Ast, Usb: “Sciopero riuscito. Interinali, cassa e bramme i nodi ancora da sciogliere”

Il sindacato: l'adesione massiccia dei lavoratori testimonia la gravità della situazione, l’azienda deve chiarire quali sono le strategia per il futuro di viale Brin

Foto di repertorio da Facebook

Lo sciopero è riuscito ma sul tavolo restano questioni cruciali per il futuro di Acciai speciali Terni. La Federazione provinciale di Usb e le Rsu Usb di Ast esprimono “la massima soddisfazione per la riuscita dello sciopero con relativo blocco delle produzioni in Ast”, ma restano in allerta per tutta una serie di questioni che, sostiene il sindacato, vanno ancora risolte e parla di “scelte fatte in modo sbagliato o non fatte”.

Domani in Confindustria dovrebbe tenersi l’incontro nel quale verranno affrontati i dettagli della cassa integrazione ordinaria che dal 30 settembre, per tredici settimane, interesserà 1.200 lavoratori. Ma intanto “i lavoratori da troppo tempo si fanno carico delle mancanze organizzative che in tutte le sedi sono state evidenziate e giustamente pretendono risposte sui tanti temi aperti, a partire dai carichi di lavoro ormai insopportabili per la carenza di organici nei reparti, fino ad arrivare alle mancate stabilizzazioni dei lavoratori interinali. Non sfuggirà infatti che il 30 settembre vanno in scadenza i contratti dei lavoratori subordinati”.

Occorre dare sostanza all’accordo firmato a giugno al Mise, soprattutto sul versante degli investimenti ambientali a salvaguardia, in primis, delle maestranze che quotidianamente operano all’interno del sito siderurgico. L’azienda – incalza l’Usb - deve dichiarare quali sono le strategie dalle quali dipende il futuro di Ast”.

Un passaggio chiave questo di Usb e che arriva dopo l’annuncio da parte della Commissione europea rispetto a possibili azioni di salvaguardia dell’acciaio europeo rispetto alla “invasione” che ariva dall’Asia e in particolare dall’Indonesia. Provvedimenti che però riguarderebbero soltanto una parte delle lavorazioni: fogli e rotoli di acciaio inox, laminati a caldo e freddo. Ma non le bramme. Mentre “tutti sanno che a Terni si lavorano bramme importate da paesi orientali – rileva il sindacato - e se questo divenisse strutturale, avremmo una trasformazione genetica del sito: da produttore a trasformatore”.

“In tutto questo – così si chiude la nota, in risposta alle accuse arrivate da Fim, Fiom, Uilm, Fismic e Ugl -  dispiace annotare chi guarda sempre il dito quando invece viene indicata la luna, descrivendo o sciopero come ‘una pure operazione di visibilità di basso profilo’. I lavoratori hanno evidentemente una maggiore consapevolezza della situazione e l’hanno ampiamente dimostrato”.

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