Rifiuti, discariche coi giorni contati. Ruggiano: chiudere il ciclo, il nuovo consiglio regionale dovrà fare scelte importanti

Il neopresidente dell’Auri: c’è una quota di immondizia che va bruciata, bisognerà decidere dove. E sull’idrico e le reti colabrodo: “Con le risorse che abbiamo, serviranno cento anni per sostituire le reti”

Sindaco di Todi al secondo mandato e da qualche giorno con in tasca le chiavi dell’Auri, l’Agenzia regionale che si occupa di rifiuti e servizio idrico.

Antonino Ruggiano, così com’è l’agenzia funziona o ha bisogno di qualche aggiustamento?

“L’Auri nasce riorganizzando i quattro ambiti in cui era divisa l’Umbria. Era previsto un periodo di transitorio ma è arrivato il momento di stringere e adesso l’agenzia va riorganizzata su base regionale per quanto riguarda il personale e gli uffici”.

Parliamo di rifiuti. È ormai certo che le discariche umbre vadano verso la saturazione e lei, al momento della sua elezione, ha parlato della necessità di chiudere il ciclo.

“Il problema della saturazione delle discariche esiste. Ed esiste a prescindere da un incremento della raccolta differenziata. Credo che difficilmente riusciremo a migliorare i risultati che abbiamo già raggiunto, ossia differenziare il 75-80% dei rifiuti. Se questo è il trend, andremo a saturazione comunque tra il 2024 e il 2025. Le discariche, d’altra parte, rappresentano un problema ambientale e non possiamo immaginare di realizzarne delle altre. Resta dunque una percentuale di immondizia fra il 15 ed il 20%. Cosa farne? Va bruciata. A questo punto è necessario ragionare su alcuni punti. Quanto costa portarla fuori regione o addirittura all’estero? Sarebbe più conveniente trattarla in Umbria? Termovalorizzatore o inceneritore, si tratta di un punto cruciale di politica ambientale sul quale il prossimo consiglio regionale dovrà interrogarsi per poi fare scelte importanti. Ora come ora, la politica nazionale ha posizioni molto diverse rispetto alla politica regionale. Si parla di un inceneritore per ogni regione. Sarà necessario fare un ragionamento molto chiaro con i cittadini”.

Una delle emergenze del servizio idrico regionale è invece legata alla dispersione: fatti cento i litri immessi, agli utenti ne arrivano anche meno di sessanta…

“Il sistema umbro non ha emergenze impellenti e possiamo contare su riserve idriche importanti. La dispersione è però molto costosa e non sappiamo se questa condizione di sicurezza sarà così anche tra dieci o quindici anni. Sappiamo però che, a fronte dei piani di investimento che abbiamo, con le risorse a disposizione impiegheremmo oltre cento anni per sostituire la rete idrica regionale. Bisogna dunque rendersi conto che gli investimenti non possono essere finanziati soltanto con le tariffe. Servono soldi pubblici come per tutte le infrastrutture. E anche su questo il prossimo consiglio regionale dovrà ragionare in maniera seria”.

Acqua pubblica o privata?

“L’acqua è un bene pubblico e le reti sono di proprietà pubblica. Questo però non significa che anche la gestione dei servizi debba essere pubblica. Il privato può garantire maggiore efficienza. Ma deve essere adeguatamente controllato”.

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