Occupazione a Terni e provincia, a rischio mille nuovi posti di lavoro

Un anno esatto dalla sottoscrizione del progetto per ‘Area di crisi complessa’. L’assessore regionale Fabio Paparelli ha fatto il punto della situazione

Terni

Le aree di crisi industriale complessa riguardano territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale. Il territorio di Terni – Narni è stato riconosciuto nel 2016 “Area di crisi industriale complessa”, ai sensi della disciplina in materia riordinata dal decreto-legge n. 83/2012 (art. 27). Successivamente in data 30 marzo 2018 è stato sottoscritto tra Ministero dello sviluppo economico, Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro - ANPAL, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Regione Umbria, Comune di Terni, Comune di Narni e Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa S.p.a. – Invitalia, un accordo di programma per l’attuazione del “Progetto di riconversione e riqualificazione industriale dell’area di crisi industriale”.

A distanza di un anno esatto però la situazione non è ancora cristallizzata, anzi lo stallo è piuttosto evidente. L’assessore regionale Fabio Paparelli, intervenendo durante la conferenza stampa del Pd, ha delineato lo scenario odierno: “Il progetto si sviluppa su due gambe. La prima fa riferimento agli avvisi per le imprese, Regione ed Invitalia ed è stato completato. Complessivamente sono stati stanziati 70 milioni di euro, per garantire 1000 nuovi posti di lavoro e ottanta progetti. Di questi 50 li stanzia la Regione Umbria tra infrastrutture, incentivi alle imprese, credito e formazione. I venti milioni restanti sono in capo al governo per ciò che concerne la legge 181 in termini di investimenti ed occupazione delle grandi imprese. Ci sono i fondi per i contratti di sviluppo relativi a Leolandia ed Alcantara, ed altrettanti accordi di innovazione riguardanti Smre e Ast. Inoltre quelli da sviluppare mediante intese tra ministeri. Come Regione Umbria siamo a disposizione per fare la nostra parte- osserva Paparelli- ma ci aspettiamo che il Ministero della ricerca metta delle risorse, sulla riqualificazione del compendio universitario a Terni. Ora però, terminata l’esperienza Calenda è rimasto tutto fermo. Il primo cittadino di Terni Leonardo Latini, il quale detiene la delega allo sviluppo economico, non ha mai sollecitato il governo per una convocazione ai tre ministeri preposti ovvero università, ambiente ed infrastrutture. E qui si fa riferimento alla seconda gamba dell’area di crisi complessa relativa all’aumento della competitività dei fattori localizzativi del territorio”.

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