Canoni idrici, Paparelli: polemica inutile per mascherare la figuraccia rimediata con Piediluco

Il vicepresidente della Regione: tariffe raddoppiate grazie al centrosinistra, mai proposte simili sono arrivate da chi oggi solleva il problema e incassa lauti vitalizi mensili

Riceviamo e pubblichiamo un intervento firmato da Fabio Paparelli, vicepresidente della Regione Umbria, sulle recenti polemiche relative alla questione della ridistribuzione dei canoni idrici.

Le dichiarazioni che ogni tanto vengono rese sul tema dei canoni idrici, da ogni dove, denotano disinformazione e non conoscenza delle leggi regionali e delle procedure di formazione delle stesse, finendo per essere strumentali. Un esempio sono state quelle rese dalla Lega per mascherare la figuraccia rimediata, in occasione della firma del protocollo su Piediluco, così come rischiano di esserlo quelle che ne sono seguite e che con esse fanno il paio. I canoni idrici, come quelli per le acque minerali, come l’addizionale Irpef etc. sono entrate ordinarie della Regione, così come per i Comuni lo sono la Tari o altre entrate, di natura tributaria o extra tributaria, e servono a coprire le spese previste dalla finanziaria e dal bilancio regionale. In particolare, le entrate derivanti direttamente o indirettamente dallo sfruttamento del nostro reticolo idrico dovrebbero essere prioritariamente destinate al mantenimento dell’assetto idrogeologico dell’intera Regione.

Occorre invece sottolineare che, per la prima volta dal 1970, anno di nascita della Regione, la giunta regionale, accogliendo una mia proposta, ha raddoppiato tali canoni, esclusivamente gravanti sui grandi impianti di derivazione idroelettrica, per poi destinarli, attraverso una apposita legge approvata dal consiglio regionale, e per una parte degli stessi, al finanziamento di progetti di sviluppo di alcuni territori, sui quali insistono tali impianti ( Terni, Narni, Cerreto, Baschi ed Alviano).

Essendo appunto entrate ordinarie della Regione, è del tutto ovvio e scontato che l’ente che deve gestirli e decidere come destinarli non possa che essere la giunta regionale ed i consiglieri regionali democraticamente eletti.

Dovrebbe essere noto agli amministratori che una legge regionale, così come quelle statali, che comporta impegno di spesa, deve recare nel testo normativo l’oggetto della spesa stessa ed i capitoli correlati di bilancio da cui attingere i fondi. Dopo aver finanziato per tre annualità, 2015-2018, progetti di decoro urbano, buche stradali, rifacimento di marciapiedi ed eventi turistici (di cui il solo Comune di Terni deve ancora spendere 1,2 milioni circa appunto per decoro urbano, strade e marciapiedi, da rendicontare entro il 31/12/2019) il consiglio regionale ha deciso, per il triennio 2019/2021 di finanziare, con 4,8 milioni, l’impiantistica sportiva (3 milioni), i grandi eventi (821.000 euro) ed i nuovi progetti di decoro urbano (979.000 euro).

Giova anche ricordare altre due cose per porre fine a questo strumentale giochino:

1) ci sono assessori, consiglieri, forze politiche e politici, anche della Lega, che prendono dalla Regione lauti vitalizi (4.500 euro) ogni mese, che negli anni in cui hanno avuto l’onore di rappresentare Terni in consiglio regionale, non hanno mai presentato alcuna proposta simile a quella che la maggioranza di centrosinistra che governa la Regione è riuscita a far approvare;

2) la scelta di finanziare prioritariamente l’impianto di Piediluco, con 1 milione tra risorse regionali, Erg e Fondazione Carit, per dare alla città un impianto definitivo e di caratura internazionale, è stata condivisa con il sindaco e l’assessore competente sia dal punto di vista politico che tecnico, oltre che con la stessa Fondazione Carit e la FIC.

Un’ultima annotazione mi sia consentita. È molto pericoloso insistere su un atteggiamento leghista di rivendicazione territoriale come quello utilizzato. Pensiamo a cosa accadrebbe se la Lega chiedesse a Perugia o altrove ciò che chiede strumentalmente a Terni. Pensate se le entrate della Regione, prodotte a Perugia, da alcuni settori, fossero spese solo a Perugia e lo stesso accadesse a Foligno o Città di Castello, ammesso che ciò fosse possibile.

Un po’ di serietà e correttezza dunque non sarebbe male: abbiamo fatto un bella conquista con una legge speciale di cui beneficiano i ternani in particolare, valorizziamola e teniamocela stretta. Il peggio è sempre dietro l’angolo. Terni docet.

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