Terni sprofonda nel lungo tunnel della crisi: in dieci anni perso un quinto della ricchezza

Il rapporto Mediacom043: l’Umbria ha perso oltre 3 miliardi di euro l’anno. Il confronto tra la città dell’acciaio e Perugia. I dati italiani

La crisi non è affatto passata. E per recuperare il terreno perduto dal 2008 ad oggi, la strada sarà in salita. Per l’Italia, l’Umbria e per Terni, rimasta imprigionata nel lungo tunnel della recessione.  

Nel 2017 (ultimo anno per il quale l’Istat fornisce i dati del Pil per abitante e del Pil a livello regionale) l’Italia è ancora lontana, in termini di Pil per abitante, dal livello raggiunto nel 2007, ultimo anno prima della grande recessione. Il Pil per abitante del 2017, infatti, in termini reali (al netto dell’inflazione) è ancora inferiore del 7,9% rispetto a quello del 2007. In soldoni, significa che, a livello di Pil complessivo, l’Italia è ancora indietro di oltre 132 miliardi di euro.

L’agenzia Mediacom043 – diretta da Giuseppe Castellini – ha elaborato un’indagine sull’andamento del Pil pro capite e Pil complessivo nelle regioni italiane dal 1999 al 2017. Il rapporto presenta anche confronti con realtà europee – tra cui la Germania e varie regioni dell’Ue a 28 - e contiene anche un focus specifico sull’Umbria, dove si è creato un ‘buco’ di Pil da 3,265 miliardi di euro l’anno, enorme per le dimensioni umbre, oltre all’andamento delle province di Perugia e di Terni.

Tra le circoscrizioni territoriali, nel 2017 il Nord ha un Pil pro capite medio inferiore in termini reali del 5,8% rispetto a quello del 2007, il Centro-Nord segna invece -7,7%, il Centro -12,2%, il Mezzogiorno -10,7% (con il Sud continentale che fa -9,7% e le Isole -12,8%).

Tra le regioni italiane, sempre in termini di Pil per abitante, soltanto la Basilicata ha non solo recuperato, ma superato del 3% il livello del 2007. Secondo miglior risultato quello del Trentino Alto Adige (-1,9%), al terzo posto la Lombardia (-3,8%). In coda, l’andamento peggiore lo mostrano il Molise (Pil pro capite reale -18% tra 2007 e 2017), l’Umbria (-17,7%) e il Lazio (-14,6%).

Interessante in questo quadro uno studio della Svimez, che prende in considerazione il periodo 2006-2017 (quindi pre e post recessione) mettendo a confronto l’andamento Pil per abitante reale nelle regioni europee. Il risultato è che, tra il 2006 e il 2017, rispetto alla media dell’andamento del Pil per abitante dell’Ue a 28 Stati, tutte le regioni italiane, anche quelle andate meglio, mostrano un peggioramento. Per fare alcuni esempi, fatto 100 il Pil medio per abitante dell’Ue a 28, il Piemonte tra il 2006 e il 2017 passa da un indice di 118 a uno di 102 (ossia ha perso 16 punti percentuali rispetto alla media dell’Ue a 28 Stati), la Lombardia da 138 a 128, il Veneto da 121 a 112, fino all’Umbria che crolla da 104 a 83, perdendo ben 21 punti percentuali rispetto alla media Ue.

Focus sull’Umbria

La regione ha un ‘buco’, rispetto all’andamento medio del Pil per abitante italiano di 3,265 miliardi di euro l’anno che mancano all’appello.

Se l’Umbria, dal 1999 al 2017, avesse avuto lo stesso andamento del Pil per abitante della media nazionale (che, peraltro, dal 1999 al 2017 è andato male, calando come detto del 7,9% in termini reali), avrebbe nel 2017 un Pil complessivo (ossia il valore monetario dei beni e servizi prodotti nella regione nel 2017) pari a 24,837 miliardi di euro, invece dei 21,572 che ha realmente. In altre parole, nel 2017 mancano all’appello in Umbria 3,265 miliardi di euro di Pil complessivo annuo.

Un ‘buco’ annuo di grandi dimensioni se si pensa che si può calcolare che, in termini reali, negli ultimi 10 anni l’Umbria – sempre facendo il confronto con la media nazionale – ha avuto un ‘buco’ complessivo di produzione di ricchezza (frutto della somma dei ‘buchi’ di ogni anno) pari a oltre 23,7 miliardi di euro.

Per fare un altro esempio, prendendo a riferimento il 2017, anche se nei prossimi 5 anni l’Umbria avesse un andamento del Pil reale per abitante uguale a quello medio nazionale, il ‘buco’ quinquennale – derivante dal crollo degli ultimi 18 anni che ci portiamo dietro – sarebbe comunque di oltre 11,8 miliardi di euro.

Quanto all’andamento delle due province umbre, in termini di valore aggiunto per abitante (l’Istat per le province non fornisce il dato del Pil per abitante, ma quello del valore aggiunto per abitante, che al momento si ferma al 2016 differisce dal Pil per alcuni elementi), tra il 2007 – ultimo anno prima della grande recessione – e il 2016, il calo in termini reali sia stato molto pesante per entrambe le realtà, ma più marcato in provincia di Terni (-20,4%) che in quella di Perugia (-17,5%). In altri termini, il Ternano ha perso in dieci anni oltre un quinto della propria ricchezza annua prodotta. Di conseguenza, il Pil pro-capite della provincia di Terni, che nel 2007 era il 92,6% di quello della provincia di Perugia, nel 2016 scende all’89,3%.

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