Partito Democratico a Terni, diciannove mesi da incubo: depauperato il tesoretto elettorale

Le ultime tre consultazioni elettorali (4 marzo, 11 giugno 2018 e 27 ottobre) hanno segnato il passo in casa dei democratici

Partito Democratico

Diciannove mesi da incubo, la duplice vicenda del buco di bilancio cittadino e l’inchiesta sanitopoli, a connotazione regionale, ad incidere profondamente. Il Partito Democratico di Terni vive un ridimensionamento, a livello di consenso elettorale, senza precedenti. Lo testimoniano i numeri e soprattutto gli esiti delle ultime consultazioni che hanno sempre visto prevalere gli avversari politici, come mai si era verificato prima nella storia del territorio. Partiamo da un presupposto. I dati di domenica non sono disastrosi come si poteva anche ipotizzare. I dem hanno conquistato il 20,78% con 10464 voti espressi all’interno del patto civico a supporto di Vincenzo Bianconi. A livello macro la sconfitta è stata netta anche se contenuta, analizzando il dato singolo. Tuttavia è il trend ormai instauratosi in questo lasso di tempo che dovrebbe far emergere una riflessione profonda.

Depauperato il tesoretto elettorale a Terni ma non solo

In questi diciannove mesi sono cambiati i connotati politici sia a livello comunale e regionale. L’affermazione nettissima del Centrodestra, l’avanzamento di partiti come Lega e Fratelli d’Italia, il successo storico in una regione che ha sempre mostrato segnali di continuità in un’unica direzione, sono elementi inconfutabili. Citiamo un paio di numeri per fare un raffronto. Nel 2015 il Pd conquistò 12691 preferenze, poco più di duemila rispetto a quelle odierne, nella coalizione di Catiuscia Marini che ne ottenne 16408 in città. Da un punto di vista percentuale, ragguagliando i parametri si evince un crollo di undici punti a cospetto di un aumento di partecipazione alle urne riscontrabile in oltre diecimila unità. Altro aspetto sottolineato dall’istituto Cattaneo. Se da una parte l’affluenza complessiva è aumentata c’è un dato in controtendenza e riguarda proprio il centrosinistra. Una perdita verso l’astensione del proprio elettorato e un isolamento perpetrato dalla mancanza di intercettare consenso al di fuori del proprio seminato. In soldoni: il progetto proposto non convince e non attrae.

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Una fase discendente già evidenziata

Che i Dem siano in fase discendente lo si poteva constatare già dal 4 marzo 2018 allorquando furono superati, in termini di consensi, dal Movimento cinque stelle. I candidati nazionali alla Camera ed al Senato (anche in quel caso Donatella Tesei ndr) addirittura si classificarono al terzo posto dietro alle proposte del centrodestra e dei pentastellati. Il tonfo più clamoroso però lo si constatò al termine delle amministrative dove, per la prima volta nella storia del municipio ternano, il centrosinistra rimase fuori dal ballottaggio. Al di là del buon lavoro fatto sui territori - Marmore e Piediluco ad esempio tengono botta – e sui banchi dell’opposizione di Francesco Filipponi e Valdimiro Orsini (interpellato nei giorni scorsi dalla nostra redazione aveva smentito il suo passaggio ad Italia Viva) c’è bisogno di una profonda e seria riflessione all’interno. Una riflessione che dovrà coinvolgere l’intero perimetro regionale per cercare di ripartire con una proposta e soprattutto interpreti nuovi. Una discontinuità necessaria per tentare di mettersi alle spalle questo periodo davvero negativo.

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