“Uscirò a testa alta da questa vicenda, non mi fido di chi viene da Roma e di chi cerca spazietti”

Il testo integrale del discorso pronunciato dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, illustrando al consiglio regionale le motivazioni delle sue dimissioni dopo l’indagine sui presunti concorsi truccati in sanità

Pubblichiamo in forma integrale il discorso tenuto martedì 7 maggio dalla presidente della Regione, Catiuscia Marini, e con il quale ha illustrato al consiglio regionale dell'Umbria le motivazioni delle sue dimissioni a seguito dell'inchiesta sui presunti concorsi truccati in sanità.

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Gentile presidente dell’assemblea legislativa, cari colleghi dell’assemblea,

come a voi noto questa seduta dell’assemblea è dedicata alla illustrazione delle motivazioni delle dimissioni da presidente della Regione che ho trasmesso alla presidente Porzi in data 16 aprile 2019 ai sensi dell’articolo 64 comma 3 dello Statuto Regionale.

Le ragioni delle dimissioni volontarie non sono determinate da questioni personali ma da motivazioni politico istituzionali in quanto gli eventi impongono un confronto politico su temi che riguardano sia profili di ambito regionale sia nazionale e che pertanto mi inducono a motivarle davanti all’assemblea legislativa, anche per le conseguenze che il mio atto produce sull’intera istituzione regionale, essendo io eletta direttamente dai cittadini, e per il rispetto pieno che nutro nelle prerogative autonome che lo statuto regionale riserva alla stessa assemblea.

La vicenda giudiziaria, che sta interessando aspetti gestionali ed amministrativi dell’azienda ospedaliera di Perugia ipotizzando la sussistenza di condotte illecite da parte sia dei vertici aziendali sia di alcuni dipendenti dell’azienda stessa fino a coinvolgere esponenti del mondo politico-istituzionale e della società regionale, rappresenta un impatto rilevante nella nostra regione, sia per i contenuti stessi dell’indagine sia per l’effetto politico e mediatico prodotto anche sull’opinione pubblica. Ragioni di opportunità politica, istituzionale e di rispetto che nutro per l’incarico ricoperto mi hanno indotto per senso di responsabilità, per lealtà verso l’istituzione regionale a dare le dimissioni nella giornata del 16 aprile e che oggi ribadisco in questa aula, delle quali oggi voglio fornire motivazioni nell’unica sede deputata che è questa assemblea legislativa e solo attraverso questa sede fornire gli argomenti della mia decisione anche ai cittadini e all’opinione pubblica regionale.

In primo luogo, la mia posizione personale di indagata rispetto alla specifica contestazione da parte della procura della Repubblica di Perugia mi induce ad assumere una posizione di chiarezza politica ed istituzionale, che considero un “dovere” coerente con i miei principi, anche per come ho sempre interpretato la mia funzione di amministratore pubblico e di presidente della Regione, verso di voi e verso la comunità regionale.

Una vicenda che mi vede coinvolta anche personalmente non può essere ridotta ad una mera strumentalizzazione politica sfuggendo all’interesse primario che è quello di acquisire tutti gli elementi necessari a fare chiarezza su ogni profilo della stessa.

È mia intenzione, in questo momento, assicurare la massima trasparenza perché essendo eletta direttamente dai cittadini umbri non intendo assolutamente indebolire, rendere ancor più fragile quel rapporto di fiducia, già messo a dura prova in Italia ed in Europa in questo tempo politico presente, che i cittadini hanno con le istituzioni. Solo la chiarezza, la trasparenza permette a ciascuno di orientarsi e definire una propria opinione.

Il mio atto (le dimissioni) permette all’assemblea legislativa di esercitare pienamente il proprio diritto, in totale autonomia, e che io pienamente rispetterò, di decidere quale percorso politico-istituzionale intraprendere anche per gli aspetti che la vicenda giudiziaria ha sollevato.

