Concessioni idroelettriche, la Regione è pronta a riprendersi il “petrolio dell’Umbria”

Question time in consiglio regionale, De Luca (M5S) chiama in causa la giunta. L’assessore Morroni: possibile una società regionale che si fa carico del parco idroelettrico

“Pensiamo ad una compartecipazione degli enti locali piuttosto che società miste. Interessante quanto fatto a Trento e Bolzano, con la creazione di una società regionale che si fa carico del parco idroelettrico. In Umbria le scadenze della gran parte delle concessioni non è imminente, ma possiamo avviare un percorso, avvalendoci di un apporto interdisciplinare, per arrivare a un testo che passerà attraverso tutte le forme di partecipazione e che potrà essere discusso in quelle fasi”.

La Regione potrebbe insomma “riprendersi” il “petrolio dell’Umbria”, ossia cominciare a gestire le concessioni idroelettriche ad oggi affidate a gestori privati. Sembra essere questa la strategia di Palazzo Donini, stando almeno alle parole pronunciate dall’assessore Roberto Morroni in risposta al quesito avanzato dal consigliere Thomas De Luca (M5S) durante il question time in consiglio regionale.

Nell’illustrazione dell’atto, De Luca ha ricordato che il decreto semplificazioni “ha stabilito che le grandi derivazioni idroelettriche debbano passare in proprietà alle Regioni alla scadenza delle concessioni o nei casi di decadenza, revoca o rinuncia alle stesse. Per questo chiediamo alla Giunta di sapere se intenda concretamente promuovere iniziative legislative volte alla regionalizzazione dei grandi impianti idroelettrici”.

“In questo modo – ha aggiunto De Luca - potrebbe offrire un’irripetibile occasione ai territori interessati, rimettendo finalmente al centro le comunità e i loro bisogni. I tempi previsti dal decreto semplificazioni sono stretti, entro il 31 ottobre 2020. Per questo sarebbe importante che nelle more dell’espletamento delle nuove gare, la Giunta presentasse un disegno di legge di modifica della legge regionale ‘33/2004’, riassegnando una quota dell’80 per cento dei canoni annualmente incassati dalla Regione ai Comuni interessati dalla presenza di tali invasivi impianti. Un secolo dopo la loro costruzione, l’Umbria ha la possibilità di riprendersi le proprie potenti centrali idroelettriche e, con esse, le connesse e gigantesche rendite finanziarie ed energetiche. Al contrario di quello che vediamo accadere oggi, con flussi di denaro esorbitanti che finiscono nelle mani di grandi multinazionali senza alcuna ricaduta per il territorio”.

Secondo De Luca, “la sola Erg che produce il 95 per cento dell’energia idroelettrica da grandi derivazioni in Umbria negli ultimi anni ha registrato utili che non sono mai scesi sotto i 100 milioni di euro con punte di 150 milioni. A fronte di questo le concessioni pagate non superano gli 8 milioni. Di questi 8 milioni ai territori interessati vengono girate le briciole. Potremmo dunque far tornare prepotentemente in campo l’interesse generale contro la deriva iperspeculativa a cui abbiamo assistito negli ultimi decenni, a discapito di asset di straordinario valore pubblico, non delocalizzabili, quali le centrali idroelettriche di grande derivazione. Potremmo così superare le assurde chiusure delle Marmore, chiamata la ‘cascata a ore’. Vicende che hanno mortificato le comunità locali e il grande potenziale turistico della Valnerina. Senza dimenticare i danni che da decenni si registrano su sponde e immobili di Piediluco a causa delle variazioni idrometriche del lago, utilizzato intensivamente come bacino di carico delle sottostanti centrali di Galleto”.

L’assessore Roberto Morroni ha ricordato che “in Umbria esistono nove impianti che possono essere annoverati quali grandi impianti, siti quasi tutti nel ternano, sette dei quali rappresentano il 95 per cento del totale e sono in concessione a Erg, con scadenza nel 2029, poi uno a Edison, la cui concessione è scaduta e un altro di Acea spa, anche questo con concessione scaduta. La Regione si trova a dover legiferare in merito entro il 31 ottobre 2020, quindi ravvisiamo la necessità di avviare prontamente questo processo”.

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“La legge presenta aspetti complessi, quali la determinazione dei canoni, gli affidamenti con procedure ad evidenza pubblica, gli indennizzi, l’utilizzo pubblico di parte dell’energia prodotta, aspetti da affrontare tenendo in considerazione i principi enunciati nell’interrogazione. Pensiamo ad una compartecipazione degli enti locali piuttosto che società miste. Interessante quanto fatto a Trento e Bolzano, con la creazione di una società regionale che si fa carico del parco idroelettrico. In Umbria le scadenze della gran parte delle concessioni non è imminente, ma possiamo avviare un percorso, avvalendoci di un apporto interdisciplinare, per arrivare a un testo che passerà attraverso tutte le forme di partecipazione e che potrà essere discusso in quelle fasi”.

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