Regionali, candidati sulla “graticola” degli inceneritori: ecco cosa dicono, fra promesse e marce indietro

Il “civico” Fora apre le danze: no grazie. Il programma di governo giallorosso e la posizione della Lega. Il documento sottoscritto da 40 sindaci e inviato all’Auri

La legislatura che si aprirà il 28 ottobre prossimo dovrà fare i conti con una emergenza ambientale e politica. Perché le discariche dell’Umbria hanno i giorni contati ed è presumibile che entro il 2025 vadano a “saturazione”. Ossia, non si saprà più dove mettere i rifiuti.

“Il prossimo consiglio regionale dovrà fare scelte importanti”, diceva tempo indietro Antonino Ruggiano, sindaco di Todi e attuale presidente dell’Auri, l’Agenzia regionale che si occupa di rifiuti e servizio idrico. E la scelta è la seguente: accendere o no un nuovo inceneritore in Umbria?

Il tema – caro soprattutto al Ternano, indiziato principale del “dove” collocare l’ipotetico impianto – è dibattuto, controverso e, soprattutto, irrisolto. La spada di Damocle pende sull’Umbria dalla fine del 2015, quando cioè il decreto Sblocca Italia (premier Matteo Renzi, ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti) individuò la necessità di realizzare 12 nuovi impianti di incenerimento in 10 regioni italiane, tra cui l’Umbria.

Nel 2017, ai “no” espressi dai vertici istituzionali dell’Umbria – governata da una giunta di centrosinistra – si aggiunge la protesta che la Lega esprime in diverse sedi. Si comincia con il Comune di Passignano sul Trasimeno dove viene proposto dal Carroccio un odg che impegna la giunta regionale alla redazione di un nuovo piano regionale dei rifiuti dal quale sia stralciata la possibilità di eventuali inceneritori, anche soltanto per quel che riguarda il Css, combustibile solido secondario. L’idea è di estendere l’odg a tutti i comuni del Trasimeno e ad altri municipi della Regione (come Todi o Città di Castello) e di interessare della questione anche il consiglio regionale con gli “alfieri” Mancini e l’ex leghista Fiorini.

Il “no” della Lega suscitò in alcuni consessi le prese di posizione di Forza Italia che, proprio per la distanza su questo tema, suggerì di ritirare gli atti che dunque non vennero mai discussi. 

Posizione questa che viene confermata nel contratto di governo fra Lega e 5 Stelle nel quale (al capitolo 4) si parla di “una corretta e virtuosa applicazione dell’economia circolare” che “comporta una forte riduzione del rifiuto prodotto, una crescente percentuale di prodotto riciclato e contestualmente una drastica riduzione della quota di rifiuti smaltiti in discarica ed incenerimento, fino ad arrivare al graduale superamento di questi impianti, adottando metodi tecnologicamente avanzati ed alternativi”.

Il ribaltone arriva qualche mese dopo, quando il leader della Lega, nonché vicepremier e ministro dell’interno Matteo Salvini, parla della necessità di costruire “un impianto per ogni provincia perché se produci rifiuti li devi smaltire”.

Dichiarazioni queste che, probabilmente, contribuiscono ad aumentare le distanze tra Lega e 5 Stelle e ad innescare il divorzio che porta al nuovo governo M5S-Pd. Il quarto tra i 26 punti proposti dal M5S per l’alleanza coi dem nel “Conte-bis” parla di un “cambio di paradigma sull’ambiente” e dice “basta” a “inceneritori e trivelle, sì alla economia circolare e alla eco-innovazione”.
Anche in questo caso, sarà necessario fare una sintesi tra le posizioni pentastellate e quelle del Pd che, almeno sulla carta, mette al bando gli inceneritori, pur assumendo poi decisioni come quelle che nel 2015 sembravano portare in tutt’altra direzione. Una “dicotomia” come quella della Lega, in bilico fra “ambientalisti” e “pro-inceneritori”.

Sganciato dai vincoli di partito è al momento Andrea Fora, candidato in pectore del centrosinistra – a meno di imprevisti “impallinatori” – che dedica una delle sue prime uscite programmatiche proprio al tema degli inceneritori. “In queste ore – scrive Fora - stiamo scrivendo uno dei punti che più mi sta a cuore: il concetto di ‘Alleanza umbra per il clima’ con l’obiettivo di abbattere i livelli di CO2 e promuovere la green economy attraverso anche la promozione delle comunità energetiche. Per ottenere questo risultato occorrono alcune azioni principali di cui per ora elenco solo alcuni titoli: catturare la Co2 per ridurre l’impatto ambientale della regione, Umbria regione plastic-free grazie all’alleanza contro la plastica, promozione della cultura del rifiuto zero e del riuso e guerra agli inceneritori con la realizzazione di micro impianti di prossimità”.

Fora sembra dunque intercettare il documento che una quarantina di sindaci umbri hanno a fine luglio inviato ad Auri, soprattutto nei passaggi chiavi che riguardano termvalorizzazione e Css. “Uno degli obiettivi più volte ribaditi a livello istituzionale è la chiusura del ciclo di rifiuti, ovvero l'autosufficienza a livello regionale nella gestione complessiva dei rifiuti compresa la parte terminale dello smaltimento tramite discarica o termovalorizzazione. Pur considerando questo obiettivo prioritario, si propone di verificare per la sua realizzazione la collaborazione con le regioni limitrofe in un accordo interregionale finalizzato ad abbassare i costi, stabilizzare i flussi, evitare la saturazione dell’impiantistica umbra e scongiurare la realizzazione di un costoso – e superfluo – termovalorizzatore. L’eventuale produzione del combustibile solido secondario dovrà essere predisposta solo in accordo con i Comuni interessati ed escludendo qualsiasi forma di incenerimento in impianti esistenti non esclusivamente dedicati: coerentemente con le previsioni di piano regionale che contemplavano ipotesi di smaltimento di Css fuori regione”.

“Il tema degli inceneritori è sempre oggetto di divisioni e dibattito, ma io credo - conclude Fora - che un candidato presidente non possa che prendere una posizione netta e la mia è molto chiara: Inceneritori in Umbria? No, grazie!”.

La parola passa adesso agli altri candidati.

     

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