Ritengo che l’assemblea legislativa sia l’unica sede non solo “legittima” ma anche “opportuna” per entrare nel merito delle dimissioni del presidente della Regione. Assemblea che ha il diritto di discutere in autonomia senza alcuna ingerenza e condizionamento estraneo alla sua funzione democratica.

Per questo motivo ho ritenuto, nella giornata del 16 aprile, anche al fine di tutelare l’Umbria, in modo particolare proprio la forza, l’affidabilità e sicurezza, la qualità ed appropriatezza del suo servizio sanitario - cose che non avvengono a caso ma per un duro lavoro di cui difendo il merito del nostro contributo - di rassegnare le dimissioni da presidente per consentire anche di distinguere il percorso della vicenda giudiziaria, di cui sono la prima ad avere interesse a fare chiarezza con le autorità competenti in uno spirito di leale collaborazione, non solo per consentire alla mia persona di poter dimostrare la mia più assoluta estraneità ai fatti a me contestati, ma anche di salvaguardare l’istituzione regionale che rappresento e guido nell’importante e significativo lavoro che i suoi organi politici (la giunta ed il consiglio ragionale), insieme alla struttura tecnica-amministrativa dell’ente, ai qualificati professionisti del servizio sanitario regionale hanno consentito in questi anni di far crescere la qualità dei servizi erogati a tutela della salute, le dotazioni tecnologiche e strumentali, i supporti alla ricerca scientifica e farmacologica, le innovazioni organizzative, l’appropriatezza dei livelli di assistenza, facendo dell’Umbria una regione di qualità e di eccellenza per la sanità erogata alla propria comunità.

Io ho massimo rispetto delle istituzioni e so bene che la responsabilità di presidente di Regione richiede la tranquillità intellettuale di assumere le decisioni che l’intenso lavoro quotidiano e al tempo stesso la straordinarietà e l’emergenza degli eventi impongono.

La vicenda giudiziaria ha posto una serie di temi relativi a presunti illeciti connessi ad aspetti gestionali-amministrativi del servizio sanitario.

Solo nelle sedi competenti e secondo i tempi della giustizia, che per altro sono diversi e distinti da quelli che l’agenda istituzionale e politica pone invece all’autonomia degli organi rappresentativi e politico istituzionali, sarà possibile accertare puntualmente le eventuali responsabilità individuali.

Per altro voglio anche sottolineare che tutte le persone coinvolte ed indagate nella vicenda giudiziaria hanno il diritto di poter esercitare le proprie prerogative difensive anche sugli illeciti presunti ed eventualmente assumersi le responsabilità accertate nel processo e non può essere in nessun modo questa la sede, l’assemblea legislativa (cosi come non lo è il Parlamento o il Governo come giustamente è stato ricordato da illustri esponenti istituzionali, né tanto meno la piazza reale o virtuale) per entrare nel merito dei contenuti delle posizioni individuali, non tanto per un garantismo di maniera o di facciata ma per il rispetto che in una istituzione si deve avere dello Stato di diritto, in modo particolare anche per quegli aspetti umani delle persone coinvolte che esulano dalla contestazione penale dei reati presunti.

Spetta invece politicamente ed istituzionalmente, in maniera del tutto autonoma, all’assemblea legislativa affrontare gli aspetti più politici di questa vicenda, con la forza di un dibattito vero, aperto, rivolto alla società regionale, ma anche ai tanti professionisti, dipendenti, operatori che ogni giorno fanno funzionare i servizi in Umbria a cominciare proprio da quello sanitario.

Le mie dimissioni sono un elemento di chiarezza in primo luogo per sgombrare il campo da ogni strumentalità “politica” sia nella dialettica maggioranza-opposizione, rafforzata per altro dal contesto elettorale del momento, sia all’interno delle stesse forze di maggioranza o meglio ancora della mia comunità politica, il Partito democratico, che a maggior ragione è chiamato a non prendere alcuna scorciatoia o rimozione, pensando che non debba invece misurarsi con la responsabilità politico-istituzionale del momento, sia rispetto al suo confronto interno e non è questa la sede per farlo, sia per la modalità con la quale si relaziona alla società regionale ed alle istituzioni. Sono politicamente molto consapevole anche che in situazioni di questo tipo ci sia la determinazione di taluni di approfittare delle vicende in atto per tentare di sviare il corso del confronto, “utilizzare” la straordinarietà e complessità del momento per darsi una distinzione interessata, non tanto al servizio del bene delle istituzioni o della propria comunità anche politica, ma per tentare di aprirsi uno “spazietto” di notorietà e visibilità.

