Mode Manni, lo storico negozio ternano che resiste al tempo e alla crisi: “In centro pochi negozi e poche tutele, è sempre più difficile”

Con 92 anni di esercizio alle spalle e tre generazioni di proprietari, oggi l'attività commerciale "mantiene" sei famiglie ternane

La storia di Terni e del suo commercio vista dalle vetrine di un negozio lungo Corso Tacito, al civico numero 9. Dagli esordi nel Novecento agli anni della seconda guerra mondiale, passando per il boom economico e lo sviluppo del commercio moderno degli anni Ottanta, fino alla recessione del 2000.

Quasi un secolo fa – anzi, per la precisione 92 anni fa – erano i Magazzini Mode Manni; oggi per i ternani è semplicemente Manni. Circa 400 metri quadri di abbigliamento, intimo e merceria gestiti sempre dalla stessa famiglia, un’attività tramandata da padre in figlio.

“Noi siamo gli attuali proprietari di terza generazione – spiegano Fabrizio e Raffaella Corradi – prima di noi c’erano i nostri genitori e prima ancora i nostri nonni. In questo negozio c’è la nostra vita”.

E su una cosa i due sono ben sicuri: “Non c’è nessun elisir di sopravvivenza o simili. Questo negozio ne ha superate tante, ma adesso più che mai tutto il centro storico ternano corre un rischio di desertificazione enorme. Serve un piano di rilancio organico

Le origini del negozio

Era il 13 gennaio del 1926, a Corso Tacito passava ancora il tram e Terni era una tipica città di provincia industriale. Quel giorno, due cognati di nome Umberto Ricci e Alberto Padovano presero una decisione coraggiosa: lasciare il proprio lavoro a Roma come dipendenti per comprare un’attività di merceria e abbigliamento nel centro storico di Terni.

“In quel periodo gestire un locale era una cosa davvero importante – racconta Raffaella Corradi – ed è per questo che i due, insieme alle rispettive mogli, hanno deciso di ricominciare tutto da capo e di trasferirsi a Terni”.

Tra bottoni, nastri e maglioni di lana, il negozio prende il via: “Io e mio fratello siamo cresciuti qui dentro, ci sedevamo vicino a nonna quando era in cassa a fare i conti – ricorda l’attuale proprietaria – quando è scomparso nonno Umberto è scesa in campo nostra madre Liliana Ricci insieme a nostro padre, Alfio Corradi. Io e mio fratello eravamo ancora accanto a loro, ad imparare tutto con gli occhi”.

Nei tanti ricordi di una vita passata in negozio, ce n’è uno che i due proprietari non si stancano mai di raccontare: “Durante la seconda guerra mondiale una bomba cadde proprio a piazza Tacito. Tutte le nostre vetrine si ruppero e per la via ci fu un’invasione di bottoni colorati”.

Di vecchi consigli…

A fronte delle tante chiusure commerciali degli ultimi anni, Mode Manni e la sua “resistenza” diventano quasi un caso di studio: “Non è semplice gestire un negozio così grande – spiega Fabrizio Corradi – devi avere la qualità e tanto assortimento ma allo stesso tempo devi essere competitivo con gli altri negozi, senza alzare troppo i prezzi ma senza nemmeno svendere”.

E allora, come si fa a sopravvivere? “Noi mettiamo in pratica quello che ci hanno insegnato i nostri parenti – svelano i fratelli Corradi – cerchiamo di essere presenti in negozio senza delegare niente a nessuno, di fare un passo alla volta e di essere oculato negli acquisti”.

E aggiungono: “Poi è fondamentale la cortesia, il rapporto con il cliente. Occorre seguirlo e consigliarlo senza mai essere invadente, e il confine tra le due cose è molto sottile”.

…e di problemi moderni

“Siamo rimasti veramente in pochi negozi a Terni, la gente non sa più dove andare”. I due fratelli Corradi si guardano tra di loro, sconsolati. In un momento il negozio si riempie di clienti, la storia si interrompe.

Ma quando ricominciano a parlare, non hanno più esitazioni: “Il centro storico è lasciato a sé stesso, noi commercianti non siamo tutelati. Non ci sono parcheggi gratuiti vicini e quindi i ternani preferiscono andare nei centri commerciali. Non solo le spese gestione e le tasse sono altissime, ma non c’è neppure un’illuminazione adeguata: quando spegniamo le luci delle nostre vetrine, il corso si oscura perché le luci del comune sono quasi cimiteriali”.

Sul rischio desertificazione del centro storico commentano: “È una prospettiva sempre più vicina, il centro storico ternano dovrebbe offrire qualche attrattiva, magari dando licenze a negozi importanti che non si trovano nei centri commerciali”.

Verso il centenario

“Quando e se arriveremo a festeggiare 100 anni di attività – anticipano Raffaella e Fabrizio Corradi – vorremmo poi andare in pensione. Qui siamo noi e quattro commesse, alla fine mandiamo avanti 6 famiglie”.

I due sperano in una quarta generazione di proprietari: “Mio fratello ha tre figli piccoli e io ne ho una – conclude Raffaella – ma non sappiamo se vorranno prendere in mano le redini del negozio. Serve voglia di fare, umiltà e pazienza: sono cambiate così tante cose da quando eravamo giovani che adesso non sappiamo bene neanche cosa consigliare. Con un negozio, oggi giorno si fa subito a saltare in aria”.

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