Le 3 R del Lab.biciclario: riparazione, riuso e riciclo. “A Terni troppe macchine per essere una città pianeggiante”

Primo bilancio per la cooperativa sociale: in cinque mesi 50 abbonati e 20 bici riconvertite vendute. Adesso si punta a collaborare con le associazioni e il Comune

Entrando da via Sant’Antonio 46, di fianco alla chiesa omonima, è un bistrot. Da via Tre monumenti, invece, la porta da accesso a quello che – all’apparenza – sembra essere un semplice negozio di biciclette. Dentro, in un locale che attraversa e collega le due vie, si sviluppa un mondo fatto di parole come partecipazione attiva, riciclo, conoscenza diffusa, mobilità sostenibile.

Anche se gli ingressi sono due, il nome è uno: è il Lab.biciclario, cooperativa sociale nata lo scorso maggio grazie agli strumenti di microfinanza di BancaEtica e Legacoop Umbria. Un progetto, un laboratorio permanente dove si lavora sulla sostenibilità, l’innovazione, la ricerca e la diffusione della cultura della bicicletta in ambito urbano.

E sostenibile è anche l’allestimento del locale: “Abbiamo usato materiali di riciclo, come questi lampadari – dice Antonio Oliva, socio della cooperativa – che sono stati fatti usando i cestelli delle lavatrici. Nella nostra ciclofficina lavoriamo solo con le bici che ci vengono donate: alcune le rimettiamo a nuovo, quelle più vecchie le smontiamo e ne usiamo i materiali migliori”.

Dopo cinque mesi di attività, sono una cinquantina gli abbonati (20€ annuali che danno la possibilità di andare all’officina per ripararsi la propria bici e usare gli attrezzi e la consulenza dei soci) e una ventina le biciclette riconvertite vendute.

Terni a volte viene vissuta come una città distratta, sonnolenta – prosegue Antonio Oliva – e invece adesso è successo qualcosa, ha aperto un posto che si trova anche a Berlino, Parigi, Londra. E la cosa è piaciuta, ci siamo guadagnati una nostra clientela fatta di giovani e tanti adulti. Non è un locale alternativo, stiamo diventando un punto di riferimento per il quartiere”.

Ecco la loro storia

Il Lab.biciclario ternano nasce come ciclofficina dall’esperienza parigina del suo ideatore e presidente della cooperativa, Giuseppe Caprarelli: “Era il 2008 quando ho lasciato Roma e l’Italia per andare in Francia – racconta – volevo costruire un percorso sulla mobilità sostenibile e ci sono riuscito. Per ben due volte, perché quando sono tornato in Italia per amore, ho portato e costruito questa realtà anche qui a Terni”. Era il 2016.

In entrambe le avventure, i principi fondamentali restano gli stessi: “Non c’è gerarchia, ognuno ha il suo ruolo ma le decisioni vengono prese insieme – aggiunge – questo ci fa litigare molto spesso ma ci fa anche crescere”.

A Parigi, Giuseppe ha lasciato “8mila aderenti e 4 succursali delle quali ognuna fatturava 150-300 mila euro annui”. A Terni non è lo stesso: “Manca la volontà di innovazione, non si trovano nei ternani stessi e nell’amministrazione persone disposte a sostenerti o ad incentivarti. Gli affitti sono da capogiro, così stroncano tutti gli imprenditori che vorrebbero fare qualcosa per la città”.

Oggi nella cooperativa ternana ci lavorano otto persone, di cui due diversamente abili: Chiara Barcherini, Renato Minei, Christian Cerasoli, Rossella Frappampina, Antonio Oliva, Giuseppe Caprarelli, Elvio Persichetti e Marco Marongiu.

Cosa si fa al Lab.biciclario

“Il concetto di partecip'azione racchiude due dei nostri valori più cari: la partecipazione cittadina, capace di generare idee, e la visione di un cambiamento attivo e propositivo”.

Per questo, oltre al bistrot e alla ciclofficina, sono molte le attività proposte dal Lab.biciclario: “Abbiamo un angolo del Gruppo di acquisti di Terni, il Gat – spiegano i soci – ogni martedì sera ospitiamo qui produttori locali che si ritrovano per vendere i propri prodotti. Facciamo anche corsi di ciclo meccanica, presto partiranno quelli per bambini”.

Altri progetti in partenza sono l cargo bike per fare le consegne in centro storico e il servizio di bike sharing con i comuni della Valnerina.

Vorremmo fare progettazione sulla mobilità a Terni, collaborando anche con altre associazioni e con il Comune – anticipa il fondatore – con cui però non riusciamo a prendere contatti. Credo sia importante pensare insieme a modi di sviluppo della città, della sua salute e della nostra”.

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