Lega-Fiorini, il divorzio è ufficiale: il consigliere passa al gruppo misto

Inviata la comunicazione a Palazzo Spada. Grimani (Pd): passaggio che mette il sigillo sul fallimento completo di un partito che sta facendo affondare la città di Terni

Emanuele Fiorini e Valerio Mancini

La comunicazione ufficiale è arrivata a Palazzo Spada a metà mattina: Emanuele Fiorini non è più un consigliere comunale della Lega. Il “divorzio” è stato sancito dalla nota che, ai sensi dell’articolo 25 del regolamento dell’assemblea cittadina, sancisce il passaggio dal gruppo del Carroccio al gruppo misto.

Si compie così in maniera formale quanto annunciato dallo stesso Fiorini nella giornata di sabato. Lo stesso procedimento porterà Fiorini al passaggio dal gruppo della Lega in consiglio regionale al misto.

20181228_101547-2Una separazione che continua a tenere agitato il mare della politica cittadina e che fa annotare oggi l’intervento di Leonardo Grimani, sindaco di San Gemini e senatore del Partito democratico che sottolinea come “l’uscita di scena di Emanuele Fiorini dalla Lega” sia “il simbolo di questo momento storico e politico della città di Terni che riflette a sua volta quanto sta accadendo a livello nazionale: non si può essere sempre costantemente in campagna elettorale e non si può far finta di essere all’opposizione anche quando si è al governo, in questo caso della città”.

Il Carroccio, sostiene Grimani, paga lo scotto di avere “puntato unicamente alla pancia di un elettorato stordito dalla rilevanza mediatica che hanno avuto le vicende che hanno condotto alla conclusione anticipata della precedente consiliatura, cavalcando l’indignazione con iniziative di propaganda e provvedimenti usati come ‘armi di distrazioni di massa’ e scatenando - come ha sottolineato anche il vescovo di Terni monsignor Piemontese - ‘una guerra fra poveri, con proclami miracolistici’. Messa alla prova, tuttavia, questa ha dimostrato la propria totale inadeguatezza nel governare e incapacità di prendere posizione su tutte le questioni importanti della città”. Come il palasport, il teatro Verdi, il mercato coperto, la fontana di piazza Tacito. Questioni e, soprattutto, divisioni che stanno “facendo perdere di credibilità a Terni” e stanno “facendo scappare anche quei pochi investitori, come la Fondazione Carit, rendendola sempre più isolata”.

“La fuoriuscita di Fiorini mette il sigillo su un fallimento completo di un partito che non sa andare oltre gli slogan buoni per alimentare il fuoco della rabbia e deviare l’attenzione della gente dai litigi interni e dagli insuccessi in sequenza, certificati dall’arrivo in città dell’onorevole Barbara Saltamartini in veste di commissario. Una Lega ternana sempre più in caduta libera, incapace anche di far valere il potenziale dei voti raccolti in città all’interno del direttivo regionale che affianca il segretario senatore Caparvi, nel quale i ternani sono ai margini, senza incarichi di rilievo. Come Partito democratico ci batteremo perché dopo mesi di immobilismo e di slogan, con il paravento del dissesto, si torni a rimettere al centro i veri e reali interessi della città, quelli che la Lega ha dimostrato di non saper difendere e non tenere in giusto conto. Allo stesso tempo, crediamo sia necessario tornare ad abbassare i toni dello scontro politico. Nel ribadire la ferma condanna delle scritte che recentemente hanno visto destinatario il sindaco Latini, ci chiediamo se la Lega non si renda conto di come essa stessa abbia contribuito a rialzare i toni, dando spazio ad iniziative, associazioni e movimenti che hanno rinverdito pericolose derive nostalgiche”.

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