Successi all’università e possibilità di carriera: le pagelle delle scuole ternane

Il dossier Eduscopio 2018 della Fondazione Agnelli: i voti medi dei diplomati, le facoltà più richieste e il tasso di occupazione di chi frequenta gli istituti superiori in città. Tutti i dati

Università o lavoro? E poi ancora: quale facoltà scegliere? Oppure: quale formazione tecnica-professionale può garantire maggiori sbocchi professionali e in minor tempo. I dati raccolti nel dossier Educopio 2018 realizzato dalla Fondazione Agnelli consente di avere elementi per provare ad orientarsi nel mondo della scuola (e del lavoro). Ecco qualche elemento di confronto per alcune delle scuole superiori ternane.

FORMAZIONE UNIVERSITARIA

Liceo classico “G.C. Tacito”

L’82% degli studenti che supera gli esami di maturità si iscrive e supera il primo anno di università. Una quota appena più alta della media nazionale degli studenti che terminano un indirizzo di studi classici (81%). Solo il 9% dei maturandi non prosegue il suo percorso di studi (la media italiana è 10%), la stessa percentuale di studenti che si immatricolano e non superano il primo anno di università (media italiana 8%).

Il voto medio alla maturità degli immatricolati è 84,6, leggermente più alto (82,1) di chi invece sceglie non proseguire i suo percorso di studi.

I maturandi del classico orientano la loro scelta universitaria su materie umanistiche (23,7%) e giuridico-politiche (18%). Segue l’area scientifica (16,1%) e l’economico-statistica (13%). Nell’11% dei casi, la facoltà è medicina. C’è anche uno 0,6% che dopo greco e filosofia si butta su scienze motorie (0,6).

Dato particolare per gli studenti del classico è che uno su tre si iscrive ad Atenei che non sono i “classici”. Uno su 4 sceglie Perugia, il 23,7% la Sapienza di Roma, mentre l’8% va nella Tuscia e il 6% a Bologna. C’è un 4% di studenti che si iscrivono alla Luiss.

Liceo scientifico “Donatelli”

Sono 131 in media gli studenti che si diplomano ogni anno, con una votazione pari a 79,7 (per chi poi sceglie di proseguire con l’università) e 70,8 per chi invece conclude la sua carriera scolastica. A proposito il tasso di “abbandono” è più alto della media nazionale per gli indirizzi scientifici: 17% contro 12%, così come è più alto anche il numero di studenti che si iscrivono al primo anno ma non lo superano: 10% a fronte di una media nazionale dell’8%. Settantatré ragazzi su 100 si iscrivono e superano il primo anno: in Italia sono mediamente 81 su 100. L’area tecnica è quella più gettonata in sede di scelta universitaria (24,7%) seguita da quella scientifica (20,1%) e da quella economico-statistica (8,2%) Solo 3 diplomati su 100 si iscrivono a medicina. Quasi la metà degli studenti del Galilei sceglie Perugia per la sua carriera universitaria (45,1%), mentre alla Sapienza di Roma vanno 15 studenti ogni 100. Sono 22 su 100 quelli che scelgono altre università.

Liceo scientifico “Galilei”4

In questa si scuola si diplomano ogni anno, in media, 172 studenti con una votazione che oscilla fra 82,2 (per chi poi va all’università) e 74,4 (chi invece si ferma). Il tasso di abbandono è del 12%, in linea con la media nazionale. Sei ragazzi su 100 (in Italia sono 8) si iscrivono al primo anno di università ma non lo superano mentre 82 su 100 si iscrivono e lo superano (la media nazionale è dell’81%).

A differenza dei “rivali” del Donatelli, gli studenti del “Galilei” hanno una maggiore propensione per la facoltà di medicina (8%) fermo restando che le principali aree di formazione restano quella tecnica 27,6%), quella scientifica (19,5%) e quella economico-statistica (17,5%).

Anche in questo caso, UniPg è la scelta principale (40%). Quasi uno studente su 5 scelgie però anche la Sapienza e uno su 3 altre università.

Istituto Allievi-Sangallo

Anche dal “Sangallo” (indirizzo tecnico, settore tecnologico) esce un numero significativo di studenti che si iscrive all’università. I diplomati medi per anno sono 46, con una votazione di 79,1 (per chi prosegue) e 68,5 (per chi si ferma). La maggior parte degli studenti (64%) sceglie comunque di non iscriversi a nessuna facoltà (la media nazionale per questo tipo di indirizzo di studi è del 57%) mentre il 5% si iscrive ma non supera il primo anno (media italiana del 9%). Uno su tre si iscrive e va avanti nel suo percorso universitario (media nazionale del 34%).

L’area prediletta è quella tecnica (65,3%) o quella scientifica (14,3%) mentre percentuali uguali riguardano chi sceglie l’aera economico-statistica, quella giuridico-politica, quella umanistica o le scienze motorie (4,1%). Quasi la metà degli studenti si iscrive all’Università di Perugia, uno su 4 sceglie la Sapienza. L’8% si indirizza verso le aule di Roma 3.

POSSIBILITA’ OCCUPAZIONALI

Istituto “Casagrande-Cesi”

Il 45% dei diplomati (che sono in media 79 ogni anno) di questo istituto ha una occupazione: il primo contratto di lavoro significativo è arrivato dopo un’attesa di 262 giorni. L’11,8% dei diplomati ha ottenuto un contratto a tempo indeterminato, mentre il 33,8% ha un contratto di apprendistato. Il 54% ha un lavoro temporaneo. In oltre il 28% dei casi, la professione trovata è trasversale rispetto al titolo di studio conseguito, mentre in oltre il 62% il lavoro ottenuto non c’entra nulla col percorso di studi. Solo nel 9% dei casi c’è coerenza tra studi e lavoro. Il 26% dei diplomati ha lavorato per più di 6 mesi negli ultimi due anni (media nazionale del 28%), il 17% rientra nel magma fluido dei Neet (né studio, né lavoro).

Istituto professionale “Sandro Pertini”

Rispetto alla totalità dei 53 diplomati medi di ogni anno, il tasso di occupazione è del 41%: per il primo contratto di lavoro significativo il tempo di attesa è stato in media di 245 giorni. A due anni dal diploma, il 21,5% degli studenti ha in tasca un contratto a tempo indeterminato, il 32,3% un contratto di apprendistato mentre il 46,1% ha un contratto temporaneo. Nel 56,5% dei casi, però, il lavoro non è coerente con il titolo di studi conseguito. Cosa che invece si verifica nel 37,7% dei casi a fronte di una percentuale ridotta (5,8%) che fa lavori “trasversali”. Quasi il 40% dei diplomati ha lavorato per più di sei mesi in due anni (il dato ricalca la media nazionale) mentre la percentuale di Neet è pari al 33% (31%) in Italia.

Istituto “Allievi-Sangallo”

L’indice di occupazione dei diplomati (90 in media ogni anno) è del 49% pur a fronte di un tempo di attesa medio di 291 giorni per il primo contratto significativo. A due anni dal diploma, solo l’11,5% degli studenti ha un contratto a tempo indeterminato. La fetta del precariato è sostanziosa (52,5%) mentre gli apprendisti sono il 36,1%. Nel 68,2% il lavoro che viene svolto non è coerente col pecorso di studi intrapreso. Cosa che invece avviene nel 25,6% delle situazioni. Il 6,2% dei contratti è trasversale rispetto al titolo di studi. Negli ultimi due anni, il 37% dei diplomati ha lavorato più di 6 mesi (media nazionale del 29%) mentre un diplomato su 5 non lavora né prosegue i suoi studi (media nazionale del 25%).

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