Invece ponendo formalmente le mie dimissioni voglio proprio dare il contributo alla chiarezza ed anche alla trasparenza di un dibattito istituzionale e pubblico.

E lo faccio anche per quel rapporto di fiducia e stima che ho ricevuto in tutti questi anni da tantissimi umbri, cittadini, esponenti del mondo economico e del lavoro, sociale, culturale, religioso di questa regione e che anche in questi giorni mi hanno espresso i loro attestati e sentimenti di rispetto, ai quali devo spiegazioni pubbliche.

Anche per queste ragioni e nel contesto della vicenda ho particolarmente apprezzato ad esempio le dichiarazioni rese a Perugia dalla ministra della Salute Grillo che ha voluto tenere distinti gli aspetti che emergono dalle indagini dalle valutazioni sulla qualità ed efficienza del servizio sanitario dell’Umbria, cosi come i riconoscimenti espressi dal neo commissario dell’azienda ospedaliera di Perugia, al quale auguro buon lavoro, parlando di un ospedale di eccellenza nel panorama nazionale.

Così come la Regione ed in modo particolare questo organo, l’assemblea, deve essere oggi interlocutore sensibile del senso di disorientamento che pervade i professionisti, i tecnici, gli operatori di tutto il SSR a cominciare ovviamente da quelli dell’azienda di Perugia, compresi alcuni “scienziati” e professionisti medici  che nei giorni scorsi hanno voluto distinguere gli aspetti della vicenda giudiziaria sui quali tutti noi abbiamo interesse a che emerga chiarezza e verità  da quelli attinenti i risultati, la sicurezza, l’affidabilità clinica e scientifica, la qualità ed in molti ambiti clinici anche l’eccellenza del servizio sanitario umbro, a garanzia dei cittadini.

Non spetta solo a me, ma a tutti voi farlo proprio in questo particolare e difficile momento.

Le “fragilità e le debolezze” che emergono fanno appello a quel senso di responsabilità collettiva, della giunta e dell’assemblea, ma anche del parlamento e del governo per spingere ancora più il processo riformatore sia nell’ambito dei poteri legislativi regionali ma anche di una riforma a livello nazionale, non solo limitandosi alle questioni poste nella relazione tra organi di indirizzo politico e controllo e sistema sanitario ma soprattutto di affrontare decisamente anche gli effetti a circa 20 anni dalla riforma di quegli eccessi di aziendalizzazione del SSN, di una certa inadeguatezza dei sistemi di controllo, di autoreferenzialità, di corporativismo ed anche di rapporti sempre più trasparenti con il sistema sanitario, quali ad esempio quelli scientifico-accademici, quelli professionali-sindacali, quelli economici, ed anche quelli relazionali per evitare che interferiscano in maniera inappropriata sul servizio sanitario.

Questo è un punto di lavoro per tutti, una lezione da cui trarre insegnamento.

Tutto ciò lo potrà fare l’assemblea legislativa, la politica, ma anche le diverse articolazioni istituzionali e della società civile che sono chiamati a misurarsi sia con i limiti delle proprie azioni, ma anche con il coraggio di riforme ed innovazioni che aiutino a rendere sempre più efficienti e trasparenti l’insieme dei servizi.

Questa aula è un luogo istituzionale ed un luogo della politica.

E quindi mi consentirete anche una vera riflessione politica.

