Il buco nero della crisi: oltre centomila persone non studiano e hanno rinunciato a cercare un lavoro

La situazione nel Ternano: più colpita la popolazione femminile, quasi un giovane su tre non ha una occupazione. Gli inattivi sono più degli occupati e di chi cerca lavoro. Boom di “nero” e precari

Secondo l’ultimo dossier elaborato da Ires Cgil, “la situazione economica nella provincia ternana, sia nel 2018 che nel 2019, conferma una difficoltà strutturale”. Un “buco nero” quello della crisi che ingoia sempre più persone e che azzera anche la “speranza” di riuscire a venirne fuori.

C’è infatti un dato che più altri dovrebbe indurre una riflessione e, soprattutto, richiede l’avvio di strumenti che finalmente riescano ad invertire la tendenza. Rileva l’Istituto di ricerche economiche e sociali del sindacato che nonostante “il tasso di disoccupazione” nel 2018 “sia risultato pari al 9,8%, in diminuzione rispetto al 2017 quando era all’11,8%”, questo elemento “non deve trarre in inganno per due motivi: intanto perché è peggiorata la qualità dell’occupazione e la maggior parte del lavoro che si è creato è povero e precario”.

“Inoltre – ed è questo l’elemento che fa scattare l’allerta - sono aumentati in maniera consistente gli inattivi, arrivati a 42.000 tra i maschi (+2,6%) e a 63.000 tra le femmine (+1,4%)”. Un dato mostruoso che dice che “in totale gli inattivi nella provincia di Terni sono 105.00, più della forza lavoro, che è la somma degli occupati e di chi è in cerca di occupazione”.

Il numero degli occupati residenti nel Ternano nel 2019 è infatti pari a 86.000 unità, il numero di persone in cerca di occupazione ammonta a 8.500 unità. Nel 2018, ultimo dato definitivo, il tasso di occupazione della popolazione in età da lavoro (tra 15 e 64 anni) era pari al 59,6%, in lieve aumento rispetto al 2017(+0,2%); la crescita si è concentrata tra gli uomini (+0.5%), mentre per le donne si è avuta una riduzione pari allo 0,1%. Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 28,7% (nel Perugino è appena superiore al 20%).

E “c’è un ulteriore fenomeno in espansione, in linea con quello che succede a livello regionale e nazionale: l’allargarsi del lavoro irregolare, riferito a situazioni di sommerso. Solo nel secondo semestre del 2018, la direzione territoriale del lavoro di Terni ha rilevato 602 casi di lavoro irregolare”, circa cento casi ogni mese. “La percentuale più elevata di casi di lavoro nero si riscontra nell’industria e nel terziario”.

Per capire, infine, come la situazione sia precaria e non solo da un punto di vista lavorativo, Ires Cgil rileva un ultimo elemento: “Dal punto di vista demografico, la dipendenza dagli anziani a Terni è più alta che a Perugia. Infatti Perugia è al 78esimo posto con indice 40,2, mentre Terni è al 98esimo posto su 107 province con indice 44,7”.

Significa che le famiglie chiudono i conti di fine mese soltanto grazie alla presenza in casa di un anziano. Unica nota positiva: l’importo medio della pensione di vecchiaia nel Ternano (1.259 euro) è tra i primi venti in Italia. Ma è davvero una consolazione magra.

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