Pascoli a peso d’oro, ombre sui “fantasmi” delle montagne: il business dei contributi europei

Già lo scorso anno in consiglio regionale era stato affrontato il problema dei costi per l’affitto degli appezzamenti e il rischio di speculazioni. L’esempio del Veneto

L’appello-denuncia di Mauro Piergentili rischia di essere soltanto la punta di un iceberg ben più sostanzioso. E sommerso.

Il pastore ternano ha sollevato la questione relativa all’altissimo costo di affitto dei pascoli nella montagna ternana, dopo che i terreni demaniali sono passati dalla gestione del Comune di Terni a quella dell’Agenzia forestale regionale. “Fino al 2016 pagavo circa cento euro l’anno, nel 2017 il canone d’affitto per la stessa superficie è passato ad oltre duemila euro e nel 2018 a quasi cinquemila”. Col risultato che i (pochi) pastori rimasti sono costretti a lasciare la montagna ternana. A qualcun altro che però, quei terreni, li prende comunque in affitto.

Già ad aprile del 2018, però, il problema era stato portato all’attenzione del consiglio regionale con una interrogazione presentata dai consiglieri del Movimento 5 Stelle, Andrea Liberati e Maria Grazia Carbonari, che in base ad alcune notizie che in quei giorni erano state riportate dalla stampa chiesero all’assessore all’agricoltura, Fernanda Cecchini, di avere delucidazioni rispetto al presunto fenomeno legato alla “assegnazione di pascoli in zone montane a società che prendono contributi europei, ma non ci portano gli animali” ritenendo questo comportamento “una vera e propria estesa truffa nei confronti dell'Europa, dello Stato, della Regione e dei Comuni interessati” ed un “grave pregiudizio alla libera concorrenza tra imprese”.

Cecchini disse che la Regione non era in grado di fornire i numeri rispetto al dato dei pascoli dati in affitto e l’ammontare della Pac rispetto a questa azione. Spiegò però che i pascoli in Umbria coprono circa 60mila ettari, la gran parte di proprietà privata. Circa 25mila ettari ricadono nel demanio civico e vengono assegnati con i criteri delle Comunanze agrarie dalle stesse o dai Comuni che ne svolgono le funzioni. Parlò poi del patrimonio “gestito da Afor” relativamente a monte Subasio, Monte Peglia, Selva di Meana e Alta Umbria (circa 2mila ettari) che “viene assegnato attraverso procedure di bandi all’interno dei quali non può essere inserito il criterio della residenza. Quello che è stato possibile fare è stata l’individuazione di soggetti quali giovani imprenditori”.

L’appello del pastore ternano ha suscitato anche l’interesse dell’associazione “Passione Umbria”. “Verificando sui motori di ricerca – scrivono dall’associazione - ci siamo imbattuti in una notizia datata 2018 che riporta il caso della Regione Veneto ed in particolare dell’Agenzia Veneto agricoltura. Agenzia speculare all’Afor, ma che evidentemente vede al proprio interno persone che sanno di cosa si stia parlando e che, in quanto gestore dei terreni demaniali, mette a bando ettari di terreno anche per attività di pascolo a prezzi simbolici con un canone annuo di 230 euro. Quindi è possibile ancora oggi richiedere canoni di affitto annui simbolici per attività che permettano così di fare economia, creare sistema ed evitare il degrado ambientale. Come associazione ci impegneremo per portare nelle sedi opportune tale proposta anche con una raccolta firme”.

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