Partecipate, scontro frontale tra Dominici e le farmacie

L'amministratore unico Sciamanna replica all'assessore al Bilancio: "Dichiarazioni affrettate e imprudenti, nessun clientelismo. Venga a vedere di persona i bilanci"

Una delle farmacie comunali di Terni

"Nessun fenomeno o atti di clientelismo, l'assessore venga a verificare di persona quello che dice". Non si è fatta attendere la replica dell'amministratore unico di FarmaciaTerni, Fausto Sciamanna, dopo le dichiarazioni "affrettate e imprudenti" rilasciate a Terni Today dal neo assessore al Bilancio del Comune di Terni, Fabrizio Dominici. L'azienda, che esprime "profonda sorpresa e rammarico" per le esternazioni del commercialista riminese replica punto per punto. 

"Pochi utili per colpa del Comune"

"Non corrisponde a verità - scrive Sciamanna - che in azienda si pratichino fenomeni o atti di clientelismo. Non corrisponde a verità che l’azienda abbia un unico studio commerciale che segue tutte le pratiche, anzi, non esiste alcuno studio commerciale di siffatta natura,  avendo l’azienda una propria struttura per la gestione tecnica, amministrativa e contabile. Non corrisponde a verità che l’azienda abbia un unico studio legale che ottiene gli incarichi - anzi, gli incarichi legali vengono attributi a rotazione secondo le procedure previste dalla normativa in materia. Non corrisponde a verità che l’azienda non produce utili, anzi, ne produrrebbe di più se l’amministrazione comunale avesse assolto ai numerosi obblighi previsti dal contratto di servizio stipulato nel settembre del 2016, se non avesse accollato all’azienda oneri improri derivanti dalla trasformazione societaria del 2016 e non avesse imposto, sempre nel 2016, inopinati tagli al personale che hanno determinato 600mila euro in meno di fatturato". 

"Lascito Falchi, ecco la verità"

"Non esiste alcun dottor Falchi che ha lasciato al Comune liquidità disponibili per la gestione aziendale - spiega l'amministratore unico - né tantomeno i fantomatici 1.3 milioni di cui parla Dominici, una farmacia e un palazzo. La farmacia ed il palazzo erano di proprietà dell’ECA e successivamente trasferiti al Comune di Terni. Non è mai esistito alcun contratto di affitto per il cosiddetto Palazzo Falchi. Il Comune ha conferito all’azienda nel 1994 un immobile storico del tutto fatiscente, con l’obbligo di finanziarne la ristrutturazione e di adibirlo a farmacia e sede aziendale. Su disposizione del Comune l’intero costo di ristrutturazione è stato sostenuto e finanziato dall’azienda, per oltre 900.000 euro, ed è stato inscritto a bilancio tra le attività alla voce “manutenzione su beni di terzi” anche su indicazione della qualificata società di consulenza Arthur Handersen, consentendone l’utilizzo trentennale. Non corrisponde a verità, quindi, che l’azienda sarebbe in rosso se avesse pagato l’affitto del cosiddetto Palazzo e oltretutto, nel momento in cui l’azienda dovesse cessare dall’uso dell’immobile prima dei trenta anni, dovrebbe ricevere dal Comune il valore residuo non ancora ammortizzato".

"Venga a vedere i conti di persona"

"Non corrisponde a verità - prosegue Sciamanna - che l’assessore Dominici abbia chiesto spiegazioni informali all’amministratore unico su detto immobile, per il semplice motivo che non vi sono mai stati colloqui di nessun genere. Non corrisponde a verità che le farmacie comunali hanno il doppio del personale rispetto alle farmacie private. Non è vero che i dipendenti dell’azienda sono tutti dirigenti visto che ne esiste solo uno. Quanto al bilancio che dovrà essere approvato, inviatianmo l’assessore in azienda per verificare personalmente, da tecnico, lo stato dei conti aziendali che, detto per inciso, hanno ricevuto il totale assenso da pare del collegio sindacale tanto in sede di controllo periodico che di relazione allegata allo stesso bilancio consuntivo".

Sciamanna conclude infine auspicando che "il Comune di Terni, intenda avviare un percorso virtuoso, improntato alla sana e leale collaborazione, al fine di valorizzare un importante asset cittadino ed evitare che esternazioni affrettate e imprudenti, contribuiscano a fornire un quadro non veritiero agli occhi di tutti gli stakeholders aziendali". Ma le premesse a quanto pare non sono delle migliori.

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