Le elezioni regionali fanno un’altra “vittima”, lascia anche il segretario di Prc Terni

La dura lettera di Lorenzo Carletti: no alla tragicomica rilegittimazione di coloro che hanno distrutto questa regione e che adesso si apprestano a rappresentare con insopportabile trasformismo questa nuova fase.

di Lorenzo Carletti*

Alle compagne ed ai compagni, a tutti coloro che hanno sostenuto la nostra lotta in questi anni. Con questa lettera intendo comunicare le mie dimissioni da segretario politico della federazione di Terni del Prc.

Tale dolorosa scelta si rende necessaria nel contesto che attraversa il nostro partito. Non possiamo non registrare l’impossibilità nel praticare l’azione politica in totale assenza di una prospettiva chiara e di una visione in grado di restituire al Prc il ruolo che ha progressivamente perso negli anni. Vedo la nostra organizzazione schiacciata da una tendenza iper tatticista che ha consumato la nostra capacità di radicamento sociale, generando una sostanziale rinuncia all’autonomia progettuale ed organizzativa, in luogo di un atteggiamento che non produce alcun valore aggiunto e che nei fatti ha azzerato la nostra percezione.

Questa tendenza ha sostanzialmente rimosso la possibilità di rimettere al centro l’unica discussione necessaria: la ricostruzione di una forza politica comunista utile alle classi popolari ed alla ripresa di un movimento antagonista al pensiero ed al modello dominante.

La federazione ternana ha in questi anni lavorato duramente in questa direzione, mettendo al centro della propria analisi la ricostruzione di un profilo e di uno spazio della Rifondazione comunista come laboratorio per l’alternativa, rompendo ogni elemento di compromesso con il governismo ad ogni costo, incoraggiando invece un profondo rinnovamento del nostro approccio alla militanza come argine alla progressiva ed irreversibile crisi progettuale e politica.

In questo quadro la discussione sviluppata in Umbria alla vigilia delle elezioni regionali ha fatto emergere ed esplodere tutte le contraddizioni sopra citate. L’apertura di una fase inedita, con l’accordo nazionale tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, l’imposizione del “patto romano”, di un metodo estraneo alla discussione ed alle prerogative del tessuto sociale e politico della nostra regione, la legittimazione di coloro i quali hanno portato la città di Terni, la regione Umbria ed il Paese alla devastazione economica, politica e sociale rendono per me impossibile collocare la nostra storia e la nostra azione al servizio di una equazione politicista che ha come unico obbiettivo la contendibilità elettorale della regione alla destra e non la rimozione di quelle politiche scellerate che hanno generato gli attuali rapporti di forza.

La sinistra umbra non può in nessun modo essere strumento subalterno per l’affermazione di un nuovo bipolarismo dopo che per anni ne abbiamo teorizzato il suo abbattimento, praticando la proposta di uno spazio autonomo ed alternativo. Non sono disponibile ad operare la tragicomica rilegittimazione di coloro che hanno distrutto questa regione e che adesso, con largo beneplacito, si apprestano a rappresentare con insopportabile trasformismo questa nuova fase.

In questo difficile contesto la discussione politica nel partito regionale ha fatto emergere tendenze inconciliabili. La federazione di Terni aveva supportato il tentativo di costruire una “coalizione civica, verde e sociale” per le regionali dell’Umbria, ma a condizione che essa avesse mantenuto la sua autonomia dai poli esistenti.

Se dal meridione dell’Umbria forte è stato in questi anni il segnale di rottura col centro-sinistra e le sue consorterie, altri settori del Prc non hanno mai cessato di praticare accordi elettorali che hanno reso meno credibile e più fragile tutta l’organizzazione. Per questo non posso che ringraziare il segretario regionale che ha in questi anni svolto un ruolo di paziente mediazione e di garanzia, oltre che di efficace direzione politica, configurandosi come punto di riferimento irrinunciabile.

Ma tale inconciliabilità ha effettivamente origine nell’inadeguatezza del gruppo dirigente nazionale, nell’incapacità di produrre una necessaria chiarezza sul nostro ruolo di fase, sulla nostra collocazione, su quale idea di organizzazione occorre concentrare la ricerca, la teoria e l’azione.

Continuo a pensare che il ruolo dei comunisti in questa fase sia quello di dar corpo ad un grande movimento di opposizione, che faccia leva sulla legittima rabbia popolare e che sia in grado di avanzare una visione concretamente orientata al socialismo.

Il nostro obbiettivo deve continuare ad essere quello di dare teoria e forma al blocco sociale del lavoro e del precariato. Un proposito preminente ad ogni soluzione tattico elettorale.

* segretario dimissionario Prc Terni

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