Primarie Pd, anche nel Ternano s’impone l’asse Bocci-Marini

Poco più di 5.700 votanti, sono circa 3.400 le preferenze per l’ex sottosegretario. Verini poco oltre i 2.200 voti | I voti in tutti i seggi della provincia | Verso il 3 marzo, Corallo contro Ascani: in questo partito alcuni sono più uguali di altri

Gianpiero Bocci. Il nome dell’ex sottosegretario è stato scritto per oltre 3.400 volte sulle schede che ieri sono servite ad eleggere il nuovo segretario del Partito democratico dell’Umbria. Vince dunque l’asse con la presidente della Regione, Catiuscia Marini, a discapito del ticket che – capeggiato dal vicepresidente della giunta regionale, il ternano Fabio Paparelli – sponsorizzava invece la candidatura del deputato umbro, Walter Verini.

I risultati

Con 3.433 preferenze, Gianpiero Bocci incassa il 60,22% dei consensi, lasciando al rivale Verini 2.268 voti (39,78%): su 5.734 votanti, i voti validi sono stati 3.701 con 13 schede bianche e 30 nulle.
Bocci si impone per una manciata di voti a Terni, conquista Orvieto ed Amelia ma perde a Narni.

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Verso le primarie nazionali

Il voto di domenica, oltre a rimettere in sesto un partito che esce sfibrato da una lunga stagione di polemiche e conflitti, diventa determinante per le prossime scadenze elettorali (le europee di maggio e, soprattutto, le amministrative di primavera) e per l’appuntamento con le primarie nazionali dei democratici che si terranno il prossimo 3 marzo. E proprio in chiave nazionale, una polemica investe indirettamente l’Umbria. A sollevare la questione è uno dei sei candidati alla segreteria del partito, Dario Corallo.
“Ieri è successa una cosa e ve la voglio raccontare perché credo sia importante. Mi ha chiamato Francesco Boccia e mi ha detto che Roberto Giachetti e Anna Ascani (deputata umbra, ndr) non hanno consegnato le firme necessarie a presentare la loro candidatura che, però, è stata accettata lo stesso. Mi ha detto anche che era pronto a prendere provvedimenti, ma non so se lo ha fatto. Il punto però è che io, come tutti gli iscritti, non sarei mai venuto a sapere di questa decisione. Noi abbiamo deciso di presentare un ricorso affinché la loro candidatura non sia ammessa. Senza che adesso ci incastriamo sui numeri, il punto è semplice: le 1408 firme consegnate da Giachetti sono meno delle 1500 necessarie, non si scappa. Il motivo che ha spinto la commissione ad ammetterne la candidatura – ha scritto Corallo sul suo profilo facebook all’indomani della data ultima per la presentazione delle candidature - stando alla delibera, è perché ‘lo Statuto è improntato allo spirito di partecipazione’. Se le cose stanno così, perché allora costringere i candidati a una raccolta firme? Perché non permettere a chiunque di candidarsi liberamente? Perché servono delle regole. E purtroppo queste regole sono state infrante. E il fatto che si tratti di ‘big’ rende questo errore ancora più grave, inutile e - non so se è la parola giusta - arrogante. Soprattutto se questo errore arriva da chi già in passato ha dimostrato di non avere rispetto per le regole di una comunità (per via dell’accumulo di cariche). Perché la stessa premura non sarebbe stata usata per chi, sconosciuto come noi, si fosse trovato nella stessa situazione. Perché nessuno ha chiesto loro di aspettare l’ultimo secondo per candidarsi. Perché chi ha degli incarichi deve essere più rigoroso, non meno. Perché il rispetto di una comunità passa per il rispetto delle regole che questa comunità si è data. Probabilmente il nostro ricorso non sarà accolto dato che la commissione chiamata a giudicare è la stessa che ha deliberato per la loro ammissione, ma finalmente sarà sancito un fatto evidente a tutti e, però, sempre negato: in questo Partito alcuni sono più uguali di altri. E allora questo ricorso lo abbiamo fatto per tenere fede a quello che da anni ci diciamo tra di noi, nelle sedi di partito e nelle riunioni della giovanile: se qualcuno sbaglia non può restare impunito; se si vogliono cambiare le cose si deve innanzitutto dare l’esempio”.

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