Emergenza case popolari, 300 famiglie senza un tetto. E da gennaio rischio “salasso” sui canoni di affitto

Terni, mancano gli alloggi liberi e spesso gli appartamenti sono troppo piccoli. La denuncia del Movimento 5 Stelle: con il nuovo regolamento possibili aumenti del 100% sui costi di locazione, soprattutto per anziani e vedove

Famiglie senza casa e case senza famiglia. Il paradosso dell’emergenza abitativa sta tutto qui: nella città dell’acciaio sono presenti 6.351 annunci immobiliari, di cui 4.821 in vendita e 1.530 in affitto, ossia 58 annunci per mille abitanti. Il mercato immobiliare “galleggia” sulla crisi, nonostante il prezzo medio degli appartamenti in vendita (1.050 euro/m²) sia di circa l’8% inferiore alla quotazione media regionale (1.150 euro/m²) e di circa il 6% inferiore alla quotazione media provinciale (1.150 euro/m²).

L’altra faccia della medaglia è che la lista d’attesa per avere le chiavi di una casa popolare è lunghissima. Così come i tempi per smaltirla. Al bando per l’assegnazione di alloggi di edilizia residenziale pubblicato nel 2017 hanno partecipato complessivamente 500 nuclei famigliari, a fronte di una disponibilità di 96 alloggi. Di questi, 40 sono stati assegnati a chi nella graduatoria aveva un punteggio pari ad 11, gli altri 56 andranno a chi ha maturato 10 punti. Alla fine dei conti, tra assegnazione e lista d’attesa a fronte di alloggi disponibili, restano fuori circa 300 famiglie. Senza considerare il fatto che “l’assegnazione degli alloggi – scrive il Comune di Terni nel report consuntivo 2018 - è, in ogni caso, condizionata dalla grandezza del nucleo familiare, per cui non sempre risulta possibile trovare esatta corrispondenza tra le richieste degli utenti e gli alloggi a disposizione”. Quindi, non è scontato che la posizione “buona” in graduatoria corrisponda alla certezza di ottenere un tetto.

Famiglie senza casa, insomma, e case senza famiglie: domanda e offerta continuano ad incontrarsi anche perché la crisi e la mancanza di lavoro sta drammaticamente ampliando quella platea di famiglie che sono troppo “ricche” per vedersi riconosciuto il diritto ad una casa popolare, ma anche troppo povere per trovare una soluzione sul mercato.

Un cane che continua a mordersi la coda e che dal primo gennaio potrebbe trovarsi a fare i conti con un altro problema. A sollevarlo è il neo consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Thomas De Luca che rileva come l’entrata in vigore del regolamento 7/2019 approvato lo scorso maggio dalla giunta regionale dal nuovo anno comporterà l’introduzione del parametro Isee per il calcolo dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale sociale pubblica.

“Come già denunciato da alcuni sindacati di categoria – dice De Luca - questo nuovo criterio, accompagnato però da una complessa serie di coefficienti di rimodulazione, provocherà non pochi disagi ad una fascia di popolazione già vulnerabile che conta in Umbria circa 7.400 nuclei familiari, quasi 20mila persone in totale. Dalle segnalazioni pervenute al M5S, gli aumenti sarebbero generalizzati e una volta a regime, in alcuni casi, supererebbero i cento euro mensili, con incrementi del 100% rispetto ai precedenti. Maggiormente colpiti sarebbero vedove, anziani e nuclei monocomponenti che già vivono in stato di indigenza”.

“Appare quantomeno imprudente l’applicazione dei criteri Isee nella misura in cui non stiamo discutendo di un servizio specifico a richiesta o una prestazione sociale agevolata, ma piuttosto di misure di welfare e assistenza che coinvolgono un diritto, quello alla casa, richiamato dalla nostra Costituzione ribadito da numerose sentenze della Corte costituzionale. Facciamo appello al consiglio regionale e alla presidente Tesei affinché ci si muova quanto prima ed in maniera unanime per disinnescare una situazione che potrebbe diventare una vera e propria bomba sociale. Va innanzitutto posticipata l’introduzione del nuovo regolamento e nelle more aprire un tavolo che coinvolga sindacati e associazioni di categoria, finora inascoltati, per individuare quei correttivi atti a garantire equità sociale ed equilibrio nei bilanci dell’Ater”.

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