Silvio non “tira” più, le donne preferiscono Matteo. E anche le tute blu si gettano sulla Lega

Elezioni regionali, l’analisi del voto di Swg: il Partito democratico “resiste” grazie ai pensionati, gli autonomi mollano Forza Italia

Per fortuna che Matteo c’è. La Lega è il primo partito per ogni “segmento sociale”: donne, casalinghe, giovani, operai, autonomi. Il Carroccio fa il pieno di consensi e spodesta gli altri partiti, anche dalle “classi sociali” che - tradizionalmente - avevano punti di riferimento ben delineati.

Le elezioni regionali in Umbria sono state oggetto di una analisi di voto per segmenti sociali da parte di Swg, la società di rilevazioni fondata a Trieste nel 1981, che progetta e realizza ricerche di mercato, di opinione, istituzionali, studi di settore e osservatori, analizzando e integrando i trend e le dinamiche del mercato, della politica e della società.

La sintesi che emerge scorrendo i risultati dell’indagine - realizzata con il metodo Cat-Cami-Cawi su un campione rappresentativo di duemila elettori - è piuttosto immediata: la Lega spazza via tutto e tutti.

Tranne un “competitor” belle grosso, del quale però ci si ostina a non voler tenere conto in alcun modo: l’astensione.

E comunque, il primo segmento sociale preso in esame è quello delle donne: il 40% ha scelto il Carroccio. Percentuale quasi doppia rispetto alla quota di quelle elettrici (22%) che hanno invece assegnato la scheda elettorale al Partito democratico. Terza scelta (9% delle elettrici) è per Fratelli d’Italia, mentre il Movimento 5 Stelle accaparra l’8% dei consensi del gentil sesso. Ultimo il partito di Silvio Berlusconi: un dispiacere dopo l’altro.

Forza Italia perde consensi anche laddove era riuscita a creare un immaginario di speranza: nel ceto medio (solo il 6% degli elettori scelgono l’azzurro) a fronte di una valanga di voti incassati dalla Lega (36%), nel ceto basso (5% degli elettori a Forza Italia, 41% alla Lega) con un ulteriore elemento da analizzare. La sinistra - o quel che ne resta dentro al Pd - abdica a favore dei Fratelli d’Italia e in coda alla classifica troviamo lo stesso Movimento, nonostante il battage agganciato al reddito di cittadinanza.

Forza Italia, dicevamo, crolla anche nel consenso riservato dagli autonomi: uno su tre sceglie Lega, mentre solo il 7% il partito di Berlusconi. Emblematica anche la scheda relativa agli operai: oltre la metà ha votato Lega, solo uno su cinque il Partito democratico. Segno che la lotta di classe ormai è un lontano, sbiadito ed inutile ricordo.

A tenere in piedi le sorti del Partito democratico ci pensano soltanto i pensionati.  Anche in questo caso, la scelta principale (34%) è ancora sul partito di Salvini, ma quasi uno su tre (29%) sente di avere il cuore ancora vicino al centrosinistra.

L’astensione, dicevamo. Domenica ha votato quasi il 65% degli aventi diritto. L’altro 35% è rimasto a casa. La percentuale, mediamente, torna anche nelle rilevazioni Swg, con picchi però importanti. Per esempio fra le casalinghe: il 54% non ha votato. O fra gli stessi pensionati: uno su due ha deciso di non decidere. Fra le donne (46%) o fra i giovani (39%)

Swg ha fatto infine un confronto tra Regionali 2015 e 2019. Quattro anni fa il Pd era primo, in Umbria, in 89 comuni su 92. Oggi, quarantotto ore dopo la chiusura delle urne, il risultato si è ribaltato: la Lega è prima in 85 comuni.

Ancora più evidente il dato riferito alla coalizione: nel 2015 il centrosinistra era primo in 63 comuni, oggi il centrodestra è avanti in 86 municipi. Sarà pur vero che fra le due tornate elettorali di acqua sotto i ponti ne è passata molta, che la politica si è stravolta e così via. Però, farsi qualche domanda sarebbe forse necessario.  

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