Università a Terni, i numeri del “baratro”: persi mille studenti in cinque anni

Il crollo fra 2016 e 2017, Forza Italia lancia l’allarme: dimenticati da Perugia, il nuovo rettore mantenga gli impegni nei confronti del polo ternano

C’era una volta l’Università. Ingegneria, medicina, economia per un progetto di alta formazione che avrebbe dovuto accompagnare lo sviluppo della città dell’acciaio. Ma a guardare i numeri, quel “sogno” si è infranto con una realtà piuttosto diversa.

Nel 2017 il polo universitario ternano ha fatto registrare 2.572 nuovi iscritti (così riporta il piano di gestione del Comune di Terni). Negli anni, le immatricolazioni sono costantemente calate: sono diventate 2.455 nel 2013 (-4,55%), 2.418 nel 2014 (-1,51%), 2.298 nel 2015 (-4,96%), 2.174 nel 2016 (-5,40%) fino a crollare di oltre il 25% nel 2017, quando il polo universitario ternano ha fatto registrare 1.627 (-25,16%). DI fatto, si sono pesi per strada circa mille studenti in cinque anni.

Secondo Forza Italia, l’emorragia di studenti deriva dal fatto che “per anni” l’università a Terni “è stata dimenticata completamente dall’Università degli studi di Perugia, che non ha mai creduto veramente nei nostri poli didattici abbandonandoli al proprio destino”.

“Nostro malgrado – scrivono Filippo Vena, responsabile provinciale settore scuola e università FI Giovani e Daniele Marcelli, coordinatore provinciale FI Giovani - questo ha rappresentato un grande errore in quanto non sono state sfruttate le grandi potenzialità che la nostra città ha sempre avuto sia da un punto di vista ingegneristico (vista la presenza delle acciaierie) e sia da un punto di vista medico (visti gli ottimi reparti ospedalieri e la competenza del corpo docente). Abbiamo appreso in campagna elettorale che il nuovo rettore (Maurizio Oliviero, ndr) ha dichiarato la sua vicinanza alla situazione ternana e ci auguriamo si apra al più presto un dialogo costruttivo al quale siamo disponibili a dare un contributo”.

“La nostra città - rilevano Vena e Marcelli - ha una predisposizione geografica naturale volta ad accogliere lo studente, è ben organizzata e può rappresentare una fonte di crescita fondamentale per tutto l’Ateneo. Abbiamo bisogno di strutture nuove per sostituire quelle ormai vecchie e decadenti, di fondi per manutenere le strutture di recente costruzione, di centri di ricerca e maggiori posti dedicata sia ai dottorandi che ai ricercatori. Abbiamo la necessità e la voglia di creare quel polo che può fare veramente la differenza, sfruttando appieno tutte le potenzialità”.

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