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Mercoledì, 17 Aprile 2024
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Leggende, spiriti e storie: a San Nicola di Monterivoso c’è un affresco da salvare

Gli importanti dipinti nella chiesa della frazione di Ferentillo. Lo storico Carlo Favetti: “Il luogo e la chiesa sono stati oggetto di molte leggende misteriose, data la collocazione, che hanno sempre suscitato interesse e curiosità”

Patrimonio storico e artistico da salvare. La chiesa diruta di San Nicola a Monterivoso di Ferentillo mostra dipinti di valore artistico emersi dagli strati di intonaco. Oggi, in occasione della santa Pasqua, si vuol proporre all’attenzione un particolare assai interessante inerente alla celebrazione. Senza dubbio, i luoghi dell'arte, della tradizione popolare e della fede purtroppo spesso rimangono nel limbo soprattutto nei piccoli centri, vuoi per dimenticanza o per negligenza ma così è se vi pare. La Valnerina, da sempre culla della fede, annovera anche chiese campestri sperdute tra i monti: alcune recuperate, altre attendono impazienti la mano benefattrice che le possa far rinascere. Attorno all’abbazia di San Pietro in Valle, fin dall’antichità, è stato un crescendo di luoghi di culto, alcuni dei quali sono oggi ormai in abbandono. Uno di questi esempi ce lo dà la chiesa di San Nicola di Casarioso presso la frazione di Monterivoso.

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“San Nicola è un piccolo ma singolare edificio oggi di proprietà privata - afferma lo storico locale Carlo Favetti - immerso tra gli ulivi, sul costone roccioso a mezza costa del monte Sant’Angelo, poco distante dall’abitato, sul poggio subito dopo la rocca altomedievale su un sentiero assai particolare. Innanzitutto, passando per questo luogo, sotto gli archi della parrocchiale del XV/XVII secolo e tra le stradine interne della rocca del XII secolo. Tra gli ulivi, si scorge l’edificio che fa capolino tra l’edera con il suo campaniletto a vela. Attorniata da centenari ulivi - continua Favetti – oggi, fortunatamente sgombra di tutto il materiale di deposito di magazzino, San Nicola mostra la sua originale architettura campestre, abbellita un tempo da affreschi. Probabilmente in origine è stata edificata su un piccolo eremo. La posizione isolata dal paese lo fa supporre. Si raggiungeva tramite una mulattiera non solo da Monterivoso ma anche da Precetto, costeggiando la rocca e la mola del Sacramento. Quindi, un punto isolato, ma anche strategico per coloro che solcavano questo sentiero a dorso di mulo. Si presenta con la sua facciata in pietra liscia, romanica, campaniletto a vela leggermente spostato su un lato. Il portale semplice con al centro della facciata una graziosa bifora. Il suo interno, a unica navata con archi e contrafforti, il tetto, eseguito in pianelle di cotto e travicelli è crollato: si possono scorgere ancora alcune panelle recanti singolari decorazioni e fregi. Sulla parete dell’unico altare è riprodotta, in pessime condizioni, una crocefissione con la Madonna addolorata un altro santo e l’arcangelo Michele, della fine del XVI secolo emerso da dopo la caduta dell’intonaco”.

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“L’affresco è un bell’esempio di pittura di scuola umbra comune a molte opere esistenti in vari luoghi del territorio. Il Cristo è al centro, su fondo blu cobalto, crocifisso, con lo sguardo a destra verso la madre. Bella l’espressione e i lineamenti del volto, a sinistra della croce San Paolo con la spada, mentre in alto due angeli in volo sorreggono la croce. Il dipinto probabilmente è sovrapposto a un precedente. Sulla parete laterale, verso valle, due dipinti raffiguranti graziose Madonne col bambino dei primi del quindicesimo secolo di scuola umbra. Ma c’è di più. La chiesa di San Nicola, è ricordata come dipendente dalla collegiata di Santa Maria di Matterella, anche se la pertinenza della cura apparteneva al priore di Monterivoso. Il luogo e la chiesa sono stati oggetto di molte leggende misteriose, data la collocazione, che hanno sempre suscitato interesse e curiosità. Qui si racconta da parte degli anziani locali che il luogo era infestato da spiriti e streghe e molte furono, in tempo passato, le bravate di ragazzi del luogo che, sfidando la paura, hanno partecipato a coraggiose incursioni notturne. Ma niente spiriti - conclude Favetti - niente fantasmi: solo tanta suggestione e paura. Qui, tra le tante vicende misteriose, la leggenda del chiodo infisso alla porta della chiesa, dove il mantello di un giovane rimase impigliato. Il giovane trattenuto sul chiodo su quella porta, scoprì cosa fosse la vera paura in una notte di luna piena”.

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