Donne e sport, atletica in rosa: "A Terni una grande tradizione per il lancio del martello"

Serena Argenti è l'unica lanciatrice ternana:"Giusto ridare vita alle tradizioni, siamo fiduciosi anche verso le istituzioni"

serena argenti

Una sfera metallica legata con un cavo di acciaio ad un’impugnatura. Il lancio del martello è una disciplina dell’atletica leggera molto particolare: l’atleta deve effettuare delle rotazioni prima del rilascio, facendolo ruotare sopra la propria testa. Il suo peso è diversificato tra uomini e donne, la pedana dove si esegue la prova è circondata da una gabbia. A questa disciplina si è legata Serena Argenti, unica lanciatrice a Terni nonostante la tradizione che caratterizza la città dell’acciaio. "Spesso e volentieri mi sposto in giro per le regioni a gareggiare e mi chiedono chi mi allena o dove lancio. Quando rispondo Terni e dico chi mi allena, la risposta è 'allora sei in buone mani' – sottolinea Serena - Dai veterani della specialità, Terni viene ricordata come una delle città che ospitava un’ottima scuola lanci, supervisionata dal professore Corrado Laliscia, il quale ha tirato fuori grandi lanciatori, anche olimpionici. Credo sia giusto quindi ridare vita alle tradizioni, siamo fiduciosi anche verso le istituzioni"

Serena Argenti una grande passione per lo sport

“Lo sport mi incuriosisce molto sotto tanti aspetti, tanto da essere diventato anche oggetto del mio percorso universitario, attualmente studio Management dello Sport a Roma. Prima di iniziare atletica, ho fatto calcio, pallavolo e nel 2007 con la scuola ho partecipato ai giochi sportivi studenteschi, la mia prima gara nel getto del peso. Da qui ha preso inizio un'esperienza meravigliosa. Nel mentre ho provato anche rugby, circa un anno, ma poi ho scelto di lasciare perché non riuscivo a fare entrambe. Sono circa dieci anni ormai che sono nel mondo dell'atletica e se tornassi indietro rifarei questo percorso. Ho iniziato con il getto del peso, il disco, poi alla fine il martello è quello che mi ha affascinata di più, non ci sono motivi particolari, mi è solo piaciuto più degli altri. Purtroppo di lanciatrici a Terni non è rimasto chissà cosa, ad allenarmi sono io e un'altra ragazza nel giavellotto. In Umbria ci sono dei numeri, forse pochi ancora, ma si può solo migliorare, noi lanciatori siamo positivi e perseveriamo nel portare avanti le tradizioni”.

Passione e tanta costanza nelle sedute: "Mi alleno dal lunedì al sabato e fino ad ora sono sempre riuscita ad incastrare la mia attività sportiva con l'università. In settimana svolgo solitamente due allenamenti a settimana in palestra, dove utilizziamo esercizi della pesistica e di forza speciale specifica per la disciplina. Non servono i macchinari, bastano corpo libero, piastre, bilancieri e anche una discreta fantasia. Gli altri allenamenti al campo di atletica di Terni dove lancio e svolgo lavoro di campo generale e specifico – osserva - La preparazione è studiata chiaramente in base alle competizioni di maggior rilievo a cui bisogna arrivare preparati per ottenere una buona performance, maggiormente concentrate nel periodo estivo".

