Amministrative 2019, Speciale Orvieto - Franco Raimondo Barbabella: i partiti tradizionali hanno fallito

Già sindaco e preside in pensione, la sua candidatura è sostenuta da due liste. “C’è un grave senso di abbandono e il rischio di una nuova emarginazione, questo territorio deve essere un ponte tra Umbria, Lazio e Toscana”

Già sindaco negli anni ’80, insegnante di storia e filosofia e preside in pensione, Franco Raimondo Barbabella lancia la sua nuova sfida supportato da due liste elettorali: ORVIETO 19TO24 (Fernando Pedichini, Patrizia Pelorosso, Angelo Pettinacci, Francesca Pietrantozzi, Alexandra Rosati, Carlo Tonelli, Giuliana Bagnoni, Donatella Belcapo, Mauro Bianchi, Giuseppe Bracciantini, Bernardo Carletti, Monica Cortoni, Luciano Federici, Gino Mencarelli, Luigi Menta, Gabriele Mocio) e PRIMA GLI ORVIETANI (Marcella Bianchini, Mauro Caiello, Laura Calderini, Virginia Casalicchio, Bruno Fiorenzo, Alessandro Focarelli, Elena Liotta, Angelo Lombardozzi, Roberto Meffi, Daniela Mirabasso, Fairouz Mohammed, Maria Grazia Padula, Carlo Reggiani, Antonio Sessa, Simone Tiberi, Maria Tilli).

Perché la scelta di tornare in campo?

“Per la situazione che ho visto ad Orvieto ed in Umbria. Una situazione grave, pericolosa. C’è un diffuso senso di abbandono e il rischio di una nuova emarginazione. I cittadini hanno perso la fiducia nei partiti tradizionali. E noi abbiamo lanciato questa operazione civica”.

Cosa c’è che non va ad Orvieto?

“C’è una diffusa mancanza di cura nella gestione ordinaria del territorio. C’è una sempre maggiore distanza tra i cittadini e le istituzioni e c’è una crisi dei partiti molto seria. Tutto questo lascia i problemi non risolti. Il ruolo del nostro ospedale, la gestione del ciclo dei rifiuti ed il rischio che Orvieto diventi la discarica dell’Umbria, il trasporto pubblico. Noi abbiamo mille e duecento pendolari, ma nessuno se ne interessa. Il Partito democratico, Forza Italia… Nessuno. I partiti hanno fallito. E a rimetterci è la città che non ha più un ruolo”.

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Orvieto come “corpo estraneo” nel Ternano e marginalizzata in Umbria?

“Questo è il risultato di una politica verticistica ma è anche frutto della scarsa consapevolezza che il territorio ha delle sue potenzialità. È arrivato il momento di rompere i confini amministrativi e di dare ad Orvieto un ruolo nuovo, quello di ponte fra Umbria, Lazio e Toscana”.

La sfida di domenica 26 maggio è fra cinque candidati: c’è il rischio che questa frammentazione favorisca i partiti tradizionali?

“Abbiamo rotto il giochino. I partiti pensavano che avrebbero giocato la partita fra di loro ed invece siamo arrivati noi con uno schieramento molto ampio. E stiamo diventando molto competitivi perché abbiamo spostato la politica dalla lotta tradizionale alla soluzione dei problemi”.

Il primo intervento del sindaco Barbabella?

“Una nuova legge elettorale che premi il dinamismo dei territori. L’Umbria deve smetterla di trattare i territori come fossero cosa propria. Dobbiamo immaginare un’aggregazione complessa che sappia mettere in piedi finalmente una proposta prolifica”.

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