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I soldi, la burocrazia e i tempi: ecco come funziona il mondo dell’adozione

Dalla domanda al tribunale per i minorenni fino al viaggio all’estero per incontrare il proprio figlio: cosa c’è da sapere per affrontare questo percorso

Sono un papà adottivo. Conosco questo mondo, i dolori ma soprattutto le gioie che questo viaggio riesce a dare. E infatti, sono recidivo: questa esperienza l’ho fatta per tre volte. Tre adozioni, all’estero, di tre splendidi bambini.

Si comincia con la domanda di disponibilità che si inoltra al tribunale per i minori dell’Umbria: la prima tappa si può affrontare soltanto dopo tre anni di matrimonio (oppure un anno di matrimonio purché ne siano attestati anche cinque di convivenza) ed è questa la “scintilla” che mette in moto tutto il procedimento. Perché il tribunale attiverà poi i servizi sociali territoriali che provvederanno a “valutare” la coppia. Sembra un’ingiustizia. Ma in realtà, con il passare del tempo e l’arrivo delle difficoltà – che toccano tutte le famiglie – ci si renderà conto che invece il supporto fornito dai servizi può risultare molto utile.

Terminato il periodo di formazione e valutazione con le equipe territoriali, assistenti sociali e psicologi (è qui che si è creato il corto circuito che sta purtroppo rallentando l’iter delle famiglie del Ternano) debbono redigere una relazione psicosociale della coppia che poi tornerà al tribunale per la sentenza di “idoneità”. Mediamente, il tribunale per i minori dell’Umbria impiega circa un anno o un anno e mezzo per emettere questa sentenza. Ed è uno tra i più veloci in Italia. L’idoneità per le adozioni nazionali ha una validità di tre anni mentre per le internazionali vale un anno. Entro questo termine, la coppia che vuole proseguire il percorso di adozione internazionale dovrà dare mandato ad un ente accreditato che la seguirà in tutto l’iter. L’elenco completo di questi enti è disponibile sul sito della Commissione per le adozioni internazionali (Cai). Si può comunque anche scegliere di mantenere aperta la porta della adozione nazionale (magari inviando la propria disponibilità anche agli altri tribunali d’Italia) che però dovrà essere “chiusa” con l’avanzare del procedimento internazionale.

Per quanto riguarda la scelta dell’ente a cui affidarsi, il consiglio è quello di visitarne più di uno, di controllare bene sui siti di riferimento le tabelle dei costi e le carte etiche e di “diffidare” di quegli enti che non siano disponibili a farvi confrontare con le famiglie che con loro hanno già portato a termine un percorso adottivo: sentire la voce di chi è stato sul campo è un elemento utilissimo.

Capitolo costi. L’adozione nazionale non ha costi, quella internazionale sì. E qui si apre un mondo. Il punto di partenza è che c’è una struttura che segue il vostro percorso dal punto di vista tecnico, legale e sociale. Ci sono dei professionisti che svolgono un lavoro, in Italia e all’estero, ed è quindi logico – e giusto – che vengano pagati. Detto questo, vanno però verificate bene tutte le voci di costo che vengono messe nel conto, confrontando queste voci fra i diversi enti. E si scoprirà così che qualcuno, a parità di servizio, si fa pagare più di altri. Già che ci siete, attraverso il sito della Cai, date anche un’occhiata allo storico delle adozioni effettuate dai vari enti. Facendo magari attenzione a chi prende incarichi su incarichi, ma poi non riesce a smaltirli.

Insomma, quanto costa adottare? Dipende: dal Paese estero che si sceglie e quindi dai costi procedurali che ne conseguono e dipende anche dai costi legati a spese di viaggio, vitto e alloggio. La buona notizia è che una parte di quei soldi possono essere recuperati – ad adozione terminata – attraverso la dichiarazione dei redditi. Da qualche anno in qua, inoltre, la Cai ha ripristinato il fondo adozioni attraverso il quale vengono rimborsate le famiglie. Di fatto, anche se a distanza di qualche anno, si riesce a riprendere una buona parte di quanto speso.

Individuato il Paese di destinazione, il vostro “dossier” sarà inviato all’autorità centrale che si occupa di adozione. Bisogna preparare i documenti: ogni Paese ne chiede di diversi, dai certificati medici di buona salute fino al casellario giudiziario, passando per le lettere di referenze o i dossier fotografici che vengono utilizzati dagli assistenti sociali del Paese estero per “preparare” vostro figlio all’incontro con voi. L’elenco potrebbe sembrarvi lungo, complicato, quasi insormontabile. Magari, cercate supporto contattando chi ci è già passato. Scoprirete, fra l’altro, che in molti uffici, sentendo parlare di adozione, faranno del tutto per aiutavi e venirvi incontro.

Altra cosa, la permanenza all’estero. Anche in questo caso, dipende dal Paese di destinazione, che segue ovviamente anche strade diverse per l’incontro la famiglia ed il bambino. In alcune zone dell’est Europa si prevedono ad esempio più viaggi ma più brevi.

Una necessaria postilla data la situazione che sta sconvolgendo Ucraina e Russia. Al momento sono 23 i minori abbinati e in attesa di completare il processo adottivo: la questione è seguita direttamente dalla Cai. Come chiesto a più voci e a più livelli istituzionali, forse è opportuno che al momento la situazione adozioni venga sospesa per evitare che l’assenza di regole apra a zone “grigie” che potrebbero andare contro il principale interesse dei minori.

Per il Sudamerica, invece, si richiede un unico viaggio che dura però almeno un mese, ma anche quaranta giorni. Altro consiglio: al netto delle difficoltà lavorative – ma ci sono sempre ferie, aspettative e maternità – il tempo all’estero con vostro figlio è benedetto. È il momento in cui si costruisce la relazione, un tempo unico, esclusivo e prezioso. Quindi, godetevelo. E ricordate che quella è la “casa” di vostro figlio, laddove affondano le sue radici. Magari, fate in modo che diventi anche un po’ casa vostra.

Tornati in Italia ci saranno da sistemare alcune questioni burocratiche: il codice fiscale e il pediatra, mentre il tribunale dei minori provvederà ad inviarvi a casa la sentenza emessa dal tribunale estero e riconosciuta anche nel nostro Paese. Sono questioni tecniche che variano un po’ a seconda del vostro comune di residenza e che magari possono sembrare complicate, ma in realtà basta solo un po’ di pazienza.  

In estrema sintesi, questo è quasi tutto. Può sembrare molto, troppo. Quanto dura il percorso adottivo? Non è sicuramente un tempo breve. E soprattutto sarà inevitabilmente segnato da momenti di slancio e da altri di fatica. Tutto quanto si “scioglierà” però di fronte a vostro figlio, a vostra figlia o ai vostri figli. Vi stavate proprio aspettando. Buon viaggio.

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