Arriva il primo stipendio della Giunta e sui social scoppia il "catfight"

Un post su Facebook scatena la rissa verbale sui costi della politica tra cittadini e amministratori vecchi e nuovi. Interviene anche la moglie del sindaco Latini: "Lavora sempre e lontano dalla famiglia, va pagato"

La giunta

I costi della politica fanno sempre discutere e dividono l'opinione pubblica. Se poi a Terni ci metti un Comune in dissesto finanziario provocato da una amministrazione di centrosinistra, che qualche piccolo sacrificio sugli stipendi lo aveva fatto, e sostituita da una Giunta di centrodestra, che ha ereditato una situazione disastrosa ma conserva le indennità piene, il mix è esplosivo. La polemica finisce sui social e scoppia quello che nel mondo del web viene definito "catfight", letteralmente la battaglia tra gatti che in rete diventa la rissa verbale a colpi di post. E che vede tra i protagonisti non solo i cittadini, schierati pro e contro, ma gli stessi amministratori e anche la moglie del sindaco Leonardo Latini.

A scatenare il dibattito un post del giornalista Marco Torricelli che rilancia dal suo profilo Facebook la determina dirigenziale, disponibile sul sito del Comune, che certifica il primo "stipendio" per la nuova Giunta. Cinque giorni di giugno, i mesi di luglio e agosto per un totale di oltre 63mila euro. Tutti gli amministratori percepiscono l'indennità piena perchè, ad eccezione di Enrico Melasecche in pensione, di Valeria Alessandrini e Sonia Bertocco che risultano disoccupate, sono liberi professionisti che non hanno intenzione di lasciare la professione mentre Benedetta Salvati ed Elena Proietti sono dipendenti in aspettativa. La legge consente di farlo e quindi per loro stipendio intero o meglio - sempre per legge - decurtato del 10%. Già nei giorni scorsi il gruppo consiliare del Pd aveva fatto notare come il costo della Giunta Latini era superiore a quella dell'ultima Giunta Di Girolamo, il sindaco medico ed ex senatore che si era ridotto fino a 563 l'indennità ovvero la cifra che doveva versare al suo partito, il Pd.

Ma se il confronto non regge con gli ultimi mesi della passata consiliatura, con l'esecutivo dimezzato dalle conseguenze delle indagini giudiziarie, il parallelo emerge con la delibera del 2014 dell'allora Giunta Di Girolamo dove alcuni assessori - non tutti - decisero volontariamente di tagliarsi di un ulteriore 10% l'indennità oltre gli obblighi di legge. Sul post i commenti impazzano tra chi, più o meno strumentalmente, si indigna o difende l'attuale amministrazione. Poi interviene addirittura la moglie del sindaco Latini, Valeria Angelelli, rispondendo a una insegnante . 

Cara prof, faccia il conto di quello che guadagna lei diviso le ore che effettivamente lavora e quello che guadagna mio marito ( con qualche responsabilità in più) lavorando oltre 10 ore al giorno con impegni che spesse volte lo portano lontano dalla sua famiglia anche sabato e domenica e capirà che è più meno la metà del suo stipendio! Ps anche lui è laureato, alta formazione post lauream in economia e storia di impresa e abilitazione alla professione di avvocato. Se lasciasse la professione il Comune dovrebbe pagargli i contributi che invece ora sono a carico suo, come del resto le spese ingenti di assicurazione per l’attività di sindaco

E poi qualche commento dopo aggiunge: "Penso che il lavoro va pagato e nessun lavoro va svilito!". Sul ring in rapida successione salgono un po' tutti, dal senatore dem e sindaco di San Gemini, Leonardo Grimani, fino al consigliere comunale di Senso Civico, Alessandro Gentiletti che prende le distanze dalle polemiche. "Penso che chi dedica il suo tempo interamente alla cosa pubblica ha diritto di essere adeguatamente retribuito - dice - essendo la politica un lavoro e non appannaggio solo dei ricchi".

Le affermazioni del consigliere di opposizione hanno un'appendice poi sulla bacheca di Gentiletti che viene redarguito dal vicepresidente della Regione, Fabio Paparelli. "Smetterei di fare da stampella alla maggioranza caro Alessandro - scrive - Il confronto con il passato è stato giudicato dagli elettori. Il Pd ha capito la lezione e spera di fare meglio in futuro. Chi governa essendosi dichiarato agli elettori meglio degli altri deve ora dimostrarlo, a partire dai costi della politica e dalla trasparenza, tanto invocata, giustamente, in passato". E ancora. "Nonostante il default finanziario che imporrebbe sobrietà il sindaco Latini ha scelto di fare 9 assessori anziché 5 raddoppiando i costi della giunta, l’assessore Melasecche, a differenza di Di Girolamo, dopo aver fatto il grillino per 5 anni, salvo poi passare alla Lega, non rinuncia ad alcuna indennità pur percependo pensione d’oro di Banca Italia (che la Lega vuol tagliare) ed il vitalizio da consigliere regionale". 

Sul post originale ci sono anche gli interventi dei dipendenti comunali indignati per l'ipotesi del ricorso al contratto di solidarietà - formalmente mai esistita - e alla fine arrivano pure i diretti interessati. "Vogliamo fermarci al dito oppure parlare della luna. Un sindaco che ha prodotto dopo 9 anni il disastro generale che ha combinato Di Girolamo non lo si trova facilmente. I documenti ufficiali sul dissesto lo certificano ma non solo quelli. Che poi avesse rinunciato a buona parte della propria indennità per giustificare il fatto che faceva il sindaco a mezzo servizio, continuando a fare anche il medico pubblico, questa è cosa che ognuno può giudicare come preferisce. Personalmente preferisco un sindaco o un assessore capaci, che lavorino 10/12 ore al giorno come fa il sottoscritto e come posso certificare fa Latini, visto che abbiamo gli uffici contigui, che diano prova di managerialità e professionalità, che percepiscano quanto prevede la legge", commenta l'assessore Enrico Melasecche prima di ingaggiare un duello con l'ex assessore alla Cultura, Tiziana De Angelis che lo "punge" ricordandogli il commissariamento dell'allora Giunta Ciaurro di cui faceva parte. 

Arriva anche il vicesindaco Andrea Giuli. "Con le indennità percepite - scrive - i singoli assessori devono pagarsi una lauta assicurazione annuale contro qualsiasi tipo di eventuale problema civile e penale e si devono anche pagare tutte le spese ordinarie di rappresentanza (cene, pranzi, colazioni di lavoro, ecc.). Ergo quella cifra lorda, tra tasse, assicurazione e spese viene sensibilmente ridimensionata.
Ho parlato di lavoro con cognizione di causa: per chi infatti, come il sottoscritto, interpreta l'impegno pubblico come servizio, senza risparmio di energie fisiche e mentali, per oltre 12 ore al giorno e con ferie minime, assumendosi responsabilità enormi, scelte enormi e rischi potenziali ogni qual volta si firmi un minimo atto, ecco che l'indennità assume una dimensione a mio avviso assolutamente proporzionata". 

E voi come la pensate?

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