Risultati, sacrifici e soddisfazioni personali

“Attualmente sono tesserata per una società di Milano, la Bracco Atletica. Nel 2012, quando ancora ero categoria Junior, ho debuttato ai Campionati italiani assoluti, dopo aver ottenuto il minimo di partecipazione. A livello nazionale, il miglior risultato ottenuto è nel 2015 come 2' classificata ai Campionati italiani invernali di lanci lunghi nella categoria Promesse. Mentre a livello internazionale, motivo di grande soddisfazione per me è stato partecipare nel 2017 alla Coppa Europa per Club di Leiria dove abbiamo vinto con la mia società, riportando l'Italia cosi per l'anno successivo al Gruppo A. Per quest'anno spero di togliermi qualche bella soddisfazione, la stagione appena passata sono riuscita ad aggiungere qualche metro al mio personale arrivando a 56,87 e raggiungendo il miglior risultato in carriera ai Campionati italiani assoluti di Pescara con la 5' posizione. Ho rinunciato a diverse cose per gli allenamenti e per le gare, ma ad essere sincera il più delle volte non mi è pesato", dice Serena riferendosi ai sacrifici profusi per dare spazio alla sua passione. "Ho rinunciato a fare tardi in diverse serate, spostato vacanze in base alle gare, iniziato a curare meglio l'alimentazione ma non in maniera ossessiva, ci sto attenta, puoi anche mangiare molto ma l'importante è non mangiare male. Alla fine non conduco una vita chissà quanto complicata o restrittiva, però ci vuole impegno e costanza. Ho avuto tempo per la famiglia, per gli amici e anche per l'amore. Se una persona vuole, il tempo lo organizza. A volte mi sono allenata anche alle 6.30 di mattina o la sera alle 9 per farci entrare tutto".

Un messaggio che profuma di sport

“Mi sentirei di dire che lo sport va provato, non si ha la certezza che ci sia uno sport più o meno adatto ad una bambina/o o ragazzo/a. Sfatiamo i miti che circolano in giro come ad esempio 'il nuoto è lo sport per eccellenza per i piccoli o da fare per primo perchè il più completo'. A mio parere, è necessario per imparare a nuotare ma il resto è discutibile. Oppure 'il rugby è pericoloso e violento', 'ci sono sport poco adatti ad una ragazza'. Provate soprattutto quello che pensate di non poter mai essere in grado di fare, perchè visto da fuori vi risulta difficile o non adatto a voi. Sperimentare è l'unico modo per poter poi conoscervi e conoscere, ve lo dice una persona che ha dovuto lottare contro la sua timidezza e paura del provare, dell'essere in grado di...”.

Il messaggio di Serena alle ragazze che vogliono cimentarsi o si stanno cimentando in un’attività sportiva: “Vi direi di coltivare la vostra passione senza limitazioni, soprattutto esterne, qualsiasi sia la vostra età o il livello di pratica, divertendosi e dando il meglio di sé fino a sentire soddisfazione nel praticare tale attività. Non sono gli altri a dover scegliere lo sport che dobbiamo praticare e come dobbiamo praticarlo, siamo solo noi a dover decidere. Una cosa che mi sento di lanciare ai genitori: lasciate liberi i vostri figli di fare lo sport che più li incuriosisce e se non c'è uno sport che li attira, allora non disperate e non perseguitateli. Assicuratevi di farli muovere comunque, portateli al parco, al mare, in montagna, non lasciateli a casa davanti al telefono. Di una cosa sono certa: non è iniziare a praticare uno sport da bambino e accumulare anni di allenamento che ti farà diventare campione di quello sport, ma aver sperimentato sin da piccoli che ti farà essere pronto a diventare un campione. Non è la quantità ma la qualità, altrimenti ora saremmo diventati tutti campioni del mondo. C'è una bella differenza. La cosa più bella del percorso – aggiunge Serena -  che ogni atleta intraprende è accorgersi ad un certo punto che lo sport ti insegna tanti valori ma allo stesso tempo ti tira fuori i valori che hai dentro di te, ti aiuta a conoscerti e a spingerti oltre. Sicuramente, l'aggettivo più brutto che mi viene in mente è faticoso, la cosa più brutta è la fatica che comunque ognuno di noi fa per cercare di tirare fuori il massimo di sé stessi, abbattere i propri limiti e raggiungere obiettivi che si è fissato. Un obiettivo già nel momento in cui uno se lo prefigge diventa un po' limitante perché ti impone una vita fatta di certi ritmi e canoni e allo stesso tempo rende, secondo me, la tua vita straordinaria”.

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