in Italia e nello specifico nel siderurgico”. Il presidente della commissione annuncia invece di aver convocato in Commissione i vertici aziendali per cercare di avere “un quadro più preciso delle strategie intraprese”.

“Alla acciaieria di Terni serve un intervento serio, ai massimi livelli, del Governo per capire come poter evitare che si ripetano situazioni di progressivo disimpegno da parte delle multinazionali in un momento molto delicato della situazione mondiale, a causa di continue problematiche commerciali legate soprattutto alla scellerata scelta di imporre dazi da parte degli Stati Uniti. Abbiamo bisogno, a Terni come nel resto del Paese, di un Governo che agisca in fretta e che capisca la strategicità della produzione di acciaio e la necessità di investire più risorse e attenzioni a quelle aree del paese che si sobbarcano l’onere di ospitare la produzione di vere e proprie materie primarie. È per questo che anche Forza Italia chiede formalmente che il ministro si attivi immediatamente per riconvocare le parti e predisporre un nuovo accordo in cui ci siano impegni precisi sia da parte governativa sia da parte aziendale e sindacale”. Lo afferma in una nota Raffaele Nevi, deputato di Forza Italia.

“Quello che auspico è che il Governo, che Italia Viva sostiene, assuma la vertenza Ast come una di quelle centrali e lavori per attribuire al sito di Terni l’importanza strategica che merita. Vanno messi in campo tutti gli strumenti per chiedere al gruppo Thyssen la conferma degli investimenti rivolti all’accrescimento della capacità produttiva e quelli improntati alla sostenibilità e tutela ambientale a partire dal programma di recupero delle scorie affidato alla società finlandese Tapojarvi. Vanno messi in campo strumenti di contrasto agli effetti dei dazi di Trump e all’invasione dell’acciaio asiatico attraverso una politica di rilancio e tutela dell’acciaio del nostro Paese. Credo però che tutto questo potrà avvenire solo se il Governo assumerà un’iniziativa diretta nei confronti della proprietà a partire dalla verifica degli accordi assunti negli anni passati (2014) e alla verifica dello stato di attuazione dei programmi riferiti ad industria 4.0 e all’area di crisi complessa. Serve ridare tranquillità agli occupati costretti a periodi di cassa integrazione ricorrenti e ormai rituali. Serve un’iniziativa diretta del Governo e sarà mia premura, come membro della maggioranza che sostiene il Governo Conte, sollecitare il ministro dello sviluppo economico ad un intervento sollecito e non più rinviabile”, è il commento del senatore Leonardo Grimani (Italia Viva).

“Leggo che in commissione alla Camera dei deputati si è parlato anche di infrastrutture per Ast e nel comunicato si fa riferimento del grande contributo dell’amministrazione locale. Non per essere polemico, ma ci ho letto dell'ironia. È molto tempo, infatti, che non si sente più parlare, ad esempio, della bretella di San Carlo che alleggerirebbe moltissimo il traffico pesante in città. Che porterebbe vantaggi sia in termini di sviluppo industriale che ambientale. Sarebbe davvero ora che l’amministrazione locale si occupasse concretamente di queste problematiche anche in sinergia con l’amministrazione regionale, anche per quanto riguarda l’ottenimento del completamento della Orte-Civitavecchia”, dice infine Alessandro Gentiletti, consigliere comunale di Senso civico.

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