Crisi senza fine, due poveri ogni giorno bussano alle porte della Caritas di Terni

L’identikit: famiglie italiane, senza lavoro e con i figli. Hanno bisogno di cibo e sostegno economico. Ma c’è anche chi chiede di essere “soltanto” ascoltato. Quasi cento persone sono senza una casa

Quello che sorprende scorrendo i numeri del primo rapporto sulle povertà in Umbria realizzato dalle otto Caritas diocesane della regione è uno dei dati riferito alla situazione del Ternano: 310 interventi nel 2018 sul territorio sono stati finalizzati all’attività di “ascolto”. Un elemento questo che fa il paio con quanto hanno spiegato nella loro relazione l’arcivescovo Renato Boccardo, presidente della Conferenza episcopale dell’Umbria, e monsignor Benedetto Tuzia, vescovo di Orvieto-Todi.

“Non vorrei – ha detto Boccardo – che il virus mortifero del prima noi e poi gli altri, del prima gli italiani, abbia intaccato anche le comunità cristiane che, dimenticando la dimensione costitutiva della carità in tutte le sue manifestazioni, diventano sterili e insignificanti”. “Come Caritas, spesso, diamo priorità alle opere, non siamo in grado di guardare in alto, facciamo fatica a dare speranza al nostro prossimo”, è stato invece il pensiero di Tuzia.

Di fronte ad una povertà che contamina fette sempre più ampie di società, il rischio è dunque quello del “silenzio” rispetto ad una condizione sociale che emargina, isola, oppure di una carità che si compie nel gesto di offrire qualcosa che, seppure necessario, non è tutto quello di cui, chi chiede, avrebbe bisogno.

Anche se i numeri sono da emergenza vera. Nel 2018, in Umbria, la quota di famiglie in povertà relativa è pari al 14,3%, in crescita rispetto al 12,6% dell’anno precedente. In termini assoluti il fenomeno interessa oltre 50 mila famiglie (dato Istat). Nel 2018 i centri di ascolto delle 8 Caritas diocesani hanno censito 4.599 beneficiari, di cui: 2.141 maschi e 2.456 femmine. Ancora: 2.101 erano disoccupati, 563 occupati, 270 casalinghe, 250 pensionati.

La situazione della Diocesi di Terni-Narni-Amelia è questa: 740 persone si sono rivolte nel 2018 alla Caritas diocesana. Si tratta di 322 maschi e 418 femmine, nella maggior parte dei casi con un’età compresa tra 19 e 65 anni (gli over 65 sono 79). I disoccupati sono 341, 60 le casalinghe, 40 pensionati e 38 occupati. 447 sono famiglie con figli (3 con figli disabili) mentre i senza fissa dimora sono 95 su un totale complessivo regionale di 283 persone (più di uno su tre).

La maggior parte delle richieste arriva da persone di nazionalità italiana (326) mentre 191 provengono dall’Africa, 156 dall’Europa, 30 dal contenente americano e 29 dall’Asia.

Il 76,4% delle richieste è legato ad una condizione di povertà, mentre il 56% a questioni di occupazione e il 25,6% all’emergenza casa. L’immigrazione si trasforma in un “bisogno” solo nel 6% dei casi, il 4,2% delle richieste è legato ad una condizione di detenzione.

Per quanto riguarda gli interventi: 448 hanno riguardato “beni materiali e servizi”, 171 “sussidi economici”, 38 “accoglienza”, 12 “sanità” e – appunto - ben 310 “ascolto”.

La riflessione diventa più completa se, ai dati della Caritas, si aggiungono le rilevazioni della Banca d’Italia sullo stato dell’economia umbra. In particolare, l’indagine rileva che l’indebitamento delle famiglie è cresciuto del 3%: nel 2019, “l’andamento dei finanziamenti alle famiglie si è confermato robusto – dice il dossier di Bankitalia - soprattutto per l’elevata richiesta di credito al consumo; sono cresciuti anche i mutui per l’acquisto di abitazioni. Nei primi sei mesi del 2019 l’espansione dei finanziamenti alle famiglie consumatrici si è confermata robusta (3%). La dinamica ha continuato a essere sostenuta dal credito al consumo (8,4) che è arrivato a rappresentare quasi il 30% del totale dei prestiti”.

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