Vertenza Treofan, Jindal si “mangia” tutto. E la tassa sulla plastica fa tremare lo stabilimento di Terni

Incontro al ministero dello Sviluppo economico, ma l’azienda “snobba” i sindacati e non si presenta al tavolo

Ancora una fumata nera per la vertenza Treofan. Al tavolo del ministero dello Sviluppo economico convocato ieri l’azienda non si è infatti presentata. “E pensare che ieri – scrivono in un comunicato congiunto le segreterie nazionali e territoriali di Filctem, Femca e Uiltec - dopo avere declinato l'incontro in Italia Mr Jindal era in Europa esattamente a Francoforte in riunione con i vertici aziendali di Treofan, uno schiaffo ai lavoratori ed al governo italiano”.

Sul tavolo sono state però illustrate le principali criticità che riguardano i siti di Terni e Battipaglia e per verificare i piani industriali del gruppo.

Per quanto riguarda Battipaglia, lo stabilimento è oramai fermo dal 18 dicembre del 2018 e i circa 60 lavoratori sono in cassa integrazione straordinaria fino a marzo 2020. “Il lavoro della società di advisor con il compito trovare soggetti interessati alla reindustrializzazione del sito è continuato durante tutta l’estate – scrivono i sindacati - senza avere avuto la possibilità di entrare nel merito, a causa dell’assenza dell’azienda e conseguentemente di Vertus. Al tavolo è emersa la presenza di alcune manifestazioni di interesse di altrettante società. Non si è potuto quindi parlare di piani industriali, di occupazione dei lavoratori, della posizione di Jindal rispetto alla cessione degli asset industriali”.

Il carico produttivo pesa dunque tutto sul sito di Terni, ma la situazione “è risultata molto incerta, per quanto riguarda le prospettive future. È stata inoltre portata a conoscenza del tavolo la presenza di una preoccupante comunicazione aziendale che annuncia che dal 1 gennaio il prodotto di punta dello stabilimento di Terni sarà commercializzato sul mercato con il marchio Jindal, non più Treofan, e che lo stesso sarà prodotto anche negli altri stabilimenti europei del gruppo. L’esclusività del prodotto, che rappresenta oggi l’80% della produzione, ha finora garantito la marcia a ritmo serrato degli impianti, tanto da mettere in difficoltà la gestione delle ferie e il ricorso a prestazioni straordinarie, visti i carichi di lavoro. Nell’ambito della discussione si è denunciato il ritardo della realizzazione del piano prospettato dall’azienda per il 2019, nei tavoli precedenti, in termini di investimenti economici e assunzioni annunciate del personale”. Secondo i sindacati, l’azienda “non ha rispettato gli impegni sul rapporto tra unità lavorative e volumi prodotti, negando i trasferimenti intercompany dei lavoratori di Battipaglia in Cigs a Terni, prima annunciati e poi non realizzati, senza alcuna giustificazione”.

Una “ulteriore preoccupazione” deriva dalla legislazione in corso di approvazione, contenuta nel DEF, che inserisce un’imposta aggiuntiva sugli imballaggi da fonte fossile (la “tassa sulla plastica”) che rischia nel breve periodo “di accelerare la riduzione della domanda sul mercato italiano ed europeo, mettendo a rischio l’intera filiera produttiva e l’indotto del Boop in Italia. Questo ci fa essere fortemente preoccupati per tutti gli stabilimenti Jindal presenti sul territorio nazionale”.

Questioni complicate che ora torneranno sui tavoli della trattativa il prossimo 29 ottobre. Da quell’incontro “i lavoratori e le organizzazioni sindacali si attendono risposte chiare sui progetti e piani industriali futuri che mettano gli stabilimenti presenti nel nostro Paese in condizioni di lavorare, produrre ed essere maggiormente competitivi anche sullo scenario internazionale. In assenza di tutto ciò, la risposta dei lavoratori sarà determinata e proporzionale all’atteggiamento aziendale e coinvolgerà tutti i dipendenti di Jindal/Treofan presenti sul territorio nazionale”.

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