Da presidente di Regione, in questi lunghi, difficili e complessi 9 anni ho sempre difeso l’autonomia dell’Umbria. L’ho fatto convintamente nelle scelte istituzionali, assunte solo se funzionali a salvaguardare gli interessi sociali, economici, culturali di questa terra e dei suoi abitanti. Ho rifuggito da chi interpreta i ruoli istituzionali come funzionali ad altre finalità di consenso (e non penso tanto a quello politico ma anche a quello delle relazioni sociali, funzionali alle proprie carriere).

Mi sono confrontata con il Governo (indipendentemente dai colori politici e nel mio mandato ho conosciuto ben 6 diversi presidenti del Consiglio e 3 diverse legislature parlamentari) sempre in autonomia, mettendo al primo posto gli interessi istituzionali dell’Umbria, non temendo né subendo la forza di altri livelli istituzionali ma confrontandomi alla pari nell’interesse della mia Umbria. L’ho fatto con determinazione, carattere, studio nei tanti riparti per il finanziamento del servizio sanitario o del trasporto pubblico locale, nei programmi decisi in sede nazionale per gli investimenti nell’edilizia scolastica, nelle infrastrutture pubbliche, nella conservazione del patrimonio storico artistico e monumentale, per la salvaguardia dell’ambiente. L’ho fatto convintamente nelle oltre 200 vertenze aziendali, molte delle quali hanno avuto tavoli complessi a livello nazionale come ad esempio quello più difficile sulle prospettive delle acciaierie di Terni e del futuro del lavoro in quella fabbrica.

Nella straordinaria e difficile emergenza del sisma ho preteso un lavoro di squadra istituzionale con i sindaci, senza mai anteporre la dialettica politica alle esigenze di tutela dei cittadini e delle comunità, rivendicando con forza un quadro certo di risorse finanziarie per la ricostruzione a livello nazionale ed europeo.

Ho messo a disposizione della Regione anche le mie competenze individuali, professionali e di studio di ambito europeo per costruire insieme alla struttura regionale, alle forze economiche e sociali un quadro di programmazione strategica, una dotazione finanziaria, una strumentazione di governo utile a sostenere la regione ed i suoi cittadini, le sue imprese, le comunità civiche in una fase molto complessa della sua storia. Percorso che nei prossimi mesi sarà centrale in vista dei negoziati per il prossimo settennato 2021-24.

Non ho mai chinato la testa difronte a chi avrebbe voluto trattare l’Umbria da regione di serie B solo per il fatto che ha meno di un milione di abitanti, rivendicando la forza ed il talento non solo della grandezza della sua storia civile, artistica, culturale e spirituale ma anche della capacità operosa delle sue imprese e delle sue comunità di oggi, del senso civico delle città e delle persone, della forza della sua bellezza ambientale, rurale e paesaggistica che è frutto anche della capacità e misura delle persone e del lavoro delle istituzioni.

Rivendico autonomia. L’autonomia che l’Umbria deve continuare ad avere anche nel percorso nuovo che questo frangente della sua storia istituzionale pone. Io diffido sempre di quelli che “vengono da Roma” a dirci cosa dobbiamo fare ed ancor di più diffido di “quelli che andati a Roma” tornano con la supponenza di aver visto la città ed i suoi “poteri” e vorrebbero spiegare le cose del mondo a noi della provincia.

L’Umbria oggi è così anche grazie a quello che è stata capace di fare negli anni della sua storia antica ma anche nella sua storia amministrativa, politica ed istituzionale della Regione come istituzione, a fianco delle forze economiche e sociali, del mondo della cultura, dell’impresa, della scienza e del lavoro, con i comuni, le istituzioni scolastiche, le comunità ecclesiastiche e religiose, la ricchissima rete del volontariato e dell’associazionismo.

L’Umbria ha fatto cose positive con successo ed altre con errori e ritardi.

Ma è una Regione che può stare con orgoglio, a testa alta, nel panorama nazionale.

Non sono qui oggi a rivendicare il lavoro amministrativo e di governo di questi anni e che comunque non intendo in nessun modo azzerare nella dialettica della vicenda in corso, difenderò sempre i risultati, ma anche una cultura politica e di governo riformista che ha saputo trasformare e far crescere questa regione.

Qui non c’è un’Umbria da liberare perché l’Umbria è terra libera e democratica; i suoi uomini e le sue donne hanno difeso la libertà e la democrazia contro i fascismi, e che oggi difendono da nuovi autoritarismi e sovranismi; da decenni si articolano forze politiche di centrodestra e centrosinistra nelle principali città della regione. Assisi, Spoleto, Todi, Orvieto, Bastia Umbra, Umbertide, Montefalco, Gualdo Tadino, Perugia, Terni per citarne alcune. I cittadini valutano, giudicano, scelgono e misurano anche i risultati. Non si sono definiti modelli cosi innovativi e travolgenti da rappresentare davvero strade nuove per i servizi pubblici essenziali, lo sviluppo economico o la promozione della regione. Non sempre l’alternanza delle classi dirigenti è stata innovazione, cambiamento ed alternativa credibile. Spesso ad esempio come nel caso del ciclo dei rifiuti oppure nella gestione dei bilanci pubblici di alcuni comuni si è privilegiato anche quando si sono alternate le classi dirigenti locali la conservazione, l’immobilismo e la resistenza dello status quo.

Sarebbe troppo comodo e semplicistico limitarsi alle dimissioni di qualcuno, seppur il presidente della Regione, per segnare una svolta.

Le mie dimissioni impongono una discussione, sia per chi magari dall’opposizione si sarebbe potuto trincerare dietro il gioco della sfiducia (salvo avere posizioni ipergarantiste per i propri esponenti di governo a livello nazionale come sta accadendo in questi giorni) o per chi dalla maggioranza, meglio dire qualcuno dal mio partito volesse guardare avanti senza discutere, chiudendo una porta, senza misurarsi sulle responsabilità politiche della natura stessa di questo partito, delle sue relazioni interne e delle modalità con cui si è relazionato a parti della società cittadina e regionale, anche sulle differenze che hanno caratterizzato ciascuno di noi, dentro e soprattutto fuori da questa aula nella relazione tra forze politiche pubblicamente alternative ma spesso convergenti per alcune strategie, con un trasversalismo che ha finito per essere offuscamento di un progetto.

Sono la prima ad essere interessata ad avere un confronto pubblico su questo, perché una persona si dimette da una carica istituzionale ma non si dimette dall’impegno civile, dal diritto di parola in politica, dal dibattito pubblico.

Allora io sono molto interessata a capire quale sarà la strada nuova che si intende intraprendere, quali sono i protagonisti, quali prospettive emergeranno dal dibattito istituzionale e pubblico per il futuro dell’Umbria.

La strada nuova ha bisogno di chiarezza, di autonomia, di libertà, di laicità soprattutto quando le sfide da affrontare sono molto difficili.

Le mie dimissioni permettono questo dibattito che spetterà a voi saper raccogliere e gestire.

Voglio uscire a testa alta da questa vicenda, so di aver bisogno di un tempo distinto per il percorso della giustizia che è diverso da quello politico-istituzionale. Spero solo, da cittadina, che la politica un giorno sappia recuperare maturità e legislazione adeguata non per sottrarre gli esponenti delle istituzioni dalla giustizia o dai processi ma per garantire regole chiare, imparziali per colleghi ed avversari politici, che rendano uguali i cittadini di fronte alla legge ed anche i rappresentanti delle istituzioni, dando piena attuazione ai principi costituzionali che così garantiscono la libertà e la democrazia.

È stata una esperienza difficile, dura, sono stati anni complessi, di grandi sfide.

Gli anni della crisi economica, della difficoltà del lavoro, della ridefinizione dei conti pubblici, delle riforme, della necessità di sostenere le strade dell’innovazione e della ricerca scientifica, della tutela del welfare compromesso da una finanza pubblica nazionale in affanno.

Ho dentro di me la ricchezza di una esperienza umana ed istituzionale intensa che sono i tanti volti dei lavoratori delle aziende in crisi, dei sindacalisti nelle trattative nazionali, del coraggio degli imprenditori capaci di andare coraggiosamente decisi contro i venti della crisi, sono le tante storie umane , personali, divenute amicizie nell’emergenza del sisma, è il silenzio operoso di tanti dipendenti, collaboratori della regione, delle sue agenzie e degli enti locali che hanno contribuito a dare attuazione alle sfide poste dal programma di Governo.

Sono orgogliosa, e rivendico sì il lavoro fatto,  di una regione prima in Italia per i posti ai bambini negli asili nido grazie anche agli investimenti regionali, della forza del diritto allo studio, degli investimenti realizzati per la banda ultra larga, per la capacità di attuazione dei programmi della politica di coesione europea e di sviluppo rurale, per la forza e la solidità del bilancio economico e finanziario della regione, per un basso livello di tassazione regionale, per la tenuta del sistema di welfare e protezione sociale, per la salvaguardia dei centri storici, dei monumenti e del paesaggio, per il sostegno all’innovazione e alla ricerca scientifica, all’export e all’internazionalizzazione sostenuta anche con le politiche pubbliche, per la capacità di inclusione sociale e di accoglienza.

Questa è l’Umbria della solidarietà, la terra francescana e benedettina.

Unitamente a questo mio atto consegno a voi, colleghi dell’assemblea, le mie riflessioni con l’auspicio che possano costituire solidi elementi per una seria e matura riflessione politica da cui nessuno si può sottrarre sulle cose fatte per l’Umbria e sulle prospettive future.

Qualcuno può pensare che questo è stato per me il tornante più difficile di una storia personale, politica ed istituzionale. In parte lo è. Ma non potrò mai dimenticare la mattina del 6 marzo 2013 quando due dipendenti della regione, Margherita e Daniela vennero uccise brutalmente nei nostri uffici solo per il proprio dovere di lavoratrici del pubblico impiego. Lì ho capito quanto la durezza rabbiosa di un dibattito pubblico e mediatico può diventare un’arma pericolosa su persone difficili.

E non potrò mai cancellare la paura, l’angoscia, il senso anche di solitudine nella propria responsabilità della mattina del 30 ottobre 2016 quando una intera comunità con i suoi simboli civili e spirituali fu travolta dalla calamità del sisma.

Ho riflettuto molto se mandare un documento politico o scegliere ancora una volta il rispetto istituzionale.

Non ho avuto dubbi per cosa optare, sapendo che altre sono state le prove difficili di questi anni.

Ho lavorato solo nell’esclusivo interesse degli umbri e dell’Umbria. So di aver fatto errori, ma di aver anche contribuito a far conseguire importanti risultati a questa regione. Mi sono sempre sottratta a pratiche politiche non chiare, difendendo sempre la trasparenza. E non sarà questa la volta che mi presterò a tatticismi, che non sono nella mia indole. Posso avere sbagliato, ma so che l’onestà mi ha sempre guidato. Chiarirò la mia posizione nei tempi dovuti e ci sarà un tempo che restituirà voce alle cose fatte.

Certo la cronaca di questi giorni, la vicenda che investe il Governo, e quella di queste ore che riguarda la Regione Lombardia, mi avrebbe suggerito succosi argomenti politici per replicare agli esponenti di forze politiche di opposizione. La mia “cifra” è un’altra.

Spero che il Pd, le forze politiche del centrosinistra sappiano farsi forza del riformismo e del garantismo. Se il Pd non ha questa forza viene meno il suo profilo di forza riformista, con cultura di governo, rispettosa dell’autonomia e indipendenza dei poteri. Non si può governare l’Italia con i sondaggi di giornata, bisogna avere visione e strategia al di là del consenso del momento. Solo così si evita di uccidere il futuro di un Paese.

E con grande rispetto verso tutti e tutte, anche di chi non lo ha avuto per me, dico semplicemente grazie.

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