L’acciaio, la città operaia e il trionfo della Lega: il “caso” Terni fa il giro d’Europa

Il quotidiano spagnolo La Vanguardia dedica un lungo reportage alla storia recente della città: “Umbria e Terni sono stati solo un avvertimento. La sinistra italiana ha qualche mese per reagire”

Un presidio di lavoratori Ast

Si intitola “Italia, la rabbia della cintura rossa” il lungo reportage che il quotidiano spagnolo “La Vanguardia” – nato alla fine dell’800 e pubblicato oggi in lingua spagnola e catalana – dedica al “caso” Terni. Un viaggio nella città operaia, nel malcontento della classe operaia, cercando di capire le ragioni del plebiscito che dal 2018 nelle urne continua a premiare la Lega, avendo fatto di Terni una delle prime grandi città ad essere governate “dall’estrema destra”.

Il pezzo si apre con alcune riflessioni di Eugenio Raspi, scrittore di origini narnesi, che più di altri ha tracciato i contorni della “metamorfosi” di Terni nel suo libro “Inox”.

E appunto, la storia di Terni non può essere letta senza guardare alla sua grande fabbrica. Come molti altri giovani ternani, Raspi è entrato in Ast nel 1990. “Abbiamo pensato che entrare nell’AST fosse come ottenere una posizione ufficiale. Per molti anni è stato così. Ora non più”, è scritto nell’articolo, ricordando che dai circa 15mila lavoratori degli anni Settanta, oggi la fabbrica ne accoglie meno di tremila  

“…Come nel Michigan o a Manchester, gli abitanti di Terni (…) guardarono principalmente a sinistra. Al culmine della sua attività, Terni è cresciuta all’ombra della fabbrica e almeno un membro di ogni famiglia ha lavorato nello stabilimento. La città era un bastione del comunismo di Enrico Berlinguer quando i lavoratori potevano fermare il polmone d’acciaio e gli scioperi erano potenti. Ora, dopo il passaggio dell’uragano della globalizzazione, che rende l’acciaio speciale molto più economico in Cina e Indonesia, e dopo una dura crisi che ha ridotto l’economia di Terni, la città è governata per la prima volta dalla Lega”.

“La sinistra non è più rimasta, ha evitato di ascoltare le persone e la Lega è l’unica forza politica che affronta i bisogni reali delle persone: il lavoro", afferma il sindaco leghista Leonardo Latini nel suo ufficio, dove ha due grandi crocifissi”.

Il pezzo fa poi riferimento alle recenti elezioni regionali.

Due settimane fa la regione umbra ha tenuto le sue elezioni locali, il primo test elettorale dopo che Matteo Salvini ha deciso di porre fine al governo populista vicino ai grillini e Giuseppe Conte ha formato un nuovo esecutivo (…). L’anti-sistema e i socialdemocratici si son uniti in Umbria nella stessa coalizione per cercare di evitare ciò che si rivelò inevitabile: che la candidata della Lega, Donatella Tesei, conquistasse una regione che per più di cinquant’anni era stata governata dalla sinistra (…). Fino all’arrivo di Matteo Salvini, era impossibile immaginare che la Lega, che allora era chiamata Lega Nord, potesse avere una zona di pesca nel centro industriale. Non solo ha vinto, ma la clamorosa vittoria di quasi il 60% dei voti è stato un colpo morale per i partiti al potere a Roma, bloccati al 37% dei voti.

“Qui la gente non vota per Tesei, vota per Salvini”, afferma Attilio Romanelli, leader sindacale della CGIL, che iniziò a lavorare nell’acciaio alla fine degli anni ‘70. “Quando ho iniziato a lavorare c’erano due tipi di contratto. Ora ce ne sono 47 – continua - La sinistra non ha capito che queste riforme hanno separato il contratto tra lavoratore e rappresentanza politica, al contrario, hanno visto il loro avversario a sinistra”.

Si parla ancora della “bandiera della paura dell’immigrazione” e della situazione economica della Conca. Fino a quello che sembra un avvertimento:  

Umbria e Terni sono stati solo un avvertimento. La sinistra italiana ha qualche mese per reagire ed evitare di perdere.

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