Fase due, a Terni “situazione preoccupante”: “Si rischiano usura e conflitti sociali”

I bancari della Fabi analizzano le domande di accesso al credito previste dal decreto rilancio: “Umbria a due velocità, oltre al rischio criminalità esiste un pericolo per l’impoverimento di famiglie e imprese”

“Oltre al rischio criminalità esiste un pericolo di conflitti sociali per l’impoverimento di famiglie e imprese”. Nei giorni scorsi, i bancari della Fabi avevano già lanciato l’allarme usura, sottolineando il rischio che la crisi post Covid avrebbe potuto spalancare le porte alle organizzazioni criminali che, con denaro fresco, sarebbero in grado di “inghiottire” le aziende in difficoltà.

Oggi, analizzando i dati relativi alle richieste di finanziamento garantite dal decreto rilancio, quell’allarme diventa molto più concreto.

“In Umbria, da parte delle imprese sono state presentate 475 domande per la richiesta di finanziamento fino a 800mila euro (372 nella provincia di Perugia e 103 in quella di Terni) per un importo richiesto di 157.750.856 euro”.

Lo studio della Fabi rileva che “le domande presentate per accedere ai contributi sono 6.322, di cui 5.847 per richieste di prestito fino a 25mila euro e appunto 475 per i finanziamenti fino a 800mila euro. Nella provincia di Perugia le domande totali sono state 4.772 mentre nel territorio ternano 1.550. La richiesta complessiva vede l’Umbria al sesto posto della classifica nazionale con un importo medio di 43.941 euro, pari all’1,6 per cento.  Ricordiamo che la richiesta totale dei due tipi di finanziamenti è di quasi 278mila euro”.

Per quanto riguarda il dettaglio di Terni, le operazioni totali richieste sono state 1.550 per un volume complessivo prossimo ai 55 milioni, ossia lo 0,3% del totale nazionale e un importo medio di 35.295 euro. Le operazioni fino a 25mila euro sono state 1.447 (lo 0,4% nazionale) per poco meno di 29milioni di euro richiesti e un importo medio di 19.861 euro. Sono state 103 le richieste per operazioni fino a 800mila euro (0,3% sul nazionale) per poco meno di 26milioni complessivi e un importo medio appena superiore a 252mila euro.

“Sono dati questi che fotografano la situazione economica derivante dall’emergenza sanitaria Covid19 nella nostra regione e testimoniano la duplice velocità su cui si muovono le due province. Come Fabi e quindi sindacato maggiormente rappresentativo dei bancari in Umbria, abbiamo rivolto qualche giorno fa un appello alle istituzioni perché vediamo all’orizzonte il rischio usura a causa della mancanza di liquidità e delle difficoltà legate all’accesso al credito. Oggi vogliamo porre l’accento sulla marginalizzazione della nostra regione in termini di richieste e quindi erogazioni di prestiti garantiti dallo Stato che ci pone all’1,6 per cento nella graduatoria nazionale”.

“L’Umbria – sottolinea ancora Fabi - è una regione fragile dal punto di vista economico che già prima dell’emergenza Covid era attanagliata da una crisi profonda. Ora si evidenzia, anche di fronte a questi numeri, ancora di più la debolezza intrinseca del nostro tessuto produttivo, sempre in riferimento alle richieste di finanziamento fino a 800mila vede la provincia di Perugia con un 1% mentre quella di Terni con appena lo 0,3, a dimostrazione di una condizione del territorio ternano veramente preoccupante”.

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“Insomma – concludonoi bancari - se le istituzioni e tutte le componenti della società non faranno qualcosa, la nostra regione si troverà più povera e marginalizzata di prima